Alfons Mucha oltre il Liberty: 20 giganteschi quadri per celebrare l’Epopea Slava (parte 2)

Pensando ad Alfons Mucha e alle sue opere più importanti, anche a voi vengono in mente placide ragazze ornate di fiori e motivi squisitamente decorativi?

Scommetto di sì, e oggi riprendo la mia ultima impresa, ovvero il tentativo di raccontarvi qualcosa sui venti capolavori di questo artista che prendono il nome di Epopea slava.

Se vi siete persi la prima puntata, vi consiglio di darle un’occhiata cliccando qui, se invece siete curiosi di scoprire gli undici dipinti che ancora mancano all’appello, eccovi soddisfatti.

Epopea slava: quali sono i temi di questa seconda serie di opere?

Le prime tre opere che vediamo oggi (la 10, la 11 e la 12) raccontano tre episodi delle guerre Hussite, mentre le successive non si possono più raggruppare.

Ognuna di esse infatti descrive un momento ben preciso della storia moderna e contemporanea della Repubblica Ceca, come l’abolizione della servitù della gleba o la stampa della prima Bibbia tradotta in lingua slava. Infine, l’ultimo quadro dell’Epopea Slava è un trionfo celebrativo della loro etnia.

Dopo questa breve introduzione, passiamo alle opere vere e proprie.


10. Dopo la Battaglia di Grunwaldu

10 Alfons-Mucha

La solidarietà degli Slavi settentrionali: il XIV secolo è caratterizzato dalle incursioni dei Cavalieri Teutonici dalla Germania, che portano la Polonia a firmare un accordo a scopo difensivo con il re slavo, che si traduce in una prima vittoria nella Battaglia di Grunwaldu,  il cui esito è rappresentato in quest’opera.

10 Alfons Mucha part


11. Dopo la Battaglia di Vitkov

11 Alfons Mucha

Dio rappresenta la verità, non il potere: nel 1420, nelle prime fasi delle guerre hussite, un re tedesco occupa il castello di Praga; conseguentemente, un esercito di contadini seguaci di Hus giunge dalla Boemia meridionale per opporsi. La loro posizione sulla collina di Vitkov è sotto assedio fino all’arrivo di un gruppo di soldati cechi provenienti da Praga, guidato da un prete con un ostensorio. Questo quadro mostra il sacerdote predicante in un campo: il sole attraversa brilla sulla figura del condottiero dei Boemi, segno della grazia di Dio che assicura la vittoria militare.

11 Alfons Mucha part1


12. Petr Chelcicky a Vodnany

12 Alfons Mucha

Non si ripaga il male con il male: in quest’opera, compositivamente simile alla precedente, viene descritto un altro episodio delle guerre hussite, in una chiave pacifista. Vodnany è una cittadina ceca intrappolata nel fuoco incrociato tra gli hussiti e le forze germaniche. I suoi abitanti scelgono di fuggire da Petr Chelcicky, un filosofo contadino religioso. Una volta arrivati, esausti, si sdraiano e muoiono, consumati dal dolore, mentre le loro case bruciano in lontananza. Il filosofo Chelcicky si aggira tra loro, cercando di offrire il suo sostegno.


13. Il Re hussita Jiri di Podebrad

13 Il re hussita Jiri di Podebrad Alfons Mucha l'incoronazione dello zar serbo Stepan Dusan

I trattati devono essere rispettati: nel Quattrocento si assiste ad una sorta di braccio di ferro tra il papato di Roma e il governo ceco, che vuole consolidare la propria indipendenza. Questo quadro di Mucha rappresenta il momento in cui un cardinale romano, a Praga, chiede al re ceco di sottomettersi all’autorità cattolica. Il re sta per rispondere che su questa terra non accetta nessuno come giudice della sua coscienza, iniziando una nuova fase di libertà. Un particolare interessante è quello che vedere sotto, un libro chiuso che simboleggia la fine della supremazia romana.

13 Il re hussita Jiri di Podebrad Alfons Mucha l'incoronazione dello zar serbo Stepan Dusan dett


14. La difesa di Sziget contro i Turchi di Nicholas Zerinsky

14 Alfons mucha

Lo scudo della Cristianità: un evento piuttosto noto della storia moderna è l’avanzata dei Turchi nel 1566 lungo il Danubio, fermata nella città di Sziget da un esercito capitanato dal croato Nicholas Zrinsky, che muore durante questo pesante assedio.

