La Piazza Rossa di Vassily Kandinsky: il paesaggio che diventa astratto

Come si può riuscire, secondo voi, a trasformare in un capolavoro lo scorcio di una città?

Quando cammino per le strade dei posti che mi appartengono mi capita spesso di essere colpita da determinati angoli (che magari agli altri non dicono molto) e di provare un innato desiderio di immortalarli in qualche modo, che sia una fotografia oppure un disegno.

Nel mio piccolo, mi piace pensare che ad animare le pennellate del giovane Vassily Kandinsky fosse un istinto simile, seppure tradotto in inestimabili capolavori. La sua insaziabile ricerca nel tema del paesaggio lo accompagna sin dai tempi dell’università e si evolve fino a trasformarlo in un grande maestro e ad arrivare al puro astrattismo.

Proprio per questa ragione, ho deciso di riprendere con lui una sorta di rubrica abbandonata da troppo tempo: Un incanto di panorama, perché molti artisti si appassionano ai paesaggi?, ve la ricordate?

Spero di sì, e se vi ricordate bene l’ultima volta abbiamo parlato di Van Gogh (La notte stellata di Van Gogh: perché tutti consideriamo speciale questo artista e i suoi paesaggi?, per chi se lo fosse perso), così oggi ho deciso di tuffarmi oltre la linea d’ombra, nel meraviglioso mondo delle Avanguardie.


Mosca II – La Piazza Rossa di Vassily Kandinsky, 1916

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Vassily Kandinsky, Mosca – La piazza Rossa (1916)
CHI È Vassily Kandinsky (1866-1944)?

Per prima cosa, credo sia come sempre il caso di perdere qualche minuto indagare sulla biografia dell’indiscusso maestro russo dell’astrattismo.

Nasce a Mosca e nella sua infanzia vive tra Monaco di Baviera e Odessa, dove prende le prime lezioni di disegno, dopo essersi innamorato di Venezia in un viaggio. Studia legge all’università di Mosca e nel 1896 rifiuta il ruolo di professore universitario a Dorpat per dedicarsi allo studio dell’arte a Monaco, dove il suo insegnante è Franz von Stuck.

Trascorre questi anni immerso nel fervore creativo ed intellettuale e nel 1912 fonda insieme a Franz Marc il Cavaliere Azzurro, la cui prima esposizione ha luogo nel 1912: è in questo stesso periodo che si compie il salto verso l’astrattismo. Fino al 1921, la sua vita è tra Mosca e molte altre nazioni europee, come Germania, Svizzera, Svezia e Finlandia. Nel 1917 sposa Nina Andreevsky, figlia di un generale e nello stesso anno nasce il figlio Volodia, che morirà nel 1920.

Walter Gropius lo chiama ad insegnare al Bauhaus e Vassily Kandinsky resterà nella scuola, tra Weimar, Dessau e Berlino, fino al 1933, quando l’avvento del nazismo metterà al bando l’arte libera e “degenerata”. Questi anni sono però fondamentali: l’esperienza dell’insegnamento si rivela molto importante per lui e l’amicizia con Paul Klee è uno stimolo anche per la sua ricerca. (Sul Bauhaus, ecco un approfondimento per i curiosi: Geometria, semplicità e purezza: i pilastri di una nuova modernità)

Abbandonata la Germania, si trasferisce a Neuilly-sur-Seine, un sobborgo di Parigi, dove trascorre gli ultimi anni di vita.


Cosa esprime Mosca I – La Piazza Rossa?

Per capire questo quadro, credo che la prima e più importante cosa da fare sia fermarsi ad osservarlo, a cercare id individuare i riferimenti figurativi e ad immaginare quale sia la storia che lo ha ispirato. Per questo, ho ritagliato due dei miei particolari preferiti dell’opera: i personaggi che osservano e, sotto, le cupole nel vorticare degli uccelli e nella luce decisa.

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L’atmosfera di questa Mosca è fiabesca ma tangibile, come secondo me si percepisce ad un primo contatto con questo capolavoro. Del rapporto di Kandinsky con la capitale russa è possibile scoprire di più attraverso i suoi stessi scritti, quindi ecco per voi un primo esempio:

“Mia madre era nata a Mosca e incarnava tutte le caratteristiche di questa città: una bellezza seria e severa, una semplicità di razza, un’energia naturale, una sensibilità forte e personale, una calma solenne e maestosa, un dominio di sè quasi eroico, un misto di convenzioni tradizionali e di vera libertà spirituale. In una parola, sotto forma umana: Nostra Madre Mosca dalle pietre bianche e dalle cupole d’oro. Mosca…La sua complessità, la sua dualità, la sua straordinaria mobilità, le contraddizioni e il guazzabuglio di quegli aspetti esteriori formano in definitiva la peculiarità e l’unità del suo volto.”

