Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi (3/3)

Egon Schiele, ragazza nuda accovacciata.
Egon Schiele, Ragazza nuda accovacciata.

Il significato universale

Ultimo ma non meno importante, è finalmente il momento di citare la qualità forse più affascinante e complessa, ovvero la capacità che hanno alcune opere d’arte di essere universali, di andare oltre a ciò che strettamente rappresentano per aprirsi a mondi sconfinati.

Schiele_-_Selbstbildnis_mit_Hemd_-_1910Nei suoi autoritratti, Egon Schiele non trasmette soltanto la sua immagine, ma riesce a catturare tutto il tormento di un ragazzo turbato e ansioso, che non arriva ad incarnare l’ideale che vorrebbe rappresentare.

Allo stesso modo, le sue modelle non sono la moglie, la sorella o l’amante, ma la donna in generale, seppure a volte nella concezione un po’ morbosa che non è assolutamente rara da incontrare nei primi anni del Novecento. Molto spesso sono anche ragazze sicure di sé, certe dell’influenza e del potere che possono arrivare ad avere sugli uomini.

Persino gli alberi, le case e i paesaggi si allontano da quello che è un luogo geografico, diventando l’espressione concreta di stati d’animo tra i più differenti, dalla speranza allo sconforto più totale.

Egon_Schiele_079Darei moltissimo per poter immaginare la vette a cui Egon Schiele sarebbe potuto arrivare, se si considera che a ventotto anni, finalmente libero dagli spettri dell’adolescenza, possedeva già una maturità tale da trasmettere attraverso la pittura una gamma tanto vasta di emozioni. Mi piacerebbe sapere immaginare l’influenza che avrebbe potuto esercitare sul panorama culturale europeo, austriaco ma anche viennese, dal momento che questa grande città non riuscirà più a garantire un clima culturale così vivo, dimenticando gli smodati anni fin du siècle.

Eterno è Dio, che l’uomo lo chiami Buddha, Zarathustra, Osiride, Zeus o Cristo ed eterno come lui è ciò che vi è di più divino dopo Dio: l’arte. L’arte non può essere moderna, l’arte appartiene all’eternità.

Egon Schiele, Diario dal Carcere

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Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi (2/3)

Egon Schiele, Alte Hauser in Krumau.
Egon Schiele, Alte Hauser in Krumau.

Intensità e modernità: due ragioni per interessarsi

Per quale motivo Egon Schiele viene inserito nei libri di storia dell’arte, nonostante la morte prematura e l’apprezzamento altalenante di cui gode?

Egon_Schiele_-_Mother_and_Daughter_-_Google_Art_ProjectPer cominciare, il suo fantastico tratto, le linee sicure e precise che costruiscono i suoi disegni senza esitazioni, sbavature o esigenze correttive. Avete mai visto da vicino una sua opera? Soltanto guardando da vicino potete capire la sensazione di perfezione che traspare, come se la matita fosse guidata da un irrefrenabile spirito di bellezza e armonia.

Tuttavia non è sufficiente la tecnica a rendere grande un artista, dopotutto in giro quanta gente c’è che disegna benissimo ma non arriva a trasmettere? Quello che, almeno ai miei occhi, è un elemento essenziale è l’intensità, intesa come la capacità di trasmettere all’ignaro osservatore tutto il bagaglio emotivo che si cela dietro a ogni soggetto, dal più elaborato al più banale. In questo senso, Egon Schiele è un maestro, nel momento in cui riesce a far parlare persino gli alberi scheletrici, oppure gli edifici stanchi e foschi, addossati l’uno all’altro, dei borghi austriaci.

Schiele_-_Landschaft_mit_zwei_Bäumen_-1913Infine, un’altra grande caratteristica è l’estrema modernità delle sue opere, che rientrano alla perfezione nel dibattito culturale del periodo e allo stesso tempo non ne sono fagocitate, anzi, ne diventano la personalissima interpretazione. Nei lavori di questo artista si riconoscono elementi cubisti, espressionisti, art nouveau e simbolisti ad esempio, ma non per questo i soggetti sono meno riconoscibili, meno legati al loro creatore. La grandezza dei maestri come Egon Schiele è proprio la capacità di non rimanere imbrigliati nelle etichette, ma di perseguire le loro ricerche, di esprimere le loro idee, senza finire a somigliare a nessuno, ma allo stesso tempo senza perdere il legame con il contesto in cui si vanno inevitabilmente ad inserire.

Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi (1/3)

Egon Schiele, Quattro alberi, 1917.
Egon Schiele, Quattro alberi.

Il dramma di morire a 28 anni

Egon Schiele, Autoritratto.
Egon Schiele, Autoritratto.

Non posso che iniziare raccontando, seppure brevemente, alcuni cenni biografici, perché ritengo siano necessari per capire veramente questo artista geniale, che prima di tutto è stato un ragazzo tormentato e insicuro, in bilico tra voglia di vivere e gli spettri che lo inseguivano. Cercherò comunque di stare nelle 300 parole, in modo da non iniziare ad annoiare.

Così, veniamo a noi: Egon Schiele nasce vicino a Vienna nel 1890 (convenzionale inizio della stagione fin du siècle), ha una famiglia normalissima e a scuola non ottiene buoni voti, per dirla con un eufemismo. Fino a qui tutto normale, trattiamo allora dei primi due fattori straordinari che lo riguardano: da una parte, la morte del padre quando ha appena 14 anni, evento che minerà la sua personalità adolescenziale, e dall’altra, la incredibile abilità che gli permette di essere ammesso all’Accademia di Belle Arti di Vienna a soli 16 anni.

Da qui iniziano gli alti e bassi: l’approvazione da parte di maestri del calibro di Otto Wagner e Gustav Klimt, e allo stesso tempo le critiche da parte degli insegnanti universitari, che non sono aperti ad una tale innovazione. In questi anni Schiele è un ragazzo insoddisfatto ed incompreso, che non apprezza l’accademia e cerca l’ispirazione fuori, tra gli echi Art Nouveau e i colori dell’Espressionismo. Così, nel 1909 lascia la scuola e si dedica ad esporre a a creare utilizzando ragazze e bambini come modelli. Finalmente emergono linguaggi e temi caratteristici: un’angoscia esistenziale tutta novecentesca insieme ad un desiderio di introspezione, sicuramente legato a temi modernissimi come la psicoanalisi, che sono i protagonisti delle sue opere. Tuttavia la fama è ancora lontana, anzi nel 1912 viene addirittura incarcerato con l’accusa di avere sedotto una minorenne e di produrre arte pornografica.

Tra in 1913 e il 1914 finalmente si avverte una notevole inversione di tendenza. Anche Egon Schiele è destinato ad attraversare la linea d’ombra, che per lui assume le fattezze del successo e dell’amore finalmente adulto e senza tenebre, che conduce al matrimonio con Edith Harms. Così inizia una nuova fase di pittura più consapevole e di maggiore equilibrio, che rende Schiele la figura di maggiore spicco nel panorama viennese del momento.

Ora, è inutile chiedersi a quale vette possa portare questa nuova direzione, quali influenze possa creare negli anni Egon Schiele, perché nel 1918 muore per colpa dell’influenza spagnola, tre giorni dopo la moglie, incinta di sei mesi.

Ovviamente ho superato il numero di parole prefissate (sono arrivata a 340) ma spero di avervi incuriosito per i prossimi articoli, dove spero di entrare nel vivo.