Venezia nelle opere di William Turner: acquerelli e dipinti ad olio

Joseph Mallord William Turner, Venezia, il ponte dei sospiri, 1840

Esistono città dotate di un’anima profonda e unica, un’anima che in certi casi i grandi artisti riescono a cogliere a ad esaltare, trasformando le loro opere in capolavori assoluti e senza tempo.

Credo proprio che questo sia il caso di Joseph Mallord William Turner, grande esponente del Romanticismo inglese, e di Venezia, uno degli emblemi delle meraviglie che l’Italia racchiude e che nei secoli passati la rendevano una sorta di meta di pellegrinaggio, o di Gran Tour se preferite, per gli aspiranti pittori di tutta Europa e degli Stati Uniti.

In linea con il suo tempo, Turner compie infatti due viaggi nel Bel Paese, uno nel 1819 e uno tra il 1828 e il 1829, ed entrambi si rivelano una grande fonte di ispirazione che si concentra nei suoi quaderni di viaggio, riempiti di rapidi schizzi e acquerelli volti a fissare un istante, che se vi interessa potere trovare qui: Turner e l’Italia: le nostre città nei suoi disegni.

Una volta tornato in patria, alcuni di questi disegni si trasformano in dipinti ad olio impeccabili e ricchi di dettagli e di fascino, che incarnano perfettamente la sua idea suggestiva della nostra bella Italia. Ma veniamo a noi, e dedichiamoci a Venezia. Per sapere qualcosa in più sulla vita di Turner, in fondo al post trovate una sua breve biografia.

Venezia nelle opere di William Turner

Venice: San Giorgio Maggiore at Sunset, from the Hotel Europa 1840 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
Joseph Mallord William Turner, Venezia, San Giorgio Maggiore al tramonto, dall’Hotel Europa, 1840

Quella di Turner è una Venezia trasparente, luminosa e ricca di colore. Credo che ci sia qualcosa di magico nelle sue opere e nel modo in cui l’orizzonte si fonde con il cielo in un’impercettibile susseguirsi di sfumature delicate, frammentate da vigorose pennellate.

Senza spendere altre parole, scendiamo nel dettaglio degli acquerelli e dei dipinti ad olio.

Gli acquerelli dedicati a Venezia

Turner è un grande artista ed un riconosciuto innovatore, che nella prima metà dell’Ottocento ci dimostra che negli acquerelli si può essere liberi, si può lasciare che il pennello corra sul foglio interpretando le macchie di colore senza pretendere di controllare tutto. 

Se paragonato con gli oli impeccabili che produce negli stessi anni (e che vedremo dopo), ci rendiamo conto che esiste un abisso tra l’artista di corte, membro della prestigiosa Royal Academy of Arts, e il viaggiatore instancabile, l’uomo che non si accontenta mai di ciò che vede e insegue il mito romantico di solitario titano che si scontra contro i segreti della natura, riuscendo in molti casi ad uscirne vincitore.

Quello che impressiona infatti è la grande semplicità e spontaneità di questi schizzi, caratteristica a cui noi siamo abituati ma che nel XIX secolo era davvero poco usuale, utilizzata in questi casi in viaggio, per produrre schizzi rapidi che hanno lo scopo di cogliere un’impressione, di fissare un’immagine e ancora di più un’atmosfera da tradurre in un quadro una volta di ritorno a Londra.


I dipinti dedicati a Venezia

Dopo gli acquerelli, è interessante vedere la loro trasformazione in dipinti, opere che, come abbiamo dette, sono caratterizzate da una maggiore attenzione ai dettagli.

Quella che secondo me rimane sempre inalterata è la luce che caratterizza i quadri, la grande protagonista che non manca mai.

In conclusione, credo che saremo tutti d’accordo nel dire che queste opere di William Turner costituiscano dei grandi capolavori e non soltanto, dal momento che ci troviamo di fronte alla sua visione della magica città di Venezia.

Se qualcuno di voi fosse interessato a scoprire come altri grandi artisti come Monet, Kandinsky e molti altri hanno celebrato la Serenissima, ecco il link ad un post che fa per voi: Ritratti di Venezia: i quadri dei grandi artisti che hanno celebrato la Serenissima.


Chi era Joseph Mallord William Turner (1775-1851)?

Turner è una figura solitaria ed eccentrica e allo stesso tempo un artista dall’indubbia fama, un instancabile sperimentatore che non sazia mai la sua sete di conoscenza. Cercando di andare con ordine, per prima cosa cercherò di sintetizzare qualche cenno biografico.

Nasce a Londra nel 1775 e viene cresciuto principalmente dal padre, con cui sviluppa un legame che si mantiene saldo negli anni. A quattordici anni viene ammesso alla Royal Academy School, dove studia prospettiva e pittura, cimentandosi specialmente in soggetti architettonici e topografici. (Che dire, è proprio vero che la natura di un individuo in certi casi si manifesta ben presto)

A partire dall’anno successivo inizia a girare le campagne inglesi alla ricerca di spunti per dipinti dal vero, un viaggio destinato ad essere reiterato negli anni. La sua abilità pittorica nel frattempo non passa inosservata: la sua produzione è abbondante e dà grandi risultati, sempre accompagnata da nuovi viaggi in Gran Bretagna e poi nel continente. Nel 1811 inizia a tenere conferenze alla Royal Academy con il titolo di professore di prospettiva, mentre nel 1819 compie finalmente un lungo viaggio in Italia, Paese che, inutile dirlo, lo fa innamorare. Questo suo interesse si riflette nelle numerose opere che dedica a Roma, alle archeologie di del sud Italia e a Venezia, per esempio.

Con il tempo il suo carattere peggiora, tanto che nel 1846 si trasferisce in anonimato a Chelsea, dove rimane fino alla morte nel 1851.

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