Europe Top 10: Varsavia e Berlino, le due fenici del vecchio continente

Come sarebbe la vostra classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema degli scorsi articoli (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le posizioni 3 e 4 secondo La Sottile Linea d’Ombra (per tornare a scoprire la 9 e la 10, la 7 e la 8 e la 5 e la 6 basta cliccare sui numeri).

Avete mai riflettuto su come città diversissime tra loro a volte abbiano un filo sottile che le tiene legate? Oggi mi riferisco a Berlino e Varsavia, per certi versi simboli del carnefice e della vittima, ma alla stesso tempo accomunate dalla quasi totale distruzione negli anni della Seconda Guerra Mondiale.


#4 Varsavia – il simbolo della rinascita

Old Town panorama of Warsaw

Tra tutte le città europee che ho avuto la fortuna di vedere, Varsavia probabilmente è quella che più mi ha emozionato. E non mi riferisco alla reazione che ho avuto nel momento in cui qualcuno in ostello mi ha rubato lo zainone che conteneva tutti i miei vestiti, gli album da disegno e i quaderni su cui scrivevo. Al contrario, la magia di questo posto è stata così potente da cancellare le piccole cose negative delle piccole persone come me.

Il suo centro storico infatti è allegro e colorato a discapito di tutte le cicatrici che segnano in tessuto urbano, segni che solo conoscendo la storia del luogo possono essere compresi.

Varsavia è stata distrutta di proposito nella Seconda Guerra Mondiale e poi oppressa dal Regime Comunista (come dimostra il grattacielo in stile Gotham City, o più precisamente socialista, realizzato nel 1952 al posto di interi quartieri mai ricostruiti), eppure oggi appare come una metropoli moderna e allo stesso tempo legata alla tradizione, pulita e confortevole, caratterizzata da architetture ardite vicine a piazze storiche rimesse in piedi a partire dal 1945, grazie agli studi di restauro curati dalla comunità internazionale e alle donazioni di quadri e vedute d’epoca da parte dei suoi abitanti, con il fine di non dimenticare.

Ci sono stata due volte a distanza di qualche anno e ogni volta mi sono stupita dell’atmosfera di rinnovamento e dall’impegno che i Polacchi riversano nel migliorare le loro città, combattendo con edifici contemporanei il grigiore sovietico dei decenni passati.

warsaw-modern

Quella della Polonia è una storia decisamente affascinante che ho avuto modo di conoscere girandola in treno e osservandola nell’arco di cinque anni. Potrei parlare per ore ma andrei fuori tema, quindi per ora passo oltre, con la promessa di tornare in argomento prima o poi.

Per una visita

warsaw-uprising-museum

Il luogo che più mi ha impressionata e commossa è il Warsaw Rising Museum, il museo dedicato alla Resistenza di Varsavia del 1944, un importante movimento antinazista partito dal ghetto della città, durato poco più di due mesi e soffocato nel sangue, con grandi responsabilità anche da parte dei Sovietici che non hanno prestato soccorso.

Si tratta di un allestimento moderno e coinvolgente, semplice da capire e allo stesso agghiacciante, fondamentale per vedere con occhi nuovi la città rasa al suolo e rinata dalle sue ceneri.

Per una passeggiata e un po’ di svago

varsavia-centro-storico

Il centro storico rimane invece il luogo ideale per ritrovare la serenità e la felicità della vita da viaggiatori. Ci sono bei locali, negozi interessanti, architetture tradizionali e stradine bellissime, ricostruite così fedelmente da sembrare originali, evitando fortunatamente l’effetto “Parco dei divertimenti” che a volte si riscontra in questi casi.


#3 Berlino – la regina della contemporaneità

BERLIN

Ecco, tra le città che ho visitato Berlino rimane invece quella più confusa, la capitale con i contorni sfocati e i contrasti evidenti.

Ad esempio è impossibile suddividerla in centro storico, ampliamenti in età moderna e periferia, perchè la sua storia unica di città distrutta e poi tagliata a metà le ha lasciato una natura policentrica e disomogenea.  Insieme a Varsavia, bisogna tenere conto che stata la città più distrutta al termine della Seconda Guerra Mondiale.

berlino-1945-reichstag
Il parlamento tedesco nel 1945.

In più, molte sue caratteristiche non sono ancora assimilate o storicizzate ma, al contrario, vivono ancora in una fase di completo movimento, cambiano ogni giorno senza un’idea precisa di quello che riserverà il futuro, inondando il presente di un’intensità che in altre città d’Europa è davvero difficile trovare.

I quartieri sono enormi e sempre spaziosi, mentre l’edilizia è la più svariata, composta da tipologie tedesche, sovietiche oppure contemporanee e internazionali, mescolate tra loro. Dal momento che ho già parlato di tutto questo, per non diventare ripetitiva vi lascio il link: Berlino oltre il muro: la grandezza di una città ferita.

Si respira quasi ovunque un’atmosfera underground ma esiste anche una specie di nucleo che ha particolarmente a cuore la sua storia e soprattutto la cultura che da sempre riveste un ruolo importantissimo nella capitale tedesca. Mi riferisco all’Isola dei musei e ai suoi dintorni, i luoghi che inevitabilmente ho scelto di indicare “per una visita”.

Per una visita

berlino-isola-musei

Ecco, in una città come Berlino si ha solo l’imbarazzo della scelta in tema di musei da visitare, dal momento che ci sono attrazioni a dir poco imperdibili.

Per il suo valore storico e simbolico ho però scelto di concentrarmi sull’Isola dei musei, lo scrigno che custodisce i reperti di quella che è la grande tradizione tedesca nell’archeologia ma non solo, visto che si trovano qui immense opere d’arte (come l’Isola dei Morti di Bocklin o alcuni paesaggi di Friedrich). Visto che ne ho parlato e che si tratta di un argomento molto lungo, vi lascio il link a questo mio post: Berlino: tre simboli di rinascita da conoscere e amare e alla pagina di Wikipedia sull’argomento.

Per una passeggiata e un po’ di svago

east-side-gallery

E se poi si vuole invece passeggiare in un luogo unico al mondo, io credo che la scelta migliore sia quello di recarsi all’East side gallery, una lunghissima area verde dove è possibile costeggiare una grande porzione del muro di Berlino. Il lungofiume berlinese di arricchisce in questo caso di un grande valore storico ma anche di capolavori si Street Art, che meritano assolutamente un’occhiata!


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Avete visto in prima persona questi luoghi incredibili e commoventi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi l’ultima puntata, per scoprire le prime posizioni!

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Annunci

Europe Top 10: Vienna e Barcellona, 50 sfumature di Art Nouveau

Vienna e Barcellona: due città tra le più turistiche d’Europa e due mete per gli appassionati di architettura, dell’arte e non solo. Un abbinamento forse a prima vista un po’ bislacco, non vi pare?

Cos’hanno infatti in comune un porto mediterraneo e la ex-capitale dell’Impero Austroungarico? La risposta è nella storia del loro stesso sviluppo, che vede un’attività fervente, insieme ad un’espansione programmata e vasta nel periodo che io preferisco: gli anni cruciali in bilico tra Otto e Novecento.

E in entrambi questi luoghi la grande crescita ha condotto ad effetti simili: una forma urbana caratteristica (i quartieri ottagonali di Cerdà in Spagna e lo sviluppo intorno al Ring in Austria) e il proliferare di movimenti artistici avanguardisti dal sapore Art Nouveau (come non citare la Secessione Viennese e il Modernismo Catalano?). Il passionale e turbato Gustav Klimt contro il fiabesco Antoni Gaudi, insