La Torre di Babele di Bruegel il Vecchio: quando paesaggio e architettura compongono un capolavoro

Esistono delle particolari opere d’arte che hanno il potere di teletrasportare l’osservatore in un altro mondo, di trasformarlo in un minuto personaggio libero di perdersi nella tela e di vederla, pezzettino per pezzettino, senza mai esserne sazio. Capita mai anche a voi di avere quest’impressione?

Ecco, io credo che la Torre di Babele di Bruegel il Vecchio sia un perfetto esempio di questa sensazione che ho cercato di descrivere.
Per continuare ad indagare sull’origine della pittura paesaggistica moderna europea (in tema “un incanto di panorama”, che potete trovare qui: Un incanto di panorama: perché molti artisti si appassionano ai paesaggi?), non potevo che citare anche i Fiamminghi. Ho già menzionato lo scenario italiano rinascimentale, ma bisogna tenere conto che questo è solo uno dei due principali contesti che contribuiscono all’evoluzione di questo ambito artistico. Come mi ha fatto notare anche qualcuno di voi, i Paesi Bassi, per tradizione più attenti alla riproduzione di scene realistiche e popolari, vivono nel loro rinascimento una fase di grande interesse nei confronti del paesaggio, in un periodo in cui le influenze reciproche con l’Italia sono molteplici e innegabili.

Devo confessarvi che non mi posso considerare un’esperta di pittura fiamminga, eppure ho pensato subito di inserire in questa rassegna la Grande Torre di Babele, e non soltanto perché era sulla copertina del mio libro di tecnica delle medie (anche se è stato allora che l’ho scoperta e che ho imparato ad amarla).

L’ho scelta perché è un dipinto che, con i suoi mille dettagli e con le innumerevoli sfaccettature, rappresenta la perfetta riproduzione di un paesaggio in cui architettura e natura convivono in maniera intensa e turbolenta.

Grande Torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio, 1563

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Pieter Bruegel il Vecchio, Grande Torre di Babele.

Chi era Pieter Bruegel il Vecchio (1525/30-1569)?


Per prima cosa è necessario impegnare qualche parola per raccontare dell’autore di questo capolavoro.

Pieter Bruegel il vecchio, primo di una famiglia di due generazioni di artisti, si forma a Bruxelles presso la scuola di Pieter Coecke van Aelst, pittore di corte di Carlo V. Qui ha l’occasione di conoscere le opere di Hieronymus Bosch, grande esponente della generazione precedente di artisti fiamminghi, e di sentire teorie ed idee legate sia all’Umanesimo sia all’alchimia. Negli anni Cinquanta compie anche un lungo viaggio in Italia, dove ha l’occasione di studiarne le architetture e i paesaggi.

Prima ad Anversa e dal 1563 a Bruxelles, Bruegel esercita senza sosta la professione di pittore, mostrando spesso un vivo interesse nelle scene popolari.

Per saperne di più sulla sua vita, ecco il link alla pagina a lui dedicata su wikipedia.

Cosa racconta la Grande Torre?

Pieter Bruegel in questo dipinto racconta una scena biblica: il tentativo di costruzione della Torre di Babele da parte dell’antico popolo che ha abitato pacificamente la terra, dotato di un’unica lingua e desideroso di realizzare una città che si elevasse fino al cielo, tanto da non essere dimenticato. Dico tentativo perché, come tutti saprete, questa impresa non va a buon fine: Dio interviene confondendo la loro lingua, così la costruzione si arresta e questa civiltà si disperde nel mondo, preda di incomprensioni.

La Torre di Babele è dunque il simbolo della confusione morale e spirituale dell’umanità: si erge maestosa e inarrivabile, rappresentando l’anello che congiunge gli abitanti della terra con il divino.

Questo quadro descrive un momento antecedente alla punizione divina. L’intelligente struttura prospettica ci permette di iniziare la nostra esplorazione dall’esterno, come se fossimo tranquilli su un’altura e questo fosse lo spettacolo di fronte a noi.

In primo piano troviamo il Re Nemrod intento a fare visita allo smisurato cantiere, mentre dietro di lui la grande protagonista è la torre in fase di costruzione, con una struttura che in qualche modo ci ricorda il Colosseo (visto da Bruegel nel suo viaggio in Italia), anche se con l’aggiunta di elementi di tradizione decisamente più medievale e nordeuropea.

Osservando i dettagli (dettagli che vi invito ad osservare cliccandoci sopra qui sotto), ci possiamo perdere a rimirare l’attività fervente dei costruttori e di ciò che è a loro collegato, come il porto. Il villaggio nello sfondo pare invece addormentato, come se la Torre assorbisse tutta l’energia vitale del luogo. Nello sfondo finalmente domina invece la natura verde e mite, poco disturbata dall’azione umana.

 

Al di là del messaggio biblico e simbolico, ciò che secondo me rende questo quadro un capolavoro è l’atmosfera che riesce a ricreare, o per meglio dire il mondo in cui, come ho detto all’inizio del post, ci immergiamo.

In questo senso la Torre di Babele di Bruegel incarna uno dei grandi valori del paesaggio: la testimonianza di un preciso momento storico, di un contesto che, reale o inventato che sia, è intriso di riferimenti culturali, geografici, politici e sociali che congelano per l’eternità lo spaccato di un’epoca unica e irripetibile.

Un panorama infatti in certi casi ci incanta per i suoi colori, per la natura che vi insiste o per la poesia dello scorcio, mentre altre volte a conquistarci è la storia che ha da raccontare, l’insieme delle vicende che si nascondono dietro le pennellate sapienti dell’artista che lo ha realizzato. 

Dopo la Grande, anche la Piccola Torre di Babele, 1563 circa

Piccola Torre Babele, Bruegel (circa 1565)
Pieter Bruegel, Piccola Torre di Babele.

Dopo aver parlato della Grande Torre di Babele, non potevo non menzionare la seconda versione realizzata sempre da Pieter Bruegel il Vecchio, in un arco di tempo piuttosto ravvicinato.

Se nel primo quadro la torre appare in costruzione, qui invece si capisce subito che la punizione divina è già avvenuta. Lo possiamo percepire dalle tinte volutamente fosche, dalla quasi totale assenza di quella vita brulicante che caratterizza la prima opera e dall’aspetto decisamente più inquietante della torre stessa, più avanti nella costruzione e avvitata su se stessa in una drammatica spirale.

Le figure umane non sono più indaffarate con il loro lavoro ma piuttosto appaiono minuscole e confuse, mentre l’omogeneità architettonica della costruzione è compromessa forse a causa delle incomprensioni linguistiche, basti vedere le aperture così diverse e la parte alta troppo scombinata.

Che ve ne pare, non sembra anche a voi di assistere al seguito della storia iniziata con il dipinto precedente? In ogni caso, credo proprio che osservare entrambe le versioni riesca ad arricchirle.


Noto soltanto ora che anche oggi mi sono dilungata parecchio, quindi mi fermo di senza proseguire oltre, anche perché credo che le cose più interessanti siano già state dette.

In un itinerario sul paesaggio, anche voi sareste passati da qui? E soprattutto, subite anche voi il fascino della Torre di Babele di Bruegel il Vecchio? Fatemi sapere 🙂:)

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