Ed un secondo (entrambi sono raccolti nello stesso libro):

“Mosca, nel complesso della sua vita interiore ed esteriore, è stata il punto di partenza delle mie ispirazioni di pittore, è stata il mio diapason di pittore. Mi sembra che sia sempre stato così, che con il tempo, grazie ai progressi realizzati nella mia forma, io abbia dipinto questo stesso ‘modello’ con sempre più espressione, in modo più perfetto, più essenziale, e ancora lo dipinga attualmente.

W. Kandinsky, Sguardi sul passato, a cura di Milena Milani, SE, Milano 1999.

Una volta colta l’intenzione e la trama (che lascio sia raccontata più dalle parole dell’artista che dalle mie), possiamo disquisire sulla questione tecnica e sul valore universale di quest’opera, che lo conduce ben oltre la raffigurazione, per quanto animata, di una città che per lui rappresenta molto.

Partiamo dall’uso del colore: sono convinta che la tavolozza di Vassily Kandinsky sia una delle più interessanti, varie e coraggiose di questo periodo storico. Da grande teorico, lascia ai colori primari il ruolo principale, regalandoci accenti purissimi di giallo, di rosso e di blu, ma non cade nel banale accostando anche sfumature rosa e azzurre che alleggeriscono la composizione e lo rendono spesso così facile da riconoscere.

Dopo il colore, si possono osservare la tecnica e la scelta organizzativa della tela. Sembra quasi che tutte le figure e gli avvenimenti siano attirati magneticamente verso il centro dell’opera, in un eterno movimento che non è frenetico ma semplicemente (si fa per dire) vivo ed eterno. Le pennellate sono rapide ma studiate: onestamente non credo si tratti di un dipinto realizzato di getto, ma piuttosto l’esito di un ragionamento che punta ad un’armonia superiore e quasi musicale.


Non vorrei annoiarvi troppo e quindi per oggi mi fermo, sperando di poter tornare presto a dialogare con voi di paesaggi, con la contemporaneità che incombe su di noi. Nel frattempo, che ne pensate voi di quest’opera di Kandinsky? La amate quanto me? E soprattutto qual è il vostro particolare preferito del dipinto?


Un incanto di panorama: ecco gli articoli che compongono questo lungo percorso

Un incanto di panorama: perché molti artisti si appassionano ai paesaggi?
La Tempesta di Giorgione: 500 anni di mistero in uno stupendo paesaggio
La Torre di Babele di Bruegel il Vecchio: quando paesaggio e architettura compongono un capolavoro
Perché il viandante sul mare di nebbia di Friedrich è considerato un inno al Romanticismo?
J. M. W. Turner: la rivoluzione del colore e della luce nella pittura del paesaggio
Millet e la Scuola di Barbizon: la realtà invade il mondo della pittura
La gazza di Claude Monet: cosa rende quest’opera un capolavoro?
L’isola dei morti di Arnold Böcklin: cosa racconta l’emblema del simbolismo?
La notte stellata di Van Gogh: perché tutti consideriamo speciale questo artista e i suoi paesaggi?

 

 

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Cavalieri azzurri e cupole a mosaico: un invito a perdersi nella fantasia di Kandinsky, il migliore di tutti

Vassiliy Kandinsky, St. George IV.
Vassiliy Kandinsky, St. George IV.

Se voglio parlare di astrattismo, sicuramente Vassily Kandinsky è la mia prima scelta, per il fatto che tra gli artisti di questo periodo è quello che secondo me ha maggiormente cambiato il corso della storia dell’arte. Con spontaneità, senza ricerche geometriche e ossessive in stile Mondrian e senza i simboli oscuri di Schiele e Munch, riesce a parlarci delle fiabe della tradizione russa che gli appartengono, sino ad arrivare alle composizioni più astratte e libere che si possano immaginare.

Vassily Kandinsky, la vita variopinta.
Vassily Kandinsky, la vita variopinta.
Vassily Kandinsky, composizione IV.
Vassily Kandinsky, composizione IV.

Ma non basta il percorso espressivo a fare di lui uno dei più grandi maestri del Novecento: Kandinsky infatti è il teorico di questo movimento, oltre ad essere tra i fondatori della rivista Der Blaue Reiter (fondamentale nel passaggio da espressionismo a arte informale), e soprattutto è uno degli insegnanti della prestigiosa e avanguardista scuola del Bauhaus, avendo così l’occasione di plasmare le nuove generazioni.

Oltre a questo, il grande fascino di Kandinsky è la capacità che hanno le sue opere di trasmettere  sensazioni e raccontare una storia che non vive solo sulla tela, ma mette in comunicazione la nostra mente e la sua mano, permettendoci di cogliere ciò che desideriamo vedere.

I suoi quadri hanno molteplici sfaccettature e sono un rincorrersi di fantasie e temi ricorrenti, legati in certi aspetti all’infanzia, come le città con le cupole ortodosse, le navi e gli immancabili cavalieri, anche se non sono sempre azzurri.

