New York City: 5 luoghi imperdibili per un appassionato d’arte

Prima che vi avventuriate nella lettura, lasciate che vi confessi una cosa: non mi considero un’esperta di New York e nemmeno mi vanterò di esserlo, anche se ho studiato questa città sotto vari aspetti e ho trascorso lì un’intensa settimana in cui ho cercato di immergermi il più possibile nel suo spirito caratteristico ma fuggevole. Esistono realtà troppo grandi e troppo mutevoli per essere comprese al primo sguardo e questo vale secondo me per la Grande Mela: lasciandola sapevo già che non mi è davvero appartenuta, avevo l’impressione di aver captato soltanto qualcuna delle sue mille sfaccettature.

Posso però confermarvi che io sono il prototipo dell’appassionata d’arte, quindi in questo post cercherò di condividere con voi i consigli che mi sembrano più utili e di descrivervi quei luoghi che, nel momento in cui ci si ritrova a scegliere tra mille attrazioni, vanno secondo me assolutamente messi ai primi posti.


Il Guggenheim: un matrimonio tra pittura e architettura

guggenheim-arte-architettura

Da vera fan di Wright (e anche della famiglia Guggenheim) non potevo che partire da qui. Vedere dal vivo questa architettura prima dall’esterno e successivamente poterla girare liberamente è stata una vera emozione, e come se non bastasse la collezione di opere d’arte custodita al suo interno è a dir poco strepitosa.

Il Guggenheim Museum si trova all’angolo tra la 5th Avenue (la via dei musei) e l’88th strada, affacciato su Central Park. Il progetto è del 1959 ed è stato pensato come il contenitore perfetto per l’inestimabile raccolta dei quadri di Solomon Guggenheim, ricco industriale e lungimirante collezionista.

Una parte del percorso espositivo è costituita da una rampa a spirale discendente, dedicata spesso alle mostre temporanee, e illuminata dalla luce naturale che piove dall’alto e da quelli che dall’esterno sembrano dei tagli nella facciata. Esiste poi tutta un’altra porzione di edificio più tradizionale, dove l’attenzione per l’illuminazione si dimostra sempre una scelta vincente e dove si possono ammirare capolavori soprattutto del periodo delle Avanguardie.

In poche stanza si concentrano opere di una qualità altissima: Georges Braque, Paul Cézanne, Marc Chagall, Edgar Degas, Paul Gauguin, Vassily Kandinsky, Piet Mondrian, Pablo Picasso, Pierre-Auguste Renoir e Henri de Toulouse-Lautrec sono infatti solo alcuni dei grandi artisti che si possono incontrare. Con questo spero di avervi convinti!


Chelsea: il paradiso delle gallerie d’arte

chelsea-gallerie-arte-architettura

Chelsea secondo me è il classico quartiere che ci si aspetta di trovare a New York appena al di fuori dei grandi grattacieli: è estremamente fotogenico, brulica di vita mondana e ha un passato industriale che fa mostra di sé negli edifici industriali tutti ormai rifunzionalizzati a dovere. L’arte contemporanea ed il rinnovamento urbano sembrano essere il motore che porta avanti la continua trasformazione di quest’area sita nella porzione sud di Manhattan.

Passeggiare tra le sue strade (soprattutto tra l’Hudson River, la 10th Avenue, la 18th e la 28h strada) è a dir poco fantastico: può capitare di varcare la soglia di una galleria d’arte e di trovarsi di fronte opere di Warhol, Koons, Haring e Lichtenstein, come è successo a me alla Tagliatella Galleries, oppure di capitare in mezzo a futuristiche opere contemporanee d’avanguardia.

Certo, bisogna apprezzare il genere, ma in ogni caso vi assicuro che l’atmosfera che si respira è molto bella!


Whitney Musem e High Line: tra pittura, architettura e paesaggio

high-line-whitney-museum

Siamo di nuovo a Chelsea, lo so, ma non potevo non citare due luoghi che per me sono stati molto importanti.

Il primo è il Whitney Museum of American Art, il tempio dell’arte contemporanea statunitense. Se siete stati anche voi a New York vi sarete sicuramente accorti di come gli Americani tendano a valorizzare più la pittura europea rispetto alla loro, che lasciano spesso in posizione quasi marginale nei grandi musei. Probabilmente la vedono come un modello, ma io credo che se si è in viaggio in un certo luogo è la cultura locale che bisogna inseguire prima di tutto. Al Whitney troverete opere di Edward Hopper, di George Bellows, di Jasper Johns e di Georgia O’Keeffe, insieme a fotografie bellissime e a opere probabilmente sconosciute che susciteranno la vostra curiosità, il tutto in un contenitore d’eccezione, progettato dal nostro connazionale Renzo Piano.

Proprio di fianco al Whitney ha inizio quella che è una delle più celebri passeggiate della città, famosa soprattutto per gli amanti dell’architettura: si tratta della High Line, una ferrovia sopraelevata che correva per un bel pezzo di Manhattan, dismessa a partire dagli anni Ottanta e trasformata dal 2009 in un parco pedonale. Si tratta di un’idea geniale, di un punto di vista privilegiato per osservare la città e di un’oasi di relax dove tutto è curato nel minimo dettaglio: l’arredo urbano, la scelta delle piante e la loro disposizione.

Una delle mie cose preferite di tutta New York, credo di poterla definire imperdibile!


MoMA e MET: gli immancabili

metropolitan-moma

Ovviamente non potevo dimenticare i due templi dell’arte di New York, favolosi contenitori di opere d’arte inestimabili.

Potrei dilungarmi sia sul MoMA – Museum of Modern Art, mecca per gli amanti dell’arte contemporanea, sia sul MET – Metropolitan Museum of Arts, immenso contenitore di opere d’arte di tutti i tempi e di tutti i luoghi del mondo, ma ho preferito inserire i link al loro sito ufficiale che sicuramente si saprà raccontare meglio di me. Posso soltanto aggiungere che si tratta di due luoghi assolutamente all’altezza della loro fama, commoventi e gestiti in maniera davvero ammirevole. 

Un’ultima cosa, per gli amanti dell’arte medievale: non dimenticate che il biglietto di ingresso al MET comprende anche l’accesso ad una sua speciale sezione distaccata, The Cloisters, un monastero realizzato a partire dal 1927 con parti di chiese e abbazie di tutta Europa, smontate, trasportate e rimontate all’estremità nord di Manhattan.


DUMBO: quello che succede oltre il Ponte di Brooklyn

brooklyn-art-landscape

DUMBO (acronimo di Down Under the Manhattan Bridge Overpass) è il primo quartiere che si incontra se si decide di avventurarsi per Brooklyn. Si tratta di una zona portuale e industriale, caratterizzata un tempo dalla presenza di magazzini di stoccaggio e di manifatture. Oggi questi edifici conoscono una seconda vita fatta di arte e design, in quanto sono diventati la nuova casa di galleristi e creativi in fuga dalla troppo cara Manhattan.

Passeggiare per questo piccolo quartiere dove Street Art è un po’ dappertutto è davvero bello: la vista verso il ponte di Brooklyn è una specie di cartolina vivente che caratterizza il panorama, mentre si respira un’aria vivace nei caffè, nei negozi e nei locali.

Se il tempo accompagna, vi garantisco che non vi pentirete di questa piccola fuga dal caos di Manhattan!


In conclusione, sapete che vi dico? Soltanto a ripensarci e a cercare qualche immagine mi è venuta una grandissima voglia di tornare a New York e di riprendere le mie esplorazioni esattamente dove le ho interrotte, in modo da arrivare più in profondità.

Voi invece ci siete già stati? Condividete quelle che sono state le mie impressioni?


Nel caso invece che vi siate persi un po’ di puntate precedenti, vi ricordo che questo è solo l’ultimo di una serie di post dedicata agli Stati Uniti, l’ultima tappa di un ragionamento che ha avuto inizio da qui: Esiste una vera “arte americana”?. Se siete curiosi di saperne di più, vi auguro una buona lettura! 🙂

Annunci

Cape Cod: il luogo dove i quadri di Hopper diventano realtà

cape-cod-landscape-hopper

Esiste un posto negli Stati Uniti in cui l’atmosfera e la luce hanno qualcosa di familiare: se si fa attenzione, non possono che venire in mente i quadri di Edward Hopper. (Sempre su di lui, ecco il link ad un altro articolo: Tre motivi che rendono Edward Hopper un grande artista)

Non mi riferisco alle grandi città come New York, che cambiano aspetto troppo velocemente e sono invase da una frenesia fuori controllo, ma piuttosto a Cape Cod, la sottile penisola affacciata sull’Atlantico dove per quarant’anni, a partire dal 1930, questo artista ha trascorso il suo tempo libero insieme alla moglie Josephine. Possedevano una casa dalle parti di Truro e ancora oggi esiste il tour organizzato che prevede la visita della sua abitazione e di altri scorci dei suoi dipinti.

