I morti si raccontano: Lucinda Matlock nell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters

Qualche tempo fa ho ritirato fuori la mia copia dell’Antologia di Spoon river di Edgar Lee Masters – una raccolta di poesie in cui l’autore ha dato voce alle lapidi dei morti del cimitero di un paese immaginario, ricreandone le vite e i pensieri – ripromettendomi di pubblicare ogni tanto qualcuna delle mie preferite.

Oggi è il turno di una poesia che trovo molto bella, che ci dà il ritratto di una donna forte e allegra, che ha attraversato la vita a testa alta e con un sorriso.

Edgar Lee Masters – Lucinda Matlock

 

 

 

Andavo a ballare a Chandlerville
e giocavo alle carte a Winchester.
Una volta cambiammo compagni
ritornando in carrozza sotto la luna di giugno,
e così conobbi Davis.
Ci sposammo e vivemmo insieme settant’anni,
stando allegri, lavorando, allevando i dodici figli,
otto dei quali ci morirono
prima che avessi sessant’anni.
Filavo, tessevo, curavo la casa, vegliavo i malati,
coltivavo il giardino e, la festa,
andavo spesso per i campi dove cantano le allodole,
e lungo lo Spoon raccogliendo tante conchiglie,
e tanti fiori e tante erbe medicinali-
gridando alle colline boscose, cantando alle verdi vallate.
A novantasei anni avevo vissuto abbastanza, ecco tutto,
e passai ad un dolce riposo.
Cos’è questo che sento di dolori e stanchezza
e ira, scontento e speranze fallite?
Figli e figlie degeneri,
la Vita è troppo forte per voi-
ci vuole vita per amare la Vita.

 

traduzione di Fernanda Pivano

In poche righe abbiamo il ritratto di una donna felice e vitale, nonostante i colpi che la vita le ha inferto, come la perdita dei figli. Questi versi tratteggiano l’immagine di una persona affaccendata e contenta della sua esistenza, a cui rimane attaccata nonostante tutto (senza farlo apposta, se a qualcuno interessa questo stesso argomento è saltato fuori anche la scorsa settimana in questo post sull’amore per la vita anche quando è difficile).

A me piace soprattutto la parte finale, dove troviamo una critica alle lamentele facili, che sempre di più si sentono da tutte le parti, mentre ci sono persone che hanno avuto vite difficilissime eppure affrontano ogni giorno con ottimismo e forza d’animo. La conclusione  è concisa ma molto significativa: ci vuole forza d’animo anche per amare la vita, la forza di chi agisce e reagisce, invece di stare fermo a lamentarsi.

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