Budapest: i mille volti di una città incantata

La sinagoga, il Bastione dei pescatori, il riunì pub Szimpla, la città vista dal Danubio.
La sinagoga, il Bastione dei pescatori, il riunì pub Szimpla, la città vista dal Danubio.
A voi cosa viene in mente se pensate a Budapest?

Alla sinagoga più grande d’Europa, allo Sziget, al Danubio onnipresente oppure ai parchi verdissimi? Alla prima metropolitana dell’Europa continentale, alle innumerevoli terme o ai palazzi in stile Secessione Viennese?

Io sono tornata a casa stanotte e ho ancora gli occhi pieni di immagini diversissime tra loro. Non c’è niente da fare: per me questa è e rimane la città dei mille volti, l’insieme dei mondi che gravitano in uno stesso universo, fondendosi e convivendo un’armonia decadente e allo stesso tempo tutto sommato serena.

So che detta così sembra la descrizione del paese dei balocchi, ma non vorrei far cadere nessuno in questo errore, perché per prima cosa ciò che accomuna tutti i punti della capitale è la sofferenza che è stata protagonista per troppi anni. In quasi tutti gli angoli trapela quella sensazione di tristezza endemica che si vuole sconfiggere, un’atmosfera unica che, da quella che è la mia esperienza, accomuna molte delle città dell’Europa centro-orientale. 

Dopotutto, sono Paesi più che giustificati, visto che al termine della Seconda Guerra Mondiale si sono trovati a cadere dalla padella nella brace, che in questo caso assume le sembianze dell’Unione Sovietica, la quale in pratica non ha fatto altro che aggravare le condizioni di povertà, seminare un nuovo terrore e frenare qualunque intenzione di ripresa. Basti pensare che esistono persone in queste nazioni che, dopo essere state deportate nei campi di concentramento, pochi anni dopo hanno rivissuto la stessa esperienza nei gulag in Siberia.

Eppure, da quello che ho visto, tutto questo dolore non ha piegato né atrofizzato gli abitanti di Budapest (così come di molte altre città da quelle parti), ma al contrario credo proprio che abbia dato loro una nuova e grande energia, alimentata dalla volontà di venirne fuori, di riemergere dal passato che ancora oggi condiziona tanto il territorio.

Così, palazzi non ancora restaurati dal 1945 (o dal 1956, scegliete voi la dittatura che preferite), se ne stanno malinconici su strade pulitissime e meravigliose, come per dire che è solo una questione di tempo, che questa città si riprenderà pezzo per pezzo tutto ciò che le è stato strappato, con tanto di interessi. E gli interessi siamo noi che ci innamoriamo del suo fascino decadente ma non decaduto (si direbbe il contrario dell’Italia, non credete?) e della sua tristezza allegra, che ci torneremo e che la consiglieremo ai nostri amici perché sappiamo che saranno coccolati così come lo siamo stati noi.

Io stessa ci sono stata tre volte in sei anni, innamorata delle sue sfaccettature. Adoro l’architettura liberty, le vie vivaci e monumentali, il quartiere ebraico, i pub negli edifici in rovina dai tempi della guerra, il Parlamento, i negozi di vecchi libri, il gulasch e l’acqua termale. Amo le mostre che ho visto nel Museo di Belle Arti, il clima mitteleuropeo che si respira e la valorizzazione che sta prendendo pieno negli ultimi anni.


Vi racconterò di più, lo prometto. Vi dirò quello che per me è imperdibile e su cosa mi soffermerei se fossi in voi, ma per questa sera mi accontento di un’introduzione, sperando di alimentare un po’ di curiosità. (In più sono nella vasca bagno e l’acqua sta diventando fredda, quindi mi tocca salutarvi!)

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