Vi dirò però che io ho preferito scoprire per caso i riferimenti alle opere di Hopper e soprattutto perdermi nell’atmosfera di questo particolare luogo di mare. Dopotutto, tra colori ad olio e acquerelli esistono più di cento sue opere che raccontano di Cape Cod, quindi non è stata una ricerca troppo difficile.

Edward Hopperís October on Cape Cod oil
Edward Hopper, Ottobre a Cape Cod.

I luoghi che più amiamo ci influenzano, è inutile negarlo.

Effettivamente, io non credo che sia solo suggestione se vi dico che secondo me esiste una sorta di connessione tra questo posto ancora oggi in parte solitario, luminoso e fosco allo stesso tempo, e la ricerca pittorica di Edward Hopper, frutto dell’introspezione e della rielaborazione del mondo esterno. Dalla contemplazione di un paesaggio derivano sicuramente la sua semplificazione e la comprensione dell’essenza, ma allo stesso tempo la sua rappresentazione è qualcosa di filtrato dalla mente dell’artista.

Potrei continuare a cercare di convincervi, ma credo sia molto meglio mostrarvi qualcosa anziché continuare con le parole, non lo pensate anche voi?


Ecco quindi una serie di quadri realizzati a Cape Cod…

…e una galleria di fotografie che io stessa ho fatto in giro per la penisola

(Purtroppo ho beccato un po’ di brutto tempo, quindi ho potuto vedere solo in poche occasioni la celeberrima luce dorata che avvolge questo lembo di terra).


Che ve ne pare? Anche secondo voi lo spirito di Edward Hopper è presente in questi luoghi? So che vi ho proposto soltanto poche foto, ma spero che vi saranno sufficienti per farvi un’idea!

Esiste una vera “arte americana”?

Dopo la prolungata pausa estiva, esordisco con questa domanda complessa ma affascinante (o almeno spero), un interrogativo che mi è rimasto in testa durante tutte le ultime tre settimane.

Sono assolutamente convinta che si possa risalire ad un momento, vago o preciso che sia, in cui la cultura americana prende una sua deriva caratteristica, facendosi timidamente forza ed arrivando finalmente a scostarsi da quelli che sono i binari dettati dalla vecchia Europa, fulcro fino alla metà del Novecento di tutta la cultura mondiale.

House by the Railroad, by Edward Hopper
Edward Hopper, la casa lungo la ferrovia.

Esistono poi luoghi dove la storia sembra impazzire, punti precisi nello spazio e nel tempo in cui gli eventi si susseguono e le menti geniali hanno il loro spazio, divorandosi tutto quello che c’è intorno. Per fare un grande esempio, avete presente Firenze nel Rinascimento, la piccola città che in qualche decennio riesce a stravolgere completamente il destino della pittura?

Ecco, io credo che anche la ricerca dell’origine dell’arte e dell’architettura americana conduca in due luoghi precisi, due città con una grandissima personalità ed un fascino innegabile.

Come forse saprete (se avete seguito il blog e il profilo Instagram), negli scorsi giorni sono riuscita a esplorare un pezzetto di Stati Uniti, e più precisamente quella porzione che forse è la più cruciale dal punto di vista storico, artistico e architettonico, senza nulla togliere a tutto il resto che ancora non ho potuto vedere.

grant-wood-fall-plowing
Grant Wood, Fall plowing.

Mi riferisco a tre settimane tra Chicago, New York e tutta l’immensità che si trova in mezzo, alla ricerca di meraviglie naturali e di tracce che mi raccontassero qualcosa in più sullo sviluppo dell’arte e dell’architettura americana.

Ho visto incredibili musei, vere e proprie città nella città, palazzi, paesaggi ispiratori e capolavori a livello mondiale. Non voglio annoiarvi raccontando tutto adesso (e a dire la verità devo ancora ragionarci un po’ sopra), ma prometto che condividerò tutto con voi e arriverò a trovare la risposta della domanda che intitola questo articolo.

Sono riuscita ad incuriosirvi? Allora non perdetevi i prossimi articoli, perché ogni tanto salterà sicuramente fuori qualche bella storia su Frank Lloyd Wright, su Edward Hopper e sulla Hudson River School, solo per fare qualche esempio.


Aggiornamento: ecco i link ai post che continuano questo viaggio alla ricerca della bellezza
  1. Una grande storia che ha inizio nei meandri dell’Hudson River
  2. Il trionfo delle metropoli: la metamorfosi americana secondo O’Keeffe, Sheeler e Demuth
  3. Tre motivi che rendono Edward Hopper un grande artista
  4. Cape Cod: il luogo dove i quadri di Hopper diventano realtà
  5. Frank Lloyd Wright: 5 opere per amare il più grande architetto americano
  6. New York City: 5 luoghi imperdibili per un appassionato d’arte
  7. Perché nelle città ad un certo punto sono spuntati i grattacieli?
  8. La nuova sede del Chicago Tribune: storia di un concorso da 50.000 dollari

Aspettando New York

Aggiornamenti dall’altro lato dell’oceano.

Miei cari amici, per prima cosa vi devo dire che non mi sono dimenticata del blog, soltanto questo viaggio che sto vivendo sta assorbendo tutte le mie energie. Vi devo confessare che sono felicissima: ho pianificato per quasi un anno queste tappe e allo stesso tempo ho realizzato un po’ dei miei sogni d’infanzia (come mettere piede in Canada, anche se solo per un’ora, oppure vedere con i miei occhi i grandi laghi).

Ormai la mia dolce metà ed io siamo arrivati oltre la metà e davvero non ci possiamo lamentare, visto che persino le minacce di uragano finalmente si stanno placando.

Tra un paio di giorni raggiungeremo quella che sarà la tappa finale: New York, la leggendaria Grande Mela. Sapete che tra tutto è quello che mi preoccupa di più?

image
Uno dei primi grattacieli a Chicago, progettato da Louis Sullivan, la Robie House di F. L. Wright e un qualche imprecisato punto della Pennsylvania.

Abbiamo iniziato il nostro lungo giro da Chicago e personalmente vi dirò che me ne sono un po’ innamorata, con la sua spontanea aria da dura e la natura così poco turistica, nonostante sia una specie di mecca per gli amanti dell’architettura. Abbiamo esplorato i tesori di Frank Lloyd Wright e apprezzato l’evoluzione dei grattacieli, che è proprio qui che sono nati.

Dopo la Windy City, abbiamo conosciuto i vasti spazi pianeggianti e ondulati dell’Ohio, della Pennsylvania e dello Stato di New York, scoprendo una grande tranquillità e un altro volto della mitica America.

Adesso temo che lo scontro con la vivacissima e caotica New York City possa non soddisfare a pieno le mie rosee aspettative; sono un po’ pazza vero? Una parte di me teme che Manhattan ormai abbia venduto la sua anima ai turisti e che ormai nel mio cuore non ci sia posto per tutti. In realtà credo e spero di sbagliarmi, ma nel frattempo sapete cos’è che mi consola e che rimane come punto fermo nella mia insaziabile curiosità? Vi svelo la risposta: quello che mi tranquillizza e mi fa morire dall’impazienza è più di tutto la presenza di ben 5 musei che non vedo l’ora di vedere, 5 paradisi che sono certa mi faranno commuovere.

E allora avanti tutta, senza pregiudizi o problemi inesistenti.

Voi invece come state? Spero che per tutto settembre sia un mese bellissimo 🙂

Verso nuovi orizzonti

USA-PartenzaBuongiorno a tutti miei cari, mentre state leggendo queste parole io sono finalmente partita per il mio tanto agognato viaggio di quest’estate.

Gli Stati Uniti mi hanno attirato nelle loro spire, o per meglio dire sono io che volo verso di loro in classe turistica. Con il mio innamorato ho pianificato un gran vagabondaggio nella parte orientale, alla ricerca delle origini della cultura, dell’arte e dell’architettura statunitensi. (Ormai sapete che le mie ossessioni non mi lasciano mai in pace 🙂 )

Starò via per un po’ e non so se riuscirò ad aggiornare il blog, però se siete curiosi e vi ricordate della vostra Sottile Linea d’Ombra potete sempre dare un’occhiata su Instagram o su Facebook, dove pubblicherò qualche foto.

Spero di tornare con tante storie affascinanti da raccontare, per regalare a tutti un autunno all’insegna della curiosità. Intanto, buon inizio di settembre, io me lo godrò dall’altra parte dell’Atlantico!

Europe Top 10: Varsavia e Berlino, le due fenici del vecchio continente

Come sarebbe la vostra classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema degli scorsi articoli (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le posizioni 3 e 4 secondo La Sottile Linea d’Ombra (per tornare a scoprire la 9 e la 10, la 7 e la 8 e la 5 e la 6 basta cliccare sui numeri).

Avete mai riflettuto su come città diversissime tra loro a volte abbiano un filo sottile che le tiene legate? Oggi mi riferisco a Berlino e Varsavia, per certi versi simboli del carnefice e della vittima, ma alla stesso tempo accomunate dalla quasi totale distruzione negli anni della Seconda Guerra Mondiale.


#4 Varsavia – il simbolo della rinascita

Old Town panorama of Warsaw

Tra tutte le città europee che ho avuto la fortuna di vedere, Varsavia probabilmente è quella che più mi ha emozionato. E non mi riferisco alla reazione che ho avuto nel momento in cui qualcuno in ostello mi ha rubato lo zainone che conteneva tutti i miei vestiti, gli album da disegno e i quaderni su cui scrivevo. Al contrario, la magia di questo posto è stata così potente da cancellare le piccole cose negative delle piccole persone come me.

Il suo centro storico infatti è allegro e colorato a discapito di tutte le cicatrici che segnano in tessuto urbano, segni che solo conoscendo la storia del luogo possono essere compresi.

Varsavia è stata distrutta di proposito nella Seconda Guerra Mondiale e poi oppressa dal Regime Comunista (come dimostra il grattacielo in stile Gotham City, o più precisamente socialista, realizzato nel 1952 al posto di interi quartieri mai ricostruiti), eppure oggi appare come una metropoli moderna e allo stesso tempo legata alla tradizione, pulita e confortevole, caratterizzata da architetture ardite vicine a piazze storiche rimesse in piedi a partire dal 1945, grazie agli studi di restauro curati dalla comunità internazionale e alle donazioni di quadri e vedute d’epoca da parte dei suoi abitanti, con il fine di non dimenticare.

Ci sono stata due volte a distanza di qualche anno e ogni volta mi sono stupita dell’atmosfera di rinnovamento e dall’impegno che i Polacchi riversano nel migliorare le loro città, combattendo con edifici contemporanei il grigiore sovietico dei decenni passati.

warsaw-modern

Quella della Polonia è una storia decisamente affascinante che ho avuto modo di conoscere girandola in treno e osservandola nell’arco di cinque anni. Potrei parlare per ore ma andrei fuori tema, quindi per ora passo oltre, con la promessa di tornare in argomento prima o poi.

Per una visita

warsaw-uprising-museum

Il luogo che più mi ha impressionata e commossa è il Warsaw Rising Museum, il museo dedicato alla Resistenza di Varsavia del 1944, un importante movimento antinazista partito dal ghetto della città, durato poco più di due mesi e soffocato nel sangue, con grandi responsabilità anche da parte dei Sovietici che non hanno prestato soccorso.

Si tratta di un allestimento moderno e coinvolgente, semplice da capire e allo stesso agghiacciante, fondamentale per vedere con occhi nuovi la città rasa al suolo e rinata dalle sue ceneri.

Per una passeggiata e un po’ di svago

varsavia-centro-storico

Il centro storico rimane invece il luogo ideale per ritrovare la serenità e la felicità della vita da viaggiatori. Ci sono bei locali, negozi interessanti, architetture tradizionali e stradine bellissime, ricostruite così fedelmente da sembrare originali, evitando fortunatamente l’effetto “Parco dei divertimenti” che a volte si riscontra in questi casi.


#3 Berlino – la regina della contemporaneità

BERLIN

Ecco, tra le città che ho visitato Berlino rimane invece quella più confusa, la capitale con i contorni sfocati e i contrasti evidenti.

Ad esempio è impossibile suddividerla in centro storico, ampliamenti in età moderna e periferia, perchè la sua storia unica di città distrutta e poi tagliata a metà le ha lasciato una natura policentrica e disomogenea.  Insieme a Varsavia, bisogna tenere conto che stata la città più distrutta al termine della Seconda Guerra Mondiale.

berlino-1945-reichstag
Il parlamento tedesco nel 1945.

In più, molte sue caratteristiche non sono ancora assimilate o storicizzate ma, al contrario, vivono ancora in una fase di completo movimento, cambiano ogni giorno senza un’idea precisa di quello che riserverà il futuro, inondando il presente di un’intensità che in altre città d’Europa è davvero difficile trovare.

I quartieri sono enormi e sempre spaziosi, mentre l’edilizia è la più svariata, composta da tipologie tedesche, sovietiche oppure contemporanee e internazionali, mescolate tra loro. Dal momento che ho già parlato di tutto questo, per non diventare ripetitiva vi lascio il link: Berlino oltre il muro: la grandezza di una città ferita.

Si respira quasi ovunque un’atmosfera underground ma esiste anche una specie di nucleo che ha particolarmente a cuore la sua storia e soprattutto la cultura che da sempre riveste un ruolo importantissimo nella capitale tedesca. Mi riferisco all’Isola dei musei e ai suoi dintorni, i luoghi che inevitabilmente ho scelto di indicare “per una visita”.

Per una visita

berlino-isola-musei

Ecco, in una città come Berlino si ha solo l’imbarazzo della scelta in tema di musei da visitare, dal momento che ci sono attrazioni a dir poco imperdibili.

Per il suo valore storico e simbolico ho però scelto di concentrarmi sull’Isola dei musei, lo scrigno che custodisce i reperti di quella che è la grande tradizione tedesca nell’archeologia ma non solo, visto che si trovano qui immense opere d’arte (come l’Isola dei Morti di Bocklin o alcuni paesaggi di Friedrich). Visto che ne ho parlato e che si tratta di un argomento molto lungo, vi lascio il link a questo mio post: Berlino: tre simboli di rinascita da conoscere e amare e alla pagina di Wikipedia sull’argomento.

Per una passeggiata e un po’ di svago

east-side-gallery

E se poi si vuole invece passeggiare in un luogo unico al mondo, io credo che la scelta migliore sia quello di recarsi all’East side gallery, una lunghissima area verde dove è possibile costeggiare una grande porzione del muro di Berlino. Il lungofiume berlinese di arricchisce in questo caso di un grande valore storico ma anche di capolavori si Street Art, che meritano assolutamente un’occhiata!


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Avete visto in prima persona questi luoghi incredibili e commoventi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi l’ultima puntata, per scoprire le prime posizioni!

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Vienna e Barcellona, 50 sfumature di Art Nouveau

Vienna e Barcellona: due città tra le più turistiche d’Europa e due mete per gli appassionati di architettura, dell’arte e non solo. Un abbinamento forse a prima vista un po’ bislacco, non vi pare?

Cos’hanno infatti in comune un porto mediterraneo e la ex-capitale dell’Impero Austroungarico? La risposta è nella storia del loro stesso sviluppo, che vede un’attività fervente, insieme ad un’espansione programmata e vasta nel periodo che io preferisco: gli anni cruciali in bilico tra Otto e Novecento.

E in entrambi questi luoghi la grande crescita ha condotto ad effetti simili: una forma urbana caratteristica (i quartieri ottagonali di Cerdà in Spagna e lo sviluppo intorno al Ring in Austria) e il proliferare di movimenti artistici avanguardisti dal sapore Art Nouveau (come non citare la Secessione Viennese e il Modernismo Catalano?). Il passionale e turbato Gustav Klimt contro il fiabesco Antoni Gaudi, insomma, per semplificare.

Da bravo architetto non ho potuto che assegnare a queste due belle città i posti 5 e 6, come adesso vi esporrò meglio. (Per tornare a scoprire le posizioni 9 e 10 e 7 e 8 basta cliccare sui numeri).


#6 Barcellona – il paradiso degli architetti

barcelona-ok

Come ho anticipato, secondo me il fascino di Barcellona va ben oltre a quello di città catalana festaiola dove è possibile fare il bagno nel mare e nella sangria.

Questa città è infatti una specie di mecca dell’architettura, a partire dal gotico fino a Gaudi ma non soltanto, perché qui si trova il celeberrimo padiglione di Mies Van Der Rohe per l’Expo del ’29 (di cui parlerò più in basso) e tutta una serie di interventi contemporanei realizzati in occasione e sullo strascico delle Olimpiadi del 1992. Tra questi cito in primis il MACBA di Richard Meier, nel bel mezzo del difficile quartiere Raval: un ardito museo d’arte contemporanea che agisce da calamita per risollevare le sorti del tessuto urbano in cui è inserito.

Non voglio però ripetermi troppo, quindi vi lascio il link a un post in cui ho parlato in maniera più diffusa del mio amore per questa città: Barcellona oltre la Rambla: cinque cose da non dimenticare sulla capitale catalana.

Per una visita
barcelona-Museu_Picasso
Barcellona, Barrio gotico: il museo Picasso.

A Barcellona scegliere è molto difficile, ci sono troppe meraviglie! Da amante dei musei monografici, vi dico i miei preferiti di questo genere: il Museo Picasso nel centro storico, la Fondazione Joan Mirò nel parco della cittadella e, anche se sono un po’ un’altra cosa, una delle case progettate da Gaudi (La Pedrera o Casa Battlò direi), perché dopotutto l’architettura è il gioco degli spazi e non basta un’occhiata da fuori per capire tutto.

Per una passeggiata e un po’ di svago
Barcelona_in_Parc_Güell
Antoni Gaudì, ingresso di Parc Guell.

Se il tempo è soleggiato, non c’è niente di meglio che passeggiare per i parchi che arricchiscono questa città già così bella.

Mi riferisco al Parc Guell, giardino progettato da Antoni Gaudi a dir poco favoloso (e panoramico) e al Parco della Cittadella, emblema della Barcellona dell’Expo del 1929. Troverete infatti qui il Padiglione di Mies Van Der Rohe e il Poble espanol poco lontano, due luoghi emblematici di cui ho parlato diffusamente in questo post: Il padiglione più bello (e famoso) mai progettato per un’Expo.


#5 Vienna – l’imperatrice dell’Art Nouveau

vienna

Come forse ormai avrete immaginato, non mi stanco mai di parlare della bellissima e complessa città di Vienna, austera in certe inquadrature e infinitamente dolce in altre.

È la città europea dove meglio si respira indisturbato il clima di fine Ottocento, fatto di salotti letterari, artisti arditi e coraggiosi, palazzi imperiali e architetture avanguardiste che si scrutano sottecchi.

Non so se ricordate ancora, ma di tutti questi argomenti ho già parlato, così vi allego il link a un post che può completare il discorso: Sulle tracce della “Vienna fin du siècle”: quattro mete da non perdere!.

Per una visita
quartiere-musei-vienna
Vista del quartiere dei musei dal Leopold Museum.

Il museo del mio cuore a Vienna è un luogo tranquillo anche nei periodi più trafficati, situato in un quartiere pedonale dedicato tutto ai musei e alle gallerie, come si vede dall’immagine in alto. Sto parlando del Leopold Museum, un gioiello che contiene molti capolavori di Egon Schiele e che è a dir poco fantastico.

Visitarlo significa conoscere davvero questo grande e controverso artista, andando oltre i preconcetti e imparando ad apprezzare il suo tratto purissimo e le emozioni che esprime. (Su Schiele, ecco il link al primo di tre post per approfondire: Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi).

Per una passeggiata e un po’ di svago
Otto Wagner - Majolica Haus
Otto Wagner, Majolica Haus.

Secondo me, le più belle passeggiate per Vienna non sono quelle all’interno delle viuzze del centro storico, ma piuttosto quelle che si compiono a partire dal Ring. Qui si può trovare il trionfo dell’eclettismo e della grandiosità sia borghese sia imperiale, ma non solo.

Ad un certo punto si incontrano infatti la prima delle fermate della metro disegnate da Otto Wagner e il Palazzo della Secessione Viennese progettato da Olbrich, due piccole meraviglie del più puro e originale stile liberty. Di qui, girando per Linke Wienzeile, ci si ritrova in una Vienna più vivace e originale, caratterizzata da un mercato e dall’onnipresente modernismo (è qui che si può ammirare la casa fotografata qui in alto, nuovamente opera di Otto Wagner).

Non credo che vi stupirò se vi dico che è il mio posto preferito!

Se Vienna vi appassiona, ecco altri due post che potranno fare al caso vostro: Metropolitane verdi e guerre contro le decorazioni: anche questa è la Vienna fin du siècleQuando il troppo stroppia: dall’eclettismo più sfrenato alla rivoluzione in stile floreale.


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi le prossime puntate 😉

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Lubiana e Budapest, ai confini della Mitteleuropa

Quali mete inserireste nella classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema degli scorsi articoli (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le posizioni 7 e 8 (per tornare a scoprire la 9 e la 10, basta cliccare qui!).


#8 Lubiana – una parentesi fiabesca

Panorama of Ljubljana, Slovenia, Europe.

Con la graziosissima città di Lubiana è stato amore a prima vista, ve lo posso assicurare. Non so dirvi se la mia impressione sia stata falsata dal clima perfetto o dalla piacevolezza dei locali affacciati sul fiume che ne attraversa il centro, però nella mia memoria la piccola capitale della Slovenia rimane un centro incantato, incantevole e tutto sommato ancora molto autentico.

Non si tratta forse di un posto dove girare per una settimana intera, ma sicuramente è la meta ideale per una fuga di qualche giorno. Fuori dal turismo di massa, la città è comunque ben attrezzata per i turisti e presenta un centro storico rinnovato da poco e completamente pedonale.

Oltre all’arredo urbano originale e moderno, la città mostra al visitatore un nucleo antico e tipicamente mitteleuropeo, impreziosito da perle barocche e da bellissime costruzioni in stile secessionista viennese (tra cui il fantastico ponte con i draghi!).

L’atmosfera è accogliente e pulita, anche se i retaggi del periodo sovietico sono dietro l’angolo (come dimenticare in questo caso il più brutto ostello in cui ho mai dormito!). Fuori dal centro storico ci sono dei quartieri molto interessanti e vivaci, con curiosi esempi di street art e locali decisamente meno per turisti.

Per una visita

Partendo dal presupposto che secondo me Lubiana è una città da vivere assolutamente all’aperto, vagabondando per le sue strade, una visita che potrei suggerire è quella del castello che domina il centro storico. Sicuramente da qui si gode di un bel panorama e in più nel periodo estivo si tengono eventi  come concerti o cinema all’aperto.

Per una passeggiata e un po’ di svago

Looking down the Sava River to the pink 17th century Franciscan church

Per una passeggiata consiglio assolutamente la zona del lungo fiume, alla scoperta di tutti gli interventi di rinnovamento urbano e dei locali dove semplicemente sedere per guardarsi intorno e gustare un’atmosfera tanto piacevole.


#7 Budapest – la città dai mille volti

BudapestOK

Come vi ho già raccontato, per me Budapest è la grande metropoli dalle svariate nature che si intersecano, l’insieme dei mondi che gravitano in uno stesso universo, fondendosi e convivendo un’armonia decadente e allo stesso tempo tutto sommato serena.

La zona della collina di Buda, con i suoi palazzi, rappresenta il fulcro e l’importanza della seconda città dell’Impero Austroungarico, mentre le decine di impianti termali non nascondono assolutamente il passato turco ottomano. Il quartiere ebraico è invece un gioiello in stile Secessionista Viennese, mentre allontanandosi un po’ dal centro è impossibile non rimanere impressionati dall’impronta sovietica dei quartieri meno antichi.

Se siete curiosi, ecco i link ai due articoli che ho dedicato a questo bellissimo luogo, così evito di ripetermi: Budapest: i mille volti di una città incantataQuattro motivi per scegliere Budapest come meta per il prossimo viaggio.

Per una visita

museo-terrore-budapest

Il primo edificio che credo meriti la visita stranamente in questo caso non è un tempio dell’arte o dell’architettura, ma piuttosto un concentrato di storia: il Museo del Terrore. A discapito del nome da parco divertimenti, entrare in questo luogo significa entrare in quello che è stato un punto nevralgico sia per la repressione nazista sia per quella sovietica. Un percorso di visita moderno e decisamente fruibile mostra a tutti quanto le due dittature, una di destra e una di sinistra, siano state in realtà due facce di una stessa crudele medaglia.

Una parentesi più frivola è invece quella che può regalare il Museo di Belle Arti, sito sulla Piazza degli Eroi, nel cuore della Budapest ottocentesca borghese in pratica. Più che alla collezione permanente, consiglio di prestare attenzione alle mostre che si tengono qui.

Ad esempio durante i miei tre viaggi in questa città ho avuto l’occasione di vedere ben due esposizioni meravigliose: una su Turner che ha sciolto il cuore mio e della mia inseparabile sorella e una una su Schiele, con dei disegni tanto belli da fare emozionare anche il mio innamorato (ancora di più nel momento in cui abbiamo anche scoperto la sua tetra somiglianza con il povero Egon).

Per una passeggiata e un po’ di svago

Gellert-Bath-Palace-Budapest

Un altro ottimo motivo per amare Budapest sono sicuramente le sue acque termali, che sgorgano un po’ dappertutto e sono sfruttate a partire dall’età romana, passando per i Turchi e completando il quadro nel tardo Ottocento, quando sono tornate di moda e gli stabilimenti hanno raggiunto in molti casi la loro configurazione attuale.

Si tratta quindi di un’ottima occasione per rigenerarsi e allo stesso tempo esplorare qualche architettura che si può rivelare davvero interessante!


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi le prossime puntate 😉

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Bruxelles e Amsterdam, le regine delle Fiandre

Da dove iniziereste una classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema dell’ultimo articolo (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le mie prime due scelte.


#10 Bruxelles – la metropoli surreale

bruxelles-grandplace

Bruxelles è una capitale che non somiglia a nessun altra. Sicuramente è distante dalla bellezza pulita e austera delle città che si affacciano sul Mare del Nord (scandinave e non), così come non somiglia ai centri francesi e alla loro cura maniacale per i dettagli. Ricorda forse per certi versi la Mitteleuropa ed il suo fascino incantevole di cui ho parlato molte volte (ad esempio qui: Grand Tour 2015: sintesi di un’esplorazione mitteleuropea), eppure Bruxelles afferma la sua individualità, mantenendosi decisamente più moderna e multiculturale.

bruxelles-victor-horta-staircase
La celeberrima scala dell’Hotel Tassel di Victor Horta.

Passeggiare per le sue strade vuol dire immergersi in un mondo insieme elitario, popolare e multietnico, originato dal mix di culture e dalla ricercatezza di alcuni palazzi e negozi. Eleganti edifici borghesi affiancano costruzioni più vetuste, corredati da negozi originalissimi e da interventi moderni che conducono ad architetture futuriste e spregiudicate.

Si tratta di una città surreale e surrealista, trionfo dell’Art Nouveau e dei fumetti (Tintin per primo).

Sono infatti visibili un po’ dappertutto i segni degli illustri personaggi vissuti in questo luogo: Victor Horta (padre del Liberty), René Magritte (maestro surrealista di cui ho parlato anche qui) e Hergé (fumettista celeberrimo).

Per una visita

Ci sono due luoghi in cui secondo me chi vuole comprendere le radici moderne di Bruxelles deve assolutamente recarsi: il Museo Magritte ed il Museo Horta, due posti fantastici e assolutamente fiabeschi. Nel primo ci si può smarrire all’interno dell’universo dei surrealisti, mentre il secondo è un edificio che merita decisamente il viaggio, dal momento che costituisce il punto di connessione tra gli edifici eclettici ottocenteschi e la modernità dirompente del Movimento Moderno.

Per una passeggiata e un po’ di svago

bruxelles-comic

Un modo bellissimo per immergersi nella città di Bruxelles è sicuramente quello di passeggiare a piedi per i vari quartieri vicino al centro, Marolles in primis, e perdersi nella caccia alle numerosissime case pitturate con scene dei cartoni animati.

Esiste poi un valore aggiunto a queste passeggiate, ovvero i numerosi e rinomati mercati dell’antiquariato della domenica, un sogno per gli appassionati in pratica.

In questo caso vorrei dilungarmi nel racconto dell’epico acquisto di un’immensa incisione, del suo ancora più epico trasporto per tutta la giornata e infine della trasferta su un volo Ryanair, con il terrore che qualcosa potesse andare storto compromettendone l’importazione, ma questa è un’altra storia. Quello che mi limito a dirvi è che se vi piacciono le stampe, gli oggetti e gli abiti vintage questo è il posto che fa per voi!


#09 Amsterdam – il miraggio dei naviganti

Amsterdam

La prima cosa che si ama di Amsterdam è la sua atmosfera da città di mare, ancora fervente e vivace come un tempo. Le sue strade strette e pittoresche sono inebriate da mille profumi, mentre il suo fascino va ben oltre al Red Light District ed alla possibilità di svago nei fumosissimi Coffee Shop.

Ricordo che tutta la sua bellezza mi si è palesata di fronte quando l’ho vista per la prima volta con mia sorella, su un tram che ci ha portato non so più dove e che ha fatto scorrere dietro il finestrino le meraviglie di una metropoli fiera e moderna, avanzata culturalmente, architettonicamente ed economicamente. Siamo rimaste incantate dalle sue casette strette e alte, dai canali e dalle biciclette, tutti quei dettagli che fanno innamorare i viaggiatori.

Ho poi avuto la fortuna di conoscerla con più calma un paio di anni dopo, nel mio viaggio di laurea insieme ai miei due amici di sempre. Insieme ci siamo impegnati a conoscere ogni angolo e a visitare tutto ciò che di meglio aveva da offrire.

Per una visita

Esistono due musei in questa città tra cui assolutamente non potrei scegliere.

Il primo è il Van Gogh Museum, un centro dedicato al più celebre e sfortunato artista olandese di tutti i tempi, all’uomo sensibile che ha saputo tradurre tutte le sue emozioni sulla tela. Inutile dire che da solo merita il viaggio, non credete? Tuffarsi nei suoi capolavori è un’esperienza unica e indimenticabile, qualcosa che riesce ad emozionare anche i più scettici.

Il secondo luogo è invece lo Stedelijk Museum, ovvero il museo d’arte contemporanea, un edificio che da solo mostra la modernità di Amsterdam: si tratta di un palazzo storico con un ampliamento avanguardista, un luogo dove si espongono in maniera raffinata ed efficace capolavori di Mondrian, Malevich, Cézanne e altri maestri.

Per una passeggiata ed un po’ di svago

A proposito del divertimento di questa città (in pratica il paese delle meraviglie per molti adulti) si sa già anche troppo, o forse si dice più di ciò che realmente si sa. Ed è proprio per questa ragione che invece io taccio. Solo vi accenno della bellezza delle sue piazze nelle sere d’estate, quando l’aria è fresca e scompiglia i capelli.


Sono riuscita ad incuriosirvi? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? non esitate a farmelo sapere e, se volete scoprire le altre 8 città della Top 10 de la Sottile Linea d’Ombra, non perdetevi le prossime puntate! Se invece avete curiosità o dubbi, non esitate a chiedere.

P.S. Sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa

paris

Nel momento in cui il clima si fa caldo e manca ancora un bel po’ di tempo alle vacanze ufficiali, non viene anche a voi la tentazione di fuggire altrove, approfittando del finesettimana, della fine degli esami oppure di qualche giorno di ferie accumulato?

Ecco, se devo essere sincera io sono il tipo di persona che questo genere di tentazioni le subisce tutto l’anno, nel mezzo dell’estate così come in pieno inverno.
Negli scorsi giorni forse vi sarete accorti della mia assenza, quindi è doveroso confessarvi che la ragione è stata proprio un viaggetto da weekend lungo, una fuga a Parigi con una compagnia a dir poco eccezionale: madre, nonna e sorella, la famiglia al femminile insomma.

Illustrated-map-of-Europe-2Ma non è di Parigi che voglio parlarvi oggi (anche se prima o poi dedicherò un articolo a qualcosa di quello che ho visto): preferisco affrontare questo mese che ancora mi manca alle ferie consolandomi come posso e sperando di rallegrare e incuriosire un po’ anche voi che mi leggete.

Ed ecco che quindi vi proporrò a puntate la mia personale classifica delle 10 città europee più affascinanti (tralasciando l’Italia per evitare il conflitto di interessi).

Ovviamente lo farò a modo mio. Non temete, cercherò di non essere la brutta copia di una guida stile Lonely Planet, ma piuttosto di raccontare quello che mi viene meglio, ovvero le caratteristiche che secondo me spingono questi luoghi oltre la linea d’ombra, il loro fascino unico e la loro particolare grande bellezza.

Il nostro vecchio continente, ultimamente non troppo in forma, riesce comunque a brillare grazie alle sue molteplici gemme, alle decine di capitali e di crocevia che nel corso dei secoli hanno disegnato e forgiato il suo aspetto attuale.


Grazie ai voli low cost e a ben 5 interrail (viaggi in treno convenzionati in tutta Europa per periodi di tempo da 15 a 21 giorni nel mio caso), posso dire che negli ultimi anni ho avuto la fortuna di vedere moltissime città e di essere stata incantata e risucchiata dalla loro anima. Vedere posti diversi e attraversare il continente su un treno permette di conoscere e di osservare la gente e le loro abitudini, approfittando di consigli inaspettati e scoprendo le meraviglie nascoste, visibili solo nel momento in cui ci si immerge nell’atmosfera tipica dei luoghi, magari con l’aiuto di qualche libro o di qualche artista che li rappresenta, racconta o riproduce.

Permettetemi dunque nei prossimi giorni di condividere con voi un po’ dell’amore che ho imparato a nutrire, e portate pazienza se ogni tanti mi perderò in nostalgici aneddoti.

…Sono riuscita ad incuriosirvi? Fatemi sapere! 😉

L’incredibile scoperta di una scultura pop vecchia di 500 anni

Cosa possono avere in comune la decorazione lapidea di un palazzo spagnolo e un personaggio della serie Guerre Stellari?

Non sono impazzita, ve lo giuro (o almeno credo): in realtà questo è il contributo al blog di un mio vecchio amico, uno dei pochi che hanno superato la soglia dei dieci anni di sopportazione. Per tutelare la sua privacy lo chiameremo semplicemente A.B. e per conoscerlo vi sottopongo un suo flusso di coscienza divertente e leggero, che trovate qui di seguito.


“Esiste, in un angolo del centro storico di Valencia, uno splendido palazzo costruito tra la fine del quattrocento e i primi del cinquecento per celebrare la ricchezza e la potenza dei mercanti di seta, all’epoca dominatori dell’economia cittadina.

La pietra chiara con la quale fu costruito è oramai molto scavata, ma ancora si distinguono le tante figure che decorano le colonne e i portali; volti e forme fantastiche ma non prive di un loro gusto, a testimoniare la fantasia degli scalpellini e la volontà di stupire (e di lasciare un segno – o forse un messaggio) da parte dei facoltosi committenti. Ve ne sono di fogge diverse, tutte accomunate da elementi fantastici e al limite paurosi.

Una in particolare aveva stimolato la mia curiosità di vacanziero.

valencia-pop

Sul momento non mi aveva colpito più delle altre: ma dal cassetto “cinefilo” della mia memoria stava uscendo con prepotenza un’associazione mentale davvero insospettabile. Chi di voi non conosce Chewbacca, il gigantesco compagno peloso del mitico Han Solo, eroe della fortunatissima serie Star Wars? Beh, magari il personaggio vi sfugge (ha un ruolo secondario), ma la serie la conoscete certamente e almeno un film (dei 7 prodotti, con seguiti in lavorazione, serie tv ecc ecc) vi sarà toccato, non fosse altro per compiacere fidanzati o amici appassionati.

Star Wars è un film che ha lasciato un segno profondo sia nel mondo della cinematografia che nel mondo della cultura popolare. I suoi personaggi (Chewbacca compreso) sono delle vere e proprie icone pop, riprodotti oramai da un quarantennio su migliaia di gadget: dai giocattoli alle magliette a qualsiasi oggetto possa passare per la mente (bacata!) dei produttori di merchandising.

Icone talmente fissate nell’immaginario collettivo da arrivare a confrontarsi direttamente con il pregevole prodotto di un ignoto scalpellino Valenciano del quindicesimo secolo.

Che cosa è dunque la cultura popolare?

Tutte le forme d’arte sono per definizione nate “pop”, ma nel corso dei millenni sono sorte e si sono sviluppate alcune derivazioni cosiddette “alte”; cresciute su sé stesse, a volte in maniera talmente autoreferenziale da essere difficilmente riconoscibili a chi non ne conosce le regole (entrerà negli annali la storia degli occhiali da sole al MoMa, raccontata qui).

Moma-mistake1

Il pop no: evolve, si ramifica, ma rimane per definizione immediato, pronto per essere consumato da chiunque; spontaneo e istintivo, segue gusti (e disgusti) del “popolo”, colpisce alla pancia più che alla testa (ma il cuore – si sa – è più vicino allo stomaco che al cervello), è potente ma allo stesso tempo incontrollabile e genera miti con la stessa semplicità con cui poi li demolisce.

Chi – come me – conosce e coltiva la passione delle arti “alte”, molto spesso tende a chiudere gli occhi (magari con un velo di disprezzo) di fronte a quanto la cultura popolare produce e impone; è un vizio antico che si iscrive alla categoria “élite vs. popolino”, e traduce in maniera garbata alcuni istinti primordiali dell’uomo. Sono perfettamente d’accordo con chi critica la cultura pop (televisioni, pubblicità, cinema e tutto il resto ne danno occasione quotidianamente) per le sue bassezze e per la sua voracità; ma non posso negare di subirne in qualche modo il fascino ancestrale.

La POP art – che nel corso dell’ultimo mezzo secolo ha riempito di zuppe Campbell le migliori gallerie d’arte del mondo – è in un certo senso un esempio: l’arte “alta” che si appropria di un nome e di un titolo (invidia latente o omaggio?) senza avere la minima intenzione di sposarne la vera natura. Wahrol e i suoi contemporanei non furono esponenti della cultura popolare: furono dei grandissimi artisti che ne avevano subito il fascino e la potenza evocativa, e ne fecero un nuovo prodotto artistico da elevare sul piano della “grande arte”.


Questo incontro fortuito con l’effige di un Chewbacca cinquecentesco – che ha stimolato questa arzigogolata riflessione – per me rimane significativo. Significativo anche per chi, come me, vive amando molte forme di arti “alte”. Significativo non solo per il poter apprezzare lo splendido lavoro di un artista che mezzo millennio fa ci ha lasciato un pezzo di sé stesso; ma anche e soprattutto perché ha saputo evocare una riflessione e stimolare il mio fascino per quella parte del mondo culturale che – forse a torto – troppo spesso trascuro.

La cultura pop permea la nostra società: spesso nel bene, a volte nel male; trascurarne gli stimoli (almeno quelli positivi) è un gesto davvero troppo egoista per chiunque si consideri un vero appassionato di ogni forma d’arte.”


Allora…Questa riflessione vi ha incuriosito? Ovviamente sono di nuovo io, la vostra Sottile Linea d’Ombra, e mi chiedo se forse anche io a volte sono un po’ troppo snob nei confronti di tutto quello che possiamo definire pop. Purtroppo è molto più difficile giudicare il passato che il presente, non siete d’accordo con me?

Detto ciò, vi saluto e mi auguro che questa digressione vi sia piaciuta, anche perché potrebbe essere la prima ma non l’ultima. 😉

 

5 modi per vivere da turisti nella propria città

torino turistica2La città non è soltanto il luogo trafficato che affrontiamo tutti i giorni: allo stesso tempo è la meta di turisti che nella macchina a fianco non notano nemmeno la strada congestionata, distratti dalle sagome degli edifici e dalla bellezza di alcuni scorci che noi non vediamo nemmeno più. Oltre la stanchezza e la banalità della routine si apre il paese delle meraviglie, originato dall’insieme dei dettagli che trascuriamo troppo spesso.

Allora sapete qual è il consiglio che io vorrei dare a tutti per vivere meglio anche senza l’idea un viaggio fantastico dietro l’angolo? Io sostengo che bisogna prendersi dei momenti per dedicarsi a vivere la propria città da turisti, ovvero con la meraviglia nello sguardo.

Quindi ecco i miei migliori suggerimenti, proprio in questo periodo in cui li ho sperimentati dopo un tempo in cui avevo trascurato troppo la mia bella Torino, che tra l’inverno e la primavera è super affascinante.

torino turistica


#1 Stare seduti da qualche parte mangiando qualcosa di buono e osservando la città

A volte per sentirsi in vacanza basta sedersi a bere qualcosa in un caffè storico oppure affacciati su qualche bella piazza, mettendo per qualche attimo via il lavoro e i pensieri, trovando il tempo per leggere, disegnare, chiacchierare con qualche vecchio amico o semplicemente osservare il panorama. Ogni tanto è bello concedersi una colazione prima di partire in quarta, oppure anche solo guardare la gente da una panchina.

Ci sono dei luoghi a Torino che per me hanno un fascino speciale e mi ricordano altri luoghi o altri momenti, come il lungo Po con le gabbianelle che volano dappertutto, la scala di Palazzo Madama e una decina di bar sparpagliati per la città. Vale lo stesso anche per voi?


#2 Partecipare a tours o visite organizzate un po’ sopra le righe

Credo che in molte delle nostre città esista la possibilità di partecipare a tours, magari serali, che raccontano le curiosità del luogo ai suoi abitanti. 

Sono sempre stata un po’ scettica, ma una serata nei meandri della “Torino Sotterranea” mi ha fatto cambiare idea, visto che ho avuto l’opportunità di intrufolarmi in luoghi sconosciuti e inaccessibili, il tutto immerso in un’atmosfera di mistero. Dai cunicoli delle fortificazioni seicentesche alle regie ghiacciaie, passando per un cimitero e per gli infernotti della città. Consiglio a tutti i torinesi e non solo di regalarsi quest’esperienza!

Ci sono tours altrettanto interessanti e curiosi anche nelle vostre città? Sono molto curiosa di saperlo, visto che sono sempre alla ricerca della prossima meta!


#3 Scegliere un pomeriggio apposta per passeggiare senza meta (magari con la macchina fotografica al collo!)

Questa, tra tutte, è forse la mia attività preferita da finta turista. Volete sapere nel dettaglio come funziona? Eccovi serviti.

Si parte da foto, aneddoti o letture che mostrano aspetti o punti di Torino sconosciuti che sembrano abbastanza interessanti da incuriosirmi, poi passo ad un’ispezione dettagliata su Google Earth. Qui vedo se il tessuto del quartiere mi ispira, infine cerco possibili collegamenti con altri luoghi panoramici, fino a trovare il primo momento libero per partire. 

Spesso poi da un posto finisco all’altro, fino a camminare per chilometri e chilometri, fotografando tutto quello che mi interessa senza vergogna.

Succede anche a voi o sono l’unica così originale? (Per non dire di peggio!)


#4 Guardare un film ambientato nella propria città

Consiglio perfetto per i giorni di pioggia.

Certi film hanno il potere di mostrare un lato diverso delle città rispetto a quello che siamo abituati a vedere, regalandoci l’impressione di una personalità per quella che può essere una musa un po’ inconsueta. Non vi viene in mente Woody Allen con la sua New York?

A me è capitato nelle scorse settimane di rivedere Santa Maradona e Andata/Ritorno, entrambi film di Marco Ponti ambientati a Torino ormai circa 15 anni fa. Vi dirò che mi ha fatto una strana impressione vedere immortalati luoghi dove il tempo non è passato e punti che invece sono quasi irriconoscibili.


#5 Scoprire qualche mezzo pubblico panoramico e farci un bel giro sopra

Forse a questo punto penserete che sono pazza, ma vi confesso che a me piace da matti girare senza meta sui mezzi pubblici, soprattutto sui tram che attraversano il centro oppure quartieri interessanti dal punto di vista dell’architettura. 

Il mio preferito è il 16, un tram che viaggia in tondo intorno al centro di Torino, attraversando Piazza Vittorio e Porta Palazzo, costeggiando il Parco del Valentino e tutti i quartieri a metà tra il centro storico e la parte più contemporanea, in equilibrio tra Ottocento e Novecento per così dire.

Chissà se troverò qualche altro amatore dei mezzi pubblici!


Detto questo, spero di essere riuscita a incuriosirvi un po’ e mi chiedo quali siano invece i vostri modi per vivere da turisti la vostra città, se ne avete di particolari.

In ogni caso, vi invito ancora una volta a seguire i miei consigli e a farmi sapere se vi convincono!

Parigi in autunno: la magia della ville lumière

parigi-autunno-cosa-vedere

Avete presente il fascino di Parigi in autunno, quando la luce inizia a farsi limpida, le vetrine si illuminano presto la sera e diventa bellissimo passeggiare nei profumi e nel tepore delle vie più strette?

Ripensare a questo per me è sempre fonte di grande emozione. In effetti sono ormai passati esattamente tre anni da quando il mio innamorato ed io (una coppia al tempo nuova di zecca) ci siamo fatti rapire dall’atmosfera magica della capitale francese, per la prima volta insieme in una cosiddetta fuga romantica.

La bellezza dell’autunno nelle grandi città è costituita dalla gradevolezza delle passeggiate, dai colori più vivi e dal fresco che rende ancora più piacevole l’ingresso nel clima confortevole dei musei. Per queste ragioni sono convinta che anche Parigi dia il meglio di sé in questo periodo dell’anno, ma non solo: credo che in questo momento diventi anche più visibile quell’aura che l’ha resa la musa ispiratrice per un sacco di artisti, insieme all’atmosfera seducente dei locali della belle époque e della vita bohémien.

Riesco a ricordare il fascino dei giri per il museo d’Orsay e per il Louvre, oltre alle passeggiare per Montmartre e nel Marais, ma non è di questo che voglio parlare oggi. Oggi mi piacerebbe ricordare insieme a voi cinque luoghi che, secondo me, in questa stagione ma non soltanto meritano il viaggio.


1. I passages couverts

parigi-passages

Se la giornata è grigia e si comincia a essere stufi dell’eccessiva folla, smarrirsi per i passages couverts può rivelarsi la soluzione ideale.

Di cosa si tratta? Di numerosissime gallerie coperte che simboleggiano la Parigi che non esiste più, quella della borghesia prima dei grandi boulevards di Haussmann (per chi fosse incuriosito da questo tema, ecco un articolo da non perdere: La nostra amatissima Parigi e le sue trasformazioni scellerate). In questi passaggi in ghisa e vetro, decorati spesso in stile eclettico, è possibile smarrirsi nei caffè,  nelle librerie e nei negozi di antiquariato e di arte. Insomma, un paradiso per chi cerca le tracce di pittori e intellettuali d’altri tempi!

Per saperne di più ed eventualmente andare a cercare queste meraviglie nascoste, ecco un link da cui partire: I passages couverts di Parigi.


2. Lungo Senna, Champs Elysées, Grand e Petit Palais

parigi-petit-palais

Sarò banale ma la parte più sfavillante di Parigi in autunno diventa ancora più affascinante, così come il tramonto sulla Senna oppure lungo gli Champs Elysées, ad esempio in Place de la Concorde.  Guardare le vetrine e le facciate dei ricchissimi palazzi dopotutto non è così male, se per di più si può tranquillamente camminare sino ad essere stufi del primo freddo della stagione.

La parte più bella è la possibilità di rifugiarsi dall’aria pungente oppure dalla pioggia: se i negozi intimoriscono oppure annoiano, poco lontano ci sono gioielli ben più brillanti, il Grand Palais e il Petit Palais, che accolgono i visitatori a braccia aperte.

Simboli della Parigi delle esposizioni universali, questi straordinari edifici ospitano sempre mostre interessanti e ben organizzate, anche se, soprattutto nelle festività, si dovrebbe mettere in conto un po’ di coda…Ancora ricordo le quasi tre ore di coda per vedere una mostra di Hopper! (che poi è riuscita ad aprirmi gli occhi su una nuova realtà)


3. Quartiere Latino e Saint-Germain-des-Pres

parigi-saint-germain-des-pres

Quando invece le giornate sono soleggiate, credo che ci siano poche cose più belle che passeggiare per il quartiere latino (e per la precisione in Saint-Germain-Des-Pres), ovvero nell’anima intellettuale della antica città di Parigi. Se si fa attenzione, girovagando per le strette vie si scorgono le tracce del passato medievale della metropoli, inserite perfettamente in un tessuto urbano vivace e accattivante.

Ancora oggi qui spopolano librerie ricercate e negozi sofisticati: effettivamente vi consiglio di non perdere tra gli altri il negozio della Taschen, un paradiso per gli amanti dei libri d’arte, architettura e fotografia!


4. La Défense

parigi-defense

Questo punto è sicuramente quello che maggiormente si discosta dall’immagine fiabesca e maledetta di Parigi, visto che il salto in avanti nel tempo è piuttosto notevole.

Eppure la Défense è una parte della città che non deve essere dimenticata e che soprattutto merita una visita, per la geometria dei suoi paesaggi e per la vista che offre della metropoli. Posso garantire che dall’esplanade, o ancora meglio dall’alto della Grande Arche, si può assistere alla bellezza panoramica del tramonto, delle luci autunnali e del clima burrascoso. (E lo dice una che per la prima volta ci è andata con la febbre alta ma è riuscita comunque ad apprezzare)


5. Il Musée Marmottan

parigi-museo-marmottan-monet

Per finire, non posso resistere: devo necessariamente citare almeno un museo! Credo che uno dei più belli da visitare sia il Marmottan, un’oasi tranquilla nel caos della metropoli, una piccola entità che però ospita assoluti capolavori di Monet e dell’impressionismo, come il celeberrimo Impression: Soleil levant (per i curiosi, ecco dove approfondire su questo quadro: “Impression, soleil levant”: l’alba di una nuova era).

Raggiungibile a piedi dalla stazione della metropolitana di La Muette, questo edificio si trova in un bellissimo quartiere vicino al Bois de Boulogne, in una zona tranquilla e immersa nel verde. Si deve attraversare un piccolo parco, dove con il sole un picnic può diventare un’opzione favolosa. (Come ben sappiamo mia sorella ed io, che in un’altra occasione abbiamo banchettato proprio lì all’inizio di un lunghissimo viaggio).


Allora, avete anche voi voglia di partire quanto me? Non posso negarlo: Parigi mi affascina e mi attira oltre ogni ragionevolezza. E se oggi ho parlato di luoghi che la caratterizzano, prossimamente vorrei dedicare un articolo ai quadri che meglio hanno saputo rappresentare il suo spirito, prima che venisse inquinato dall’eccessiva contemporaneità. Spero che vi piacerà!

Grand Tour 2015: sintesi di un’esplorazione mitteleuropea

europa-grand-tourDove inizia la modernità? Quali sono le tappe che collegano i grandi edifici classicheggianti ottocenteschi ai grattacieli vetrati?

Negli scorsi giorni ho cercato di individuarle e di risalire per la Mitteleuropa in una sorta di “grand tour contemporaneo”, inseguendo le radici della cultura contemporanea, per quanto riguarda l’arte e soprattutto l’architettura.

Per non essere troppo prolissa o ripetitiva, ho provato a selezionare quattro mete particolarmente rappresentative, che ora riepilogherò brevemente, per concludere l’argomento e individuare altri spunti, visto che avrei potuto parlare di tanti altri bei posti.


| I TAPPA | VIENNA E IL RING: CAOS E MODERNITÀ NELLA CAPITALE ASBURGICA

stile-floreale-secessione-viennese-olbrich2

Come ormai credo che sappiate, per me il periodo della Secessione Viennese è fondamentale per comprendere l’architettura del XX secolo, proprio perché costituisce una soluzione di continuità tra l’Ottocento e il Novecento.

Bisogna ammettere che il liberty, nelle sue diverse accezioni, imperversa in varie città europee, come Bruxelles, Parigi, Barcellona e persino Torino, Palermo e Milano, nel loro piccolo. Allora cosa rende diverso lo sviluppo della sua versione viennese? Sicuramente il forte impatto nel mondo culturale del tempo (come ho già più volte detto), ma per me il suo fascino è anche un altro.

La sua bellezza è che il movimento secessionista non si limita alla capitale austriaca ma raggiunge tutto l’impero asburgico, quell’impero vastissimo che nel 1918 viene disgregato e che ora è composto da innumerevoli realtà diverse, più o meno complesse, vincolate a diversi destini. Ma le tracce del passato comune sono presenti: girando per le vie centrali di bellissimi centri come Budapest, Lubiana o Praga si percepisce un filo che le lega insieme, una base comune leggibile nei ponti cittadini, negli edifici art nouveau e negli elementi di arredo urbano. Sono differenti le lingue parlate e le fisionomie dei volti che si incontrano, eppure permane un’aura immortale che le fa confondere nella memoria e le tiene unite.

Per rivedere l’articolo che parla della prima tappa del Grand Tour, vi invito a cliccare qui: Quando il troppo stroppia: dall’eclettismo più sfrenato alla rivoluzione in stile floreale.


| II TAPPA | LA COLONIA DEGLI ARTISTI A DARMSTADT

darmstadt-colonia-artisti3La Colonia degli Artisti rappresenta l’immediata evoluzione della Secessione, che si trasforma da argomento dei salotti a vera e proprio accademia per l’arte, l’architettura e l’arredamento.

Per rivedere questo articolo, vi invito a cliccare qui: Alla ricerca dell’Opera d’arte totale: intensità e follia in equilibrio tra due secoli.


| III TAPPA | LA SCUOLA PERFETTA PER L’ARCHITETTURA PERFETTA

Il cortile del Bauhaus, a Dessau.

Con il Bauhaus, da accademia di matrice ottocentesca si arriva a università in chiave moderna, un luogo di sperimentazione dove si possono ammirare i capisaldi dell’architettura e dell’arte contemporanea, grazie ai grandi maestri che vi hanno insegnato. Ma in altri casi anche le opere degli stessi professori diventano manifesti delle loro idee. 

Ecco, io in un moderno Grand Tour inserirei anche Vila Tugendhat a Brno di Ludwig Mies Van Der Rohe, visitabile e tutelata dall’Unesco. Si tratta di una villa situata sulla collina della città morava che si riesce a comprendere a pieno soltanto guardandola dal vivo, perché è proprio vero che l’architettura è soprattutto una questione di percezione degli spazi, oltre che di estetica del costruito.

Un’altra città da vedere su questo tema è certamente Stoccarda (che non ho ancora avuto l’occasione di visitare, quindi in questo caso vi parlo basandomi solo su ciò che ho studiato), dove nel 1927 viene organizzata un’esposizione sul Movimento Moderno, curata di nuovo da Mies Van Der Rohe. Qui, con lo scopo di esaltare la modernità, viene realizzato un intero quartiere da 16 grandi architetti e ancora oggi sono visitabili 14 dei 21 edifici originali.

Per rivedere i due articoli sui temi del Bauhaus e del Movimento Moderno, vi invito a cliccare qui: Geometria, semplicità e purezza: i pilastri di una nuova modernità, oppure qui: Bauhaus: seguendone le tracce tra Berlino e Dessau


| IV TAPPA | LA CITTÀ CHE RISORGE DALLE SUE CENERI

Berlino

Infine, il nostro viaggio virtuale ci ha condotti a Berlino, per ammirare la sua atmosfera decadente da ex-città sovietica insieme alla grande volontà di rinascita che le sta cambiando il volto.

Vi dirò che a me questo mix di percezioni e di contrasti piace molto, infatti sono un’appassionata viaggiatrice in un altro paese che condivide un destino per certi versi comune, la Polonia. Effettivamente, in tema di vere e proprie “resurrezioni”, potrei parlare di città come Varsavia e Danzica, luoghi in cui sono stata più di una volta  e che ho amato sin da subito. Le avete mai viste? Non posso mettermi a descriverle ora, aprirei una specie di vaso di Pandora, piuttosto aspetterò il momento per mettermi a raccontare di questo Paese così complesso e affascinante.

Nel frattempo, per rivedere l’articolo su questa tappa, vi invito a cliccare qui: Berlino oltre il muro: la grandezza di una città ferita.


tirando le somme

Per finire (e direi proprio che è giunta l’ora di concludere), vi riporto nuovamente la frase di Milan Kundera che ho scritto prima di iniziare questo viaggio virtuale, sperando che dopo tutte queste parole si sia almeno un po’ arricchita di significato.

La Mitteleuropa non è uno Stato. E’ una cultura o un destino. I suoi confini sono immaginari e devono essere ridisegnati al formarsi di ogni nuova situazione storica.

Forse adesso si tratta di una realtà meno viva rispetto al passato, ma non per questo la sua memoria perde di importanza, visto che quello che vediamo oggi nei quartieri più recenti delle nostre città è il frutto, nel bene e nel male, di quello che è esistito prima e di cui ho cercato di scrivere sino ad ora.

Alla ricerca delle radici dell’arte contemporanea: dove conduce un moderno Grand Tour europeo?

europa-magica-viaggiare
Perché scegliere di viaggiare in Europa?

Di ritorno dal mio ultimo grande viaggio europeo, mi sono resa conto di avere meditato molto su quanto sia importante la conoscenza del nostro vecchio continente.

Così, ora vorrei scrivere di qualcosa che conosco, di quel tempo fenomenale che nell’ultimo secolo (e un paio di decenni più in là) ha portato non solo a tutto quello che vediamo oggi nelle nostre città, ma anche a quello che purtroppo non possiamo più vedere per colpa dei terribili errori commessi in questo periodo da idioti megalomani e da gente senza onore o fantasia.

Non saremmo poi gran che se non avessimo un passato, se non seguissimo le tracce di qualcuno e se il nostro presente non fosse influenzato da chi che ci ha preceduto.

Quindi, ecco che ancora oggi, nel terzo millennio, io sponsorizzo quello che potrebbe essere un moderno Grand Tour, come facevano nel Settecento i promettenti ragazzi che da lontano venivano a curiosare nella nostra bella Italia.

Diciamocelo, ultimamente la vecchia Europa non è certamente la meta più alla moda, sarà perché attira meno dei grattacieli di Dubai e New York, dell’Oriente o delle isole sperdute negli oceani. Però io sono convinta che conoscere il nostro continente sia fondamentale per noi che ci viviamo, soprattutto se vogliamo essere parte di un mondo che va oltre il nostro naso. Giudicare è bello, ma è ancora più bello giudicare se si comprende quello che si sta vedendo.

E poi ci sono così tanti posti meravigliosi da girare!


Quali mete per un moderno gran tour?

Per compiere un viaggio alla ricerca delle radici e delle cicatrici del presente, non andrei a Parigi, a Londra e nemmeno a Roma. Per capirci, non che snobbi queste città meravigliose, ma sono dell’idea che la loro grande bellezza abbia origini più lontane e spiegazioni più complesse.

A livello culturale e soprattutto artistico e architettonico, sono i Paesi dell’Europa centrale che sceglierei, senza ombra di dubbio. Vi parlerò di nuovo di Mitteleuropa: temo che sembrerò un po’ monotona, ma cercherò di convincervi dell’esistenza di quel sottile filo rosso che lega città oggi diverse come Berlino, Praga e Vienna, che unisce realtà a prima vista opposte come la Secessione Viennese e il Bauhaus, per fare due esempi. Esiste qualcosa che secondo me avvicina le decadenti città troppo a lungo sovietiche, con le loro periferie tutte uguali, e lo scintillio delle metropoli dai  viali alberati e dai tesori barocchi.

Come dice Milan Kundera, uno scrittore ceco di cui non so molto altro, La Mitteleuropa non è uno Stato. E’ una cultura o un destino. I suoi confini sono immaginari e devono essere ridisegnati al formarsi di ogni nuova situazione storica.

Spero che non vi annoierò in questo viaggio virtuale alla ricerca delle origini delle città contemporanee e dell’arte di oggi e garantisco che cercherò di partire non troppo da lontano, (almeno per i miei gusti).

Siete curiosi di sapere quale sarà la prima tappa? Nessuna anticipazione: seguitemi e non tarderete a scoprirlo. 😉