Autoritratti d’autore: come si dipingono i grandi artisti?

Cosa spinge un artista ad intraprendere un’impresa complessa e insidiosa come quella di riprodurre sé stesso?

Se ritrarre gli altri è una faccenda che può avere diverse cause, come, prima tra tutte, l’incarico di un committente oppure l’allenamento o l’interesse nell’anatomia e nello studio degli altri, cercare di riprodurre il proprio viso è tutta un’altra cosa. È un gioco difficile che chi si diletta nel disegno sicuramente avrà ben presente: entrano in gioco componenti psicologiche e soggettive, unite ad una dose di istrionismo o alla volontà, talvolta disperata, di non essere dimenticati.

L’autoritratto è un tema che trovo a dir poco affascinante e che si dipana nei secoli, risentendo sempre del periodo storico in cui viene eseguito, ma mantenendo spesso una certa autonomia nei confronti dei movimenti artistici circostanti.

Molti grandi artisti sono famosi per i loro autoritratti, come Van Gogh, Rembrandt, Picasso o Frida Kahlo, per fare degli esempi, ma è importante notare come questo genere sia comparso praticamente soltanto a partire dal Rinascimento, tranne poche eccezioni.

 

Perché nasce l’autoritratto?

In primo luogo, si può individuare una ragione meramente tecnica dietro la diffusione di questo genere artistico: la maggiore diffusione degli specchi, che oggi ci sembrano un accessorio banale, ma che certamente qualche secolo fa non erano così semplici da reperire.

Effettivamente, nel Rinascimento si trovano più facilmente gli specchi convessi (che restituiscono un’immagine distorta da cui è difficile ottenere una corretta percezione della propria immagine), ed è solo a partire dal 1516 che a Murano iniziano ad essere prodotti specchi che si avvicinano a quelli contemporanei.

Il secondo aspetto è certamente quello culturale: è grazie all’Umanesimo che la persona riprende a considerarsi al centro del sapere, con un conseguente aumento dell’interesse da parte degli artisti nei confronti del volto umano e dell’anatomia, riprodotti via via con maggiore frequenza e maggiore realismo.

Infine, è fondamentale la diversa considerazione della figura dell’artista, che da artigiano diventa intellettuale. Se ci pensate, il Medioevo è costellato di pittori, scultori e architetti grandissimi e allo stesso tempo pressoché ignoti, per la ragione che si consideravano meri esecutori, seppure abili, di una volontà superiore. Nel Rinascimento invece il clima di vivacità culturale che si respira in molte delle corti italiane ed europee contagia anche gli artisti, che vengono riconosciuti per le loro capacità creative e culturali.

A questo punto, è facile immaginare come a figure socialmente rilevanti e rispettate possa venire il desiderio di imprimere sulla carta o sulla tela il loro volto, segno imperituro della loro esistenza.

I grandi autoritratti nella storia dell’arte

Dal Rinascimento in avanti, sono molti gli autoritratti che costellano la storia dell’arte, così ho deciso di scegliere questo genere come filo conduttore per una serie di articoli che vi accompagneranno (spero) nei prossimi mesi di questo 2018 nuovo di zecca.

Vi interessano questi “autoritratti d’autore”? Spero proprio di avervi incuriosito e vi aspetto prossimamente per le prossime puntate 😉

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