Ritratti di Venezia: i quadri dei grandi artisti che hanno celebrato la Serenissima

Se penso a Venezia, l’immagine che mi viene in mente è quella di una bellissima città invisibile, sospesa per magia sulla laguna, in una commistione unica tra acqua e pietra. Allo stesso tempo, mi rendo conto di come forse oggi risulti difficile cogliere la sottile atmosfera che immagino osservandola da turisti, perduti nella folla e imbottigliati tra i negozietti di souvenir.

Credo che questo sia il destino di molte delle più belle e note città, ma con Venezia abbiamo una fortuna in più: esistono numerosi grandi artisti che hanno cercato di riprodurre il suo fascino ed il suo mistero, quindi cosa aspettiamo? Facciamoci guidare da loro senza ulteriore indugio, alla scoperta della bellezza segreta e intima che non sempre si riesce a scorgere dal vivo!

Canaletto

Canaletto, 1697-1768; The Doge's Palace and Riva degli Schiavoni, Venice
Canaletto, Palazzo Ducale e la Riva degli Schiavoni, Venezia.

Non potevo che cominciare da Giovanni Antonio Canal, il vedutista che non finisce mai di incantarci nella celebrazione dei fasti della Serenissima. Scegliere alcune opere da riproporre in questo articolo è difficilissimo, perché questo artista riproduce la sua città in molteplici maniere, tutte degne di nota.

Adoro le geometrie monumentali delle sue cupole e la luce che individua sempre un confine netto tra sole e ombra, bellissimo e perfetto.

 


Joseph Mallord William Turner

Joseph_Mallord_William_Turner_Braccio superiore del Canal Grande con San Simeone Piccolo
Joseph Mallord William Turner, Braccio superiore del Canal Grande con San Simeone Piccolo.

Quella di Turner è una Venezia trasparente. Come ormai saprete io amo questo artista ed i suoi acquerelli veneziani (ne ho parlato qui, se siete curiosi: Un atto d’amore per Joseph Mallord William Turner), ma qui ho voluto proporre anche qualche stupenda e dettagliata tela ad olio.

Credo che ci sia qualcosa di magico nelle sue opere e nel modo in cui l’orizzonte si fonde con il cielo in un’impercettibile susseguirsi di sfumature delicate, frammentate da vigorose pennellate.

 


Claude Monet

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Claude Monet, la chiesa di San Giorgio Maggiore al tramonto.

Anche gli impressionisti non riescono a resistere al fascino della luminosa Venezia, costituita per loro da luce e riflessi.

Claude Monet la visita e la celebra nel 1908 con una serie di opere che trovo molto interessanti e significative, dominate da una attenta scelta di colori armoniosi eppure vivaci, accostati a creare suggestivi effetti di ombra e di acqua.

 


Pierre Auguste Renoir

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Pierre Auguste Renoir, Palazzo Ducale a Venezia.

Ed ecco ora un altro impressionista affascinato da Venezia: Pierre Auguste Renoir la ritrae più volte, utilizzando le tinte che più gli sono congegnali ed il suo modo di dipingere che dà al lettore l’impressione di smarrirsi in un ricordo.

 


Paul Signac

 

Persino per il puntinista Paul Signac Venezia è una fonte di ispirazione e diventa protagonista di due quadri dominati dalla presenza delle laguna e dalle luci dell’alba e del tramonto.


John Singer Sargent

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John Singer Sargent, Lasciando la chiesa, Campo San Canciano.

Ed ecco ora l’interessante testimonianza di un americano, John Singer Sargent (per saperne di più ecco la pagina di wikipedia dedicata a lui), artista cresciuto nelle più belle città europee e sin dall’infanzia affascinato dalla bella Venezia.

Quello che apprezzo delle sue opere è il modo che ha di ritrarre anche gli angoli meno monumentali della Serenissima, in cui traspare quella che era la quotidianità, raramente raccontata da altri artisti.

 


Umberto Boccioni

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Umberto Boccioni, il Canal Grande a Venezia

Anche un giovane Umberto Boccioni, prima dell’esplosione del futurismo, ci descrive il Canal Grande a Venezia con una tela che personalmente trovo poco convenzionale e interessante nella sua composizione,


Vassily Kandinsky

 

Dovrebbero esistere quattro opere dedicate a Venezia e realizzate da Vassily Kandinsky in occasione di un suo soggiorno in questa città, ma purtroppo sono riuscita a trovarne soltanto due.

Vorrà dire che ci accontenteremo, anche perché devo dire che sono bastate ad incuriosirmi. Avete notato che belli sono i riflessi disegnati dal futuro maestro dell’astrattismo?


