Hokusai e la grande onda di Kanagawa: storia di un capolavoro

Hokusai, La grande onda di Kanagawa, 1830-31 Hokusai, La grande onda di Kanagawa, 1830-31

Esistono opere d’arte destinare a diventare delle icone, dei simboli di un periodo storico, di un contesto geografico oppure di una tecnica pittorica. Senza dubbio, La grande onda di Kanagawa disegnata dal giapponese Hokusai è sicuramente tra queste: stiamo infatti parlando di un’incisione su legno (xilografia) famosa in tutto il mondo, che nei suoi quasi duecento anni di vita ha ispirato moltissimi imitatori e successori.

Se però dovessimo descrivere quest’opera e cercare le ragioni della sua notorietà, da dove dovremmo partire? In questo post cerco di rispondere a queste difficili domande; parto un po’ da lontano ma vi chiedo di resistere 😉

Il Giappone ai tempi di Hokusai

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Kitagawa Utamaro, Beltà cinesi a un banchetto, 1788-1790

Per poter capire la magia delle storie raccontate attraverso le stampe giapponesi in generale (e La grande onda in particolare), non possiamo trascurare il delicato momento storico in cui si assiste alla loro massima diffusione.

Gli incontrastati maestri di questa tecnica sono Katsushika Hokusai (1760-1849) e Utagawa Hiroshige (1797-1858), esponenti del momento in cui la stampa supera il ruolo di illustrazione a corredo di qualcos’altro  (testi, inviti, regali) e assume finalmente una sua valenza autonoma, purtroppo destinata a durare poco.

Gli anni d’oro dell’ukiyo-e sono infatti gli ultimi decenni del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, periodo storico in cui il Giappone si trova a combattere con l’isolamento l’invasione culturale ed economica dell’Occidente. Effettivamente le xilografie ci raccontano di un mondo decisamente diverso dall’Europa degli stessi anni: qui non è ancora avvenuta la rivoluzione industriale e gli usi e costumi sono ancora fortemente tradizionali.

La fine dell’isolamento è datata 1853, quando il Giappone è costretto a firmare i primi trattati di amicizia e di commercio prima con gli Americani e poi con gli Europei. Da qui questo impero con radici profondissime decide di mettersi al passo con le potenze occidentali, così forti da poterlo minacciare, e avvia un periodo di serrata innovazione industriale, economica e culturale.

La contaminazione ha inizio e forme tradizionali come la stampa si perdono gradualmente nel processo di modernizzazione.

Ukiyo-e: cosa si intende per stampe giapponesi?

Guardando La grande onda di Kanagawa di Hokusai, vi siete mai chiesti esattamente come sia stata realizzata e perché? Se la risposta è sì, vi invito a leggere il prossimo paragrafo.

La tecnica

Per quanto sia forse difficile da credere, le delicate sfumature che contraddistinguono le ukiyo-e non sono eseguite con pennellate, anche perché in questo caso sarebbe molto difficile ottenere decine di copie simili se non praticamente identiche. Si tratta invece di una lavorazione su più tavole di legno di ciliegio incise, una per ogni colore da inserire nell’opera (si arrivava in certi casi fino a 10/15 tonalità!).

In pratica l’artista, Hokusai nel nostro caso, realizzava su carta un disegno preliminare e lo dava alla bottega dell’incisore, il quale lo incollava sulla prima tavola da utilizzare. Scavando per creare i vuoti otteneva una sorta di timbro, con il disegno iniziale in rilievo, che veniva inchiostrato e stampato su alcune copie. Questi fogli tornavano nelle mani dell’artista che a questo punto decideva i colori da inserire e ne riproduceva uno su ognuna della copie in bianco e nero.

Prendiamo ad esempio La grande onda di Kanagawa per capire i colori che la compongono: lo schema sottostante mostra il successivo inserimento dei colori. Una tavola è dedicata al giallo delle barche, altre tre sono riservate ai tre punti di blu e azzurro che rendono viva l’acqua e infine una tavola con un giallo rosato colora il cielo.

