Il padiglione più bello (e famoso) mai progettato per un’Expo

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Barcellona, anno 1929. L’esposizione universale realizzata nell’area di Montjuic e di Piazza di Spagna si configura come un evento di grandissima portata e di richiamo internazionale. (Per i curiosi su Barcellona, ecco il link ad un bell’articolo per preparare un viaggetto: Barcellona oltre la Rambla: cinque cose da non dimenticare sulla capitale catalana)

Ma, a livello di architettura, riuscite ad immaginare quale stile fosse predominante? Nonostante le classiche promesse di modernità a innovazione legate ad eventi del genere, quello che domina nella scelta dei catalani che allestiscono un’intera porzione di città e in molti degli stati europei che partecipano è un eclettismo piuttosto kitsch, decisamente sorpassato per i tempi che corrono e volto ad attirare l’attenzione delle masse.

A cosa mi riferisco? Ecco qualche esempio per chiarire le idee. Per prima cosa, la fotografia qui sotto rappresenta il fulcro dell’esposizione, un enorme palazzo ora sede del più grande museo di Barcellona. Sobrio direi, non siete d’accordo?

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Piazza di Spagna e la sistemazione urbanistica progettata in occasione dell’Expo del ’29.

Ed ecco poi qualche esempio di padiglioni, come Italia (in equilibrio tra l’Art Déco e il regime fascista), Danimarca, Belgio, Ungheria e Spagna (appena dietro il museo sopra fotografato).

 

Ecco, sembra difficile da credere ma proprio in questa fiera di stravaganze architettoniche, appena girato l’angolo, si trova un padiglione destinato a cambiare la storia dell’architettura contemporanea in Europa e non soltanto, data l’influenza anche negli Stati Uniti.


Il padiglione della Germania di Mies Van Der Rohe

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La Germania chiede a uno dei suoi architetti più influenti di rappresentarla, così Ludwig Mies Van Der Rohe progetta un padiglione che sembra precedere un un secolo i suoi vicini. Dobbiamo tenere conto che siamo ancora in un periodo relativamente dorato del Bauhaus, anche se poco prima della fine, così questa costruzione diventa il manifesto del Movimento Moderno. (sul Bauhaus, ecco un altro articolo che forse vi interesserà: Geometria, semplicità e purezza: i pilastri di una nuova modernità)

Lo schema semplice e geometrico della pianta è il frutto della nuova libertà che si raggiunge con le strutture in acciaio: niente più muri portanti, soltanto una maglia di pilastri indipendenti dai tramezzi.

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Oltre all’equilibrio in pianta, quello che è straordinaria è la composizione geometrica, figlia degli studi sull’astrattismo e sul neoclassicismo, per non parlare della ricercatezza dei materiali (vetro, acciaio cromato e lastre di pietra naturale) e della raffinatezza del design degli oggetti al suo interno. In effetti sono state progettate proprio per questa occasione le intramontabili poltrone Barcellona, sempre frutto del genio di Mies Van Der Rohe.


Noia o perfezione?

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Sicuramente bisogna ammettere che una tale compostezza (direi molto tedesca) stupisce molto nel contesto di una esposizione universale, che rimane poi sempre una colossale fiera.

Questo approccio sobrio e lineare senza la possibilità di scendere a compromessi è però tipico di Mies Van Der Rohe, che da questo momento in poi è destinato a realizzare i suoi migliori capolavori. Io vi dirò che lo apprezzo moltissimo, eppure dopo la Seconda Guerra Mondiale il suo celeberrimo motto “Less is more” (meno è più) stufa a tal punto da essere storpiato in “Less is a bore” (meno è una noia).

Detto questo, il mio amore per il Movimento Moderno rimane immutato (anche se cerco di incentivare il pensiero critico).


Un contenitore che divora il contenuto

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Ultima osservazione: cosa avranno mai potuto esporre qui dentro i Tedeschi, senza che risultasse incredibilmente secondario?

Forse la risposta a questo dilemma è che la Germania non voleva mostrare i suoi prodotti tipici o la sua cultura tradizionale, ma piuttosto il livello di avanzamento culturale e tecnologico che la rendeva probabilmente il Paese più vivace del mondo.

Purtroppo questo primato è destinato a durare poco, dato che i Nazisti incombono e nel giro di pochi anni riescono ad annientare tutto ciò che di bello possiede e incarna questa nazione.

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Detto questo, siamo arrivati alla fine della storia di oggi, vi aspetto prossimamente per raccontarvi di altre due costruzioni destinare a cambiare la storia dell’architettura contemporanea. Spero di non annoiare nessuno! 😉

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20 thoughts on “Il padiglione più bello (e famoso) mai progettato per un’Expo

  1. babajaga 26 gennaio 2016 / 8:12

    Ammirevole esempio avanguardista per quei tempi e senza dubbio rimane un’attualissima ambientazione.Certo l’expo un tempo aveva un senso ben diverso,era meno commerciale e più propositiva in nuove tecnologie e innovazioni che avevano un’impatto ben diverso sul pubblico.
    E credo che anche il pubblico fosse diverso…
    Buona giornata

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    • La linea d'ombra 28 gennaio 2016 / 14:04

      Sono completamente d’accordo con te, l’idea di Expo era molto diversa ma in un certo senso il gusto Kitsch per i padiglioni non passa mai!
      Ti ringrazio molto per il tuo commento… 🙂

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  2. ysingrinus 26 gennaio 2016 / 8:26

    Avevi già parlato di questo padiglione in un articolo sull’Expò. Il padiglione italiano in foto sembra un cimitero.

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  3. Orazio Grimaldi 7 dicembre 2016 / 0:56

    Continua a valere, per me, ” less is more”…

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