Se si ha la fortuna di andare a una sua mostra, il mio consiglio è proprio quello di farsi stregare dalle opere, permettendo all’immaginazione di farsi strada e di provare a interpretare quelle linee che non sono mai messe a caso.

In un surreale pomeriggio di un anno fa io sono stata in una personale di Kandinsky all’Arca di Vercelli, insieme a due persone che adoro, ed è stato grazie a loro che ho trovato un nuovo modo di vedere il filo sottile che unisce anche quadri all’apparenza diversissimi e realizzati in periodi diversi. Ci siamo appassionati alle barche che in un modo o nell’altro ci parevano sempre presenti, così le abbiamo cercate ovunque, ricercandone le forme stilizzate e trovando battaglie navali, approdi e partenze da città (quasi) invisibili.

Per questo motivo qui di seguito posto una serie i quadri che mi incantano, sperando di riuscire a condividere quello che io provo. Vassily Kandinsky è uno dei miei preferitissimi, quindi non riesco a selezionare molto, perché credo che ogni dipinto meriti di essere guardato, e che meritino di essere cercate navi nascoste, figure leggendarie e tetti colorati.

E credo anche che questo artista meriti di essere riconosciuto come uno dei migliori di sempre, insomma, attraverso le immagini che a me sono più care. 

Vassily Kandinsky per me è come un amico lontano conosciuto forse per caso, con cui magari si parla di rado ma con cui si mantiene un rapporto unico, personale ed esclusivo; un ascoltatore e una narratore allo stesso tempo, lontano mille miglia ma immediato e affascinante.

Il salto oltre la linea d’ombra: la nascita dell’Astrattismo in Europa

Vassilij Kandinsky, Segmento blu.
Vassilij Kandinsky, Segmento blu.

Introdurre l’astrattismo per me equivale a spalancare una finestra su un nuovo mondo fatto di colori più puri e di forme più essenziali: basta fare un giro in una galleria d’arte per accorgersi dell’incredibile cesura che si riscontra nei primi anni del Novecento.

Mai prima, sicuramente a partire dal Medioevo, sono avvenuti cambiamenti così radicali in Europa, novità che hanno introdotto l’uso di differenti tecniche, contenuti e mezzi espressivi.

Perché una tale rivoluzione?

Il salto oltre la linea d’ombra è la prova di come l’arte sia la testimonianza diretta del mondo in cui è immersa, di una società che accelera vertiginosamente e che vede acuirsi i contrasti e il divario sociale.

Se ci si pensa, l’arrivo all’astrattismo è un passaggio graduale se si considera il percorso individuale dei grandi artisti di questi anni, come Paul Klee, Vassilij Kandinsky, Kasimir Malevich o Piet Mondrian, ma allo stesso tempo è improvviso, considerando che avviene per quasi tutti in contemporanea, a partire dagli anni Dieci del Novecento.

Sicuramente tra le possibili cause abbiamo l’invenzione della macchina fotografica, che priva la pittura dello scopo di rappresentare la realtà, ma anche le ricerche condotte da Cézanne (sintetizzate in questo articolo), dagli impressionisti (in questo articolo si parla delle innovazioni di Claude Monet) e da Turner prima di loro (di cui ho parlato in questo articolo pieno di ammirazione).

Che dire, forse semplicemente i tempi sono maturi! O forse nel clima delle politiche di potenza europee gli artisti e gli intellettuali sono piuttosto stufi e delusi del clima in cui vivono, tanto da inventare un nuovo mondo immaginario.

Non è in effetti un caso che le culle dell’astrattismo siano la Russia tormentata dalle rivoluzioni e la Germania annientata dopo la Prima Guerra Mondiale, luoghi dove solo l’ingegno permette di non sprofondare in una grigia realtà con poche aspettative. Questi Paesi sono molto instabili a livello politico, ma allo stesso tempo vivono un momento molto frizzante dal punto di vista artistico, soprattutto per quanto riguarda la Germania: sono infatti gli anni del trionfo del Bauhaus, la prima scuola contemporanea di architettura e design, dove andranno ad insegnare geni del calibro di Kandinsky, Klee e Mies Van Der Rohe.

Piet Mondrian, senza titolo.
Piet Mondrian, senza titolo.

Sperimentare, quindi, diventa la nuova parola d’ordine. Sperimentare sempre, perché l’arte è soprattutto libertà. Libertà e innovazione, parole che non piacciono tanto ai regimi totalitari. Così l’astrattismo viene presto bollato come arte degenerata e i più grandi esponenti se ne vanno per preservare la loro libertà.

La migliore arte contemporanea entro il 1940 salpa verso gli Stati Uniti d’America, dove verrà accolta a braccia aperte, mentre in Europa non rimane che una cupa aria di guerra.

PER CELEBRARE QUESTI ANNI GLORIOSI, ECCO Una settimana molto astratta

Credo proprio che nei prossimi giorni cercherò di esplorare il passaggio all’astrattismo di grandi artisti come Vassilij Kandinsky e Paul Klee, quindi se siete interessati vi invito a passare di qui!