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Una volta scelti i colori i disegni tornavano dall’incisore che li incollava separatamente su ogni tavola. A questo punto si procedeva come per quella del nero, realizzando una sorta di timbro per ogni tinta.

Infine, la stampa prevedeva che un foglio di carta di riso fosse appoggiato e premuto successivamente su tutte le tavole che componevano l’opera. Sembra complesso, non è vero? Tenete però conto che gli incisori erano così bravi e veloci da arrivare a una tiratura di duecento copie stampate al giorno!

I temi

Infine, per inquadrare il capolavoro di Hokusai dobbiamo sapere che La grande onda è solo la più famosa di una serie che ha realizzato a tema Monte Fuji.

Spesso infatti le stampe giapponesi sono raggruppate per argomenti e il loro numero permette di trovare e seguire un filo conduttore, come se si trattasse di un sottile racconto. Ne esistono molte, a partire dalla celebrazione di opere letterarie giapponesi fino alla descrizione delle stazioni di posta che costellavano il Tokaido, la celebre strada che collegava Kyoto a Tokyo.

Una delle più famose serie è sicuramente quella delle Trentasei vedute del Monte Fuji, realizzata da Hokusai tra il 1826 e il 1833, a cui appartiene anche La grande onda. Si tratta di una raccolta fantastica che permette di vedere paesaggi stupendi ma anche stralci di vita quotidiana, come scene di pescatori o carpentieri al lavoro, come potete vedere in alcuni esempi qui di seguito.

 

La grande onda di Hokusai: analisi, significato e fortuna

Hokusai, La grande onda di Kanagawa, 1830-31
Hokusai, La grande onda di Kanagawa, 1830-31

Finalmente arriviamo a parlare della celeberrima grande onda, così famosa da meritarsi anche una emoji: 🌊 (che però probabilmente non si vedrà correttamente su tutti i dispositivi, portate pazienza).

Ora che sappiamo con che tecnica è stata realizzata, in che periodo storico e in quale ambito, possiamo scendere nei dettagli analizzandola a partire dal soggetto.

Dobbiamo infatti tenere conto del fatto che Hokusai ha dedicato nell’arco di trent’anni più opere alle onde, come potete vedere coi vostri occhi in due esempi che ho selezionato e che trovate di seguito.

Guardate così, non sembrano anche a voi due versioni di bozza? Nel caso di sinistra, la composizione generale è la stessa della grande onda, anche se i flutti non possiedono la stessa forza e mancano le barche a conferire drammaticità e intensità all’insieme. Nel caso di destra, invece, è presente il rapporto tra l’uomo e la natura, ma l’onda manca completamente di vivacità.

Insomma, facendo un confronto ci rendiamo subito conto del salto compiuto da Hokusai nella resa della grande onda di Kanagawa, una forte manifestazione della natura che mette in pericolo le fragili barchette dei pescatori. Il Monte Fuji sullo sfondo è disegnato utilizzando la prospettiva, come a sottolineare la presenza di suggestioni europee.

Infine, è stata proprio l’apertura verso l’Europa che ne ha sancito la fama imperitura. Il soggetto della grande onda è originale nel contesto delle ukiyo-e e soprattutto potente, tanto da farsi distinguere sin dal principio in quel periodo storico in cui l’Oriente va di moda e gli intellettuali, i borghesi e gli artisti occidentali si dilettano nel collezionismo delle stampe giapponesi, di cui il capolavoro di Hokusai diventa presto l’emblema.

Tra gli amatori di queste stampe esotiche possiamo contare anche figure importanti come gli Impressionisti e Vincent Van Gogh, che ne hanno tratto ispirazione nello sviluppo della loro ricerca artistica.

Così, dall’Ottocento ad oggi questa stampa rimane sulla cresta dell’onda, come potremmo dire facendo un po’ di umorismo, rimanendo una delle opere d’arte più famose al mondo.

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