Oskar Kokoschka

 

 

Devo ammettere che Kokoschka non riesce a convincermi quasi mai: lo trovo spesso confusionario e più concentrato sul risultato che sul gesto creativo, però ho pensato che potesse essere un finale un po’ inaspettato. Che ve ne pare? Non si può certo dire che la sua sia una vista banale della Serenissima, vi conquista o vi lascia sbigottiti?


In conclusione, vi è piaciuta questa piccola galleria? Chi sono i vostri preferiti? Vi viene in mente qualcuno che posso avere dimenticato?

SalvaSalva

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Un atto d’amore per Joseph Mallord William Turner

J. M. W. Turner, Arrivo a Venezia.
J. M. W. Turner, Arrivo a Venezia.

Sinceramente mi interessa davvero poco che il recentissimo film su Turner abbia reso il ritratto di un uomo rude, sociopatico, grezzo e davvero poco in sintonia con le opere che realizza, perché tanto per me quello che conta infinitamente più che ogni altro pettegolezzo o ricostruzione è la mano incantata. E siccome da sole le mani non possono produrre niente, i suoi quadri sono la dimostrazione che dietro alla facciata c’è soprattutto un grande cuore, insieme ad una mente geniale. Ho apprezzato il film per le ambientazioni che ricrea e per l’attenzione che dà alle opere, ma non credo che sia sufficiente uno spaccato del genere, che non indaga sulle cause o sulle radici di determinate condizioni, a fornire la visione completa di un uomo. Come dico sempre, per me sono il percorso di vita insieme alla ricerca personale gli indici per misurare il valore di un artista e, prima ancora, di un individuo.

Eppure oggi non sto scrivendo per recensire il film, e nemmeno per difendere il mio beniamino, ma per pubblicare quelli che per me sono stata una immensa fonte di ispirazione qualche anno fa, ovvero i meravigliosi e affascinantissimi acquerelli di Venezia.

J. M. W. T., Venice, moonrise.
J. M. W. Turner, Venice, moonrise.
J. M. W. T., Venice, storm.
J. M. W. Turner, Venice, storm.
J. M. W. T., Venice looking east from the Giudecca sunrise.
J. M. W. Turner, Venice looking east from the Giudecca sunrise.
J. M. W. T., Venice at the mouth of the grand canal.
J. M. W. Turner, Venice at the mouth of the grand canal.
J. M. W. T., Venezia, San Giorgio Maggiore.
J. M. W. Turner, Venezia, San Giorgio Maggiore.

Immaginate una sedicenne che si aggira per una Feltrinelli un pomeriggio dopo la scuola e che si ferma a guardare i libri in offerta. Ecco, quella ero io e la mia scelta, un po’ per caso e un po’ per desiderio, è caduta proprio su “Venezia. Acquerelli di Turner”, volumino snello che è ancora custodito gelosamente vicino al mio letto. Che sorpresa incredibile, avevo scovato una modernità che mai avrei immaginato.

Turner in effetti dimostra che negli acquerelli si può essere liberi, si può lasciare che il pennello corra sul foglio interpretando le macchie di colore senza pretendere di controllare tutto. Se paragonato con gli oli impeccabili che produce negli stessi anni, ci rendiamo conto che esiste un abisso tra l’artista di corte, membro della prestigiosa Royal Academy of Arts, e il viaggiatore instancabile, l’uomo che non si accontenta mai di ciò che vede e insegue il mito romantico di solitario titano che si scontra contro i segreti della natura, riuscendo in molti casi ad uscirne vincitore.

Quello che impressiona infatti è la grande semplicità e spontaneità di questi schizzi, caratteristica a cui noi siamo abituati ma che nella prima metà dell’Ottocento era davvero poco usuale, utilizzata in questi casi in viaggio, per produrre schizzi rapidi che hanno lo scopo di cogliere un’impressione, di fissare un’immagine e ancora di più un’atmosfera da tradurre in un quadro una volta di ritorno a Londra.

Copiarli e ricopiarli al liceo tutte le mattine mi ha avvicinato in maniera inaspettata al mondo dell’arte e della bellezza, perché la complessità di questi lavori all’apparenza così semplici si coglie proprio nel momento in cui si entra nel vivo, quando si cerca di riprodurre quelle che sembrano due pennellate, o una normalissima sfumatura.

Per concludere, posso dire che quello per Joseph Mallord William Turner è stato un amore destinato a durare, visto che la stessa sedicenne di cui ho parlato circa cinque anni dopo, in un mercatino dell’usato di Stoccolma, ancora non è riuscita a resistere all’ennesimo libro su questo artista, questa volta sugli schizzi dei quaderni di viaggio, per la seduzione del tratto di questo incredibile maestro.

J. M. W. Turner, Venezia: San Giorgio maggiore.
J. M. W. Turner, Venezia: San Giorgio maggiore.