Questa grande tela coglie il momento in cui la vedova di Zrinsky, capendo la situazione disperata, incendia un negozio di polvere da sparo. Questo evento distruggerà la città ma infliggerà grandi danni all’esercito turco.


15. La stampa della Bibbia di Kralice a Ivančice

15 Alfons Mucha

Dio ci ha donato il regalo del linguaggio: nel Cinquecento viene stampata prima a Ivančice e poi a Kralice (da cui prende il nome) la prima copia completa della Bibbia tradotta in lingua ceca, destinata a diventare un’icona dell’identità nazionale ceca.

Il quadro descrive uno dei momenti della stampa, con appassionati intorno al torchio e, in primo piano, uno studente che legge a un cieco.


16. Gli ultimi giorni di Jan Amos Komensky a Nardeen

16 Alfons Mucha Gli ultimi giorni di Jan Amos Komensky a Nardeen

Un barlume di speranza: dopo la sconfitta militare nel 1620, i cechi sono obbligati a tornare al cattolicesimo, con esilio degli oppositori.

Quest’opera ci racconta il destino degli esiliati ed in particolare di Jan Amos Komensky, un leader spirituale colto nel momento della sua morte, avvenuta su una sedia sulla riva del mare a Naarden (Olanda). La scelta dei colori, insieme alla desolazione del paesaggio, ci trasmette una grande senso di isolamento, non trovate anche voi?


17. Il sacro Monte Athos

17 Alfons Mucha

Riparando i più antichi tesori letterari ortodossi: il Monte Athos, qui rappresentato, è un luogo sacro per la chiesa ortodossa, legata agli Slavi grazie alle attività missionarie di Cirillo e Metodio. In una tela che si stacca dagli eventi meramente storici, qui possiamo vedere un gruppo di pellegrini russi ricevuti da un drappello di sommi sacerdoti in una luce che potremmo definire mistica, con tanto di presenza angeliche evocative.


18. Il giuramento di Omladina sotto il tiglio slavo

18 Alfons Mucha

Il risveglio slavo: Omladina è un’associazione patriottica giovanile fondata nel 1890 con una visione liberale e anticlericale, ostacolata fin dalla fondazione per il suo programma.

In questa scena possiamo vedere il giuramento patriottico dei membri di Omladina, sotto un albero su cui è seduta una dea, collegamento al mitico passato del popolo slavo.

Se vi interessano i particolari, vi invito ad osservare i due ragazzi seduti sul muretto (uno a sinistra e una destra), perché si tratta del ritratto dei figli (Jiri e Jaroslava) di Alfons Mucha.

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19. L’abolizione della servitù della gleba in Russia

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Il lavoro libero è la base di uno Stato: questo maestoso quadro rappresenta il momento della promulgazione dell’Editto di Emancipazione nel 1861, che sancisce l’abolizione della servitù della gleba in Russia.

La folla è sommessa e incerta sul suo futuro, mentre la cattedrale di San Basilio incombe minacciosa, come a simboleggiare il potere dei governanti.

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20. L’apoteosi degli Slavi

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Gli Slavi per l’umanità: quest’ultima opera è invece un trionfo visionario, non siete d’accordo con me?

Il proposito è quello di unire concettualmente e di riprendere l’intera serie, suddividendo la composizione a livello cromatico. In effetti, il blu (in basso sulla destra) simboleggia i mitici primi giorni, il rosso (in alto a sinistra) evoca le guerre hussite, il nero (in centro, sullo sfondo) riveste i nemici degli slavi, e infine il giallo al centro illumina coloro che hanno operato per portare pace, unità e libertà.

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Allora, vi è piaciuta l’incredibile serie dell’Epopea slava? Per concludere, ho scelto di usare le parole dello stesso Alfons Mucha, che secondo me racchiudono perfettamente lo spirito dell’opera:

Sono convinto che lo sviluppo di ogni nazione possa procedere con successo solo crescendo organicamente e formando continuamente le proprie radici, e che per la conservazione di questa continuità, la conoscenza del passato storico sia indispensabile.

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