Tre motivi per amare Henri de Toulouse-Lautrec

Se nomino Parigi scommetto che vi si colorerà la mente delle Ballerine di Edgar Degas, delle luci di Montmartre e delle pennellate vigorose di Amedeo Modigliani, non è vero? Molte volte purtroppo ci si dimentica delle opere di Henri de Toulouse-Lautrec (1864-1901) e del loro modo unico e preziosissimo di raccontare uno dei periodi storici più affascinanti dell’età contemporanea, soprattutto per quanto riguarda l’arte.

Questo artista talentuoso e sfortunato non gode della notorietà dei grandi pittori che comunemente associamo a Parigi, eppure possiede qualcosa che strega l’osservatore più attento: ci regala il valore della sua testimonianza lucida, il privilegio di poter cogliere le mille sfaccettature che hanno tutte le realtà.

Riflettendoci un po’ su, mi vengono in mente tre principali motivi che credo siano le chiavi per imparare ad apprezzarlo come merita.


01. La magia del tratto

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Come forse ormai saprete, per prima cosa a me piace parlare della tecnica, di quello che rende grande un artista a discapito del mondo in cui è immerso e delle storie che racconta.

Ecco, nel caso di Toulouse-Lautrec secondo me è quasi doveroso perdersi ad ammirare il suo tratto deciso e pulito, preciso e inclemente nei confronti del malcapitato (o soprattutto della malcapitata, date le sue preferenze) che viene ritratto. Le sue figure risultano tanto caratterizzate da avere qualcosa di caricaturale, anche se in maniera sottile, come accade soltanto alle mani più dotate e allenate.

Da appassionata di disegno, subisco totalmente il fascino di un artista che non ha bisogno di riposare la matita e che fa sembrare il ritratto un gioco facilissimo, non trovate anche voi che ci sia qualcosa di magico nei contorni e nelle campiture che realizza?


02. Uno sguardo unico sulla Belle Epoque

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Henri de Toulouse Lautrec, Al Moulin Rouge, la danza.

Le opere di Henri de Toulouse-Lautrec raccontano in maniera magistrale l’altra faccia della Belle Epoque, l’aspetto forse meno romanzato ma più autentico, sicuramente meno poetico ma più genuino.

Questo artista, nato da famiglia nobile e affetto da una malattia genetica che l’ha condannato ad un’altezza di un metro e mezzo (se vi interessa saperne di più ecco il link all’esaustiva pagina di wikipedia), è riuscito ad arrivare oltre le luci patinate dei teatri, più lontano rispetto agli altri protagonisti della scena parigina. Per lui non esistono porte chiuse, nemmeno quelle delle camere del Moulin Rouge: ama tremendamente le donne nel momento in cui dismettono gli abiti di scena e loro sembrano ricambiarlo, mantenendo con lui un rapporto speciale e profondo.

Toulouse-Lautrec arriva a dedicare nel 1896 alle ragazze di Montmartre e dei suoi bordelli una raccolta di opere chiamata Elles, un insieme di opere  che raccontano il lato più intimo della loro quotidianità.


03. La modernità

In contrapposizione alla dolce intimità di cui ho parlato, Henri de Toulouse-Lautrec realizza anche opere decisamente moderne e impietose nei confronti della realtà in cui è immerso.

Nei volti spesso i tratti somatici sono evidenziati dal bianco verdastro del trucco e dalle prime e crude illuminazioni notturne, arrivando quasi alla realizzazione di un fumetto molto sofisticato.  Diventa poi celebre per i suoi manifesti pubblicitari di grandi dimensioni, semplicissimi e coraggiosamente caratterizzati da grandi campiture monocromatiche. Siamo ben lontani dai coevi manifesti di Alfons Mucha, non trovate anche voi?

Ecco, io credo che queste tinte, insieme alla bidimensionalità che caratterizza queste opere, contribuiscano in qualche modo allo sviluppo della grafica pubblicitaria dei decenni successivi. Dopotutto stiamo parlando di forme semplici e di giochi di colori primari, due elementi che sono i punti fermi della produzione artistica europea della prima metà del Novecento.


Detto questo, mi fermo prima di diventare troppo prolissa e vi invito, se siete interessati, a  completare il quadro esplorando molte altre sue opere, visibili nella pagina di Wikimedia Commons a lui dedicata.

Sono riuscita a convincervi a dare una chance in più a questo artista sfortunato nonostante la nobile famiglia d’origine, a quest’uomo destinato a vivere in tutto e per tutto la Parigi maledetta dei bordelli e degli eccessi, fatta di piacere e sofferenza?

Non bisogna infatti dimenticare che anche lui è annoverato nella folta schiera delle menti geniali morte giovani: purtroppo si spegne infatti a 37 anni a causa della sifilide e dei danni causati dall’alcolismo.

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Tre motivi che rendono Edward Hopper un grande artista

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Edward Hopper, Nighthawks.

Chiedendomi quali siano le opere che meglio rispecchiano l’America della grande depressione, mi rendo conto che la mano che le ha realizzate grossomodo è una sola: ovviamente mi riferisco a quella di Edward Hopper, l’uomo che più di tutti ha saputo immortalare lo spirito di quegli anni e le difficoltà di un continente giovane che vive in questa fase gravi squilibri.

Per di più, questo artista non è soltanto un bravo ritrattista del mondo che ha di fronte. In effetti quello che secondo me lo rende grande e sempre attuale è soprattutto la sua capacità di riportare sulla tela dei tratti della natura umana, quei caratteri profondi capaci di emergere dalle scene che dipinge, a prima vista così semplici.

Nei pochi personaggi che popolano i suoi quadri l’osservatore può vedere l’irrequietezza umana, l’insoddisfazione, la solitudine ed il desiderio di altrove. E vedendole, sicuramente una parte del suo cuore si emoziona.

Ecco, per celebrare al meglio le sue qualità vorrei dedicare questa tappa del mio viaggio attraverso la pittura americana proprio a Edward Hopper, cercando di risalire alle principali ragioni che lo rendono un pittore così importante e amato. (Per chi volesse tornare alle scorse puntate, ecco i link: Esiste una vera “arte americana”?, Una grande storia che ha inizio nei meandri dell’Hudson River, Il trionfo delle metropoli: la metamorfosi americana secondo O’Keeffe, Sheeler e Demuth)


1. L’atmosfera delle sue opere

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Edward Hopper, Gas.

Regina di ogni quadro di Edward Hopper secondo me è sempre l’atmosfera, studiata nei minimi dettagli con grande precisione e con un taglio che oggi definiremmo cinematografico. Effettivamente non si può negare che non sia stata ripresa in molti film, ma questa è un’altra storia di cui forse un giorno parleremo, quindi per adesso non divago.

La composizione è forse il primo elemento che rende distinguibile una sua opera e che cattura lo sguardo dell’osservatore, grazie ad una serie di ingredienti che insieme fanno una magia.

Ad esempio, il numero di personaggi è sempre limitato, mentre il loro movimento sembra essere imprigionato nella pittura. La scelta del colore ricade poi spesso nella contrapposizione di tinte complementari, a cui si sommano tocchi di colore diverso che servono a indirizzare l’occhio. Le ombre e le luci giocano poi un ruolo fondamentale, animando scene altrimenti piatte: che si tratti di lampade da interni oppure di raggi di sole radente poco importa, l’effetto è sempre quello di dare vita alle architetture, ai paesaggi e alle persone.


2. L’immagine dell’America della Grande Depressione che riesce a dare

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Edward Hopper, Early sunday morning.

Ovviamente non si può trascurare il valore delle opere di Hopper come testimonianza del delicato e difficile periodo della storia che l’America vive per tutti gli anni Trenta.

Le opere di questo artista riescono a dare voce ad un malessere comune e alla mancanza di speranze e aspettative che si vive in questi momenti. Non so, riflettendoci mi viene in mente che magari l’amore che sembra che tutti provino per Hopper nelle ultime stagioni (basti pensare alla frequenza delle mostre su di lui ad esempio in Italia) sia in parte dovuto al fatto che, data la situazione politica ed economica in cui viviamo, riusciamo facilmente ad immedesimarci nei suoi soggetti.

Dopotutto è difficile avere rosee aspettative oggi esattamente come lo era allora: si viveva nell’innegabile e onnipresente mondo patinato costruito dalla prosperità dei decenni precedenti, un mondo fragile che però non era sostenibile e nemmeno al passo con la gente. Beh, non sembra anche a voi qualcosa di familiare?  [Mi fermo qui, visto che il mio intento oggi è unicamente quello di celebrare Hopper.]


3. Il silenzio

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Edward Hopper, Morning sun.

Infine, ciò che secondo me rende così importante Edward Hopper è l’introspezione delle sue opere, la capacità che hanno di raccontare la condizione umana, spesso imprigionata nel silenzio e nella difficoltà a comunicare.

Attraverso i quadri ci viene raccontata una situazione di muta introspezione, una reazione al mondo esterno ma anche l’insoddisfazione e all’infelicità che ogni tanto tutti abbiamo dentro. In relazione a questo, condivido con voi una piccola galleria da sfogliare di sue opere su questo tema.


Bene, ora però mi fermo, prima di mettermi a filosofeggiare troppo. Spero tanto che questo articolo vi sia piaciuto e che magari abbia contribuito, anche solo in minima parte, ad un’osservazione approfondita e curiosa delle opere di Edward Hopper, un artista che amo davvero molto.

Piace anche a voi? Sono curiosa di sapere la vostra opinione in merito! 🙂

I miei buoni motivi per amare Amedeo Modigliani e la sua commovente vita da ribelle

Amedeo_Modigliani_012Credo di avere amato i volti di Amedeo Modigliani prima ancora di iniziare ad amare la Parigi bohémien o di conoscere la sua vita rocambolesca e triste.

1° motivo – l’Immediatezza delle sue opere

Per questo, sono convinta che il primo motivo per amarlo sia proprio l’immediatezza. Ero una bambinetta eppure i suoi ritratti mi parlavano, così come continuano a trasmettermi ancora oggi delle emozioni. Sicuramente sono lineamenti stilizzati e limati fino a raggiungere l’essenziale, ma non per questo risultano anonimi o ripetitivi: al contrario, riescono con pochissime righe a catturare un’espressione ricercata e delicatissima. Chi si faceva dipingere da Modigliani diceva di farsi ritrarre l’anima ed in effetti non mi riesce difficile crederlo.

2° motivo – la sua umanità

Questo artista nel bel mezzo del delirio delle Avanguardie si oppone risolutamente a tutto ciò che è artefatto oppure troppo concettuale, favorendo una pittura che è espressione dell’umanità e che è così diretta ed autentica da scandalizzare nelle sue prime esposizioni. Nei suoi nudi la carne sembra tanto vera da fare arrossire l’osservatore, mentre i volti osservano con disarmante spontaneità.

3° motivo – quello che simboleggia

Oltre queste ragioni che di per sé basterebbero ad innamorarsi, si aggiunge la storia della sua vita, insieme al mito che rappresenta.

Amedeo Modigliani è  il ragazzino sfortunato e così cagionevole da essere costretto a trascorrere molto tempo segregato in casa oppure al mare in una sorta di solitaria villeggiatura. Per di più, viene da una famiglia in pessime condizioni economiche. Così, ci riempie di tenerezza, anche se questa sensazione ben presto viene sostituita dall’ammirazione, quando scopriamo che questo giovane è così risoluto da superare tutte le difficoltà per inseguire la sua musa, l’Arte con la A maiuscola, che lo porta prima a Venezia e poi a Parigi, la Mecca di tutti gli aspiranti artisti.

Ha una fame che non si placa mai e lo induce ad essere così intenso da abbandonarsi alla vita con tutti i suoi eccessi: la droga, l’alcol e l’amore. A Parigi convive con la tubercolosi e trova la donna della sua vita, Jeanne, da cui ha una figlia; inoltre è incredibilmente talentuoso e brillante ma in pochi sembrano accorgersene. Per questo forse ci commuove: dimostra che a volte le capacità non bastano, perché la vita è ingiusta e si fa beffe anche dei migliori.

Così, a trentacinque anni muore senza avere incontrato l’approvazione e il rispetto che merita, provocando anche il suicidio di Jeanne incinta nei giorni immediatamente successivi.  Da questo momento diventa l’artista maledetto per eccellenza, oltre ad essere l’uomo che ci ha provato fino all’ultimo, senza dimenticare per un solo istante la passione che gli scorre nelle vene.

In conclusione, sono questi i motivi per cui io amo moltissimo Amedeo Modigliani e le sue opere, ed in più lo rispetto e me ne frego se ha vissuto una vitaccia criticabile, perché la Parigi bohémien era così ed era impossibile viverci senza sporcarsi, soprattutto se tanto non si avevano grandi altre prospettive. Può essere facile criticare, ma noi non sappiamo cosa vuol dire patire davvero la fame e soffrire di tubercolosi, vivere in una comune di artisti squattrinati e vedersi continuamente criticati e non capiti. E se non sappiamo cosa vuol dire la vita parigina di questi anni, non ci resta che leggere la sua biografia ed amarlo per l’uomo vitale e straordinario che è stato.


Per chi dovesse amare Modigliani un po’ di più dopo questo articolo o fosse semplicemente curioso, questo è un invito a passare a trovarmi venerdì e trovare la mia opinione sulla mostra “Modigliani e la bohème di Parigi, visitabile a Torino fino al 19 luglio 2015.

Per chi poi non fosse soddisfatto da queste poche immagini, ecco il link alla pagina di Wikimedia Commons su Amedeo Modigliani, dove si possono vedere moltissime opere, persino alcuni rarissimi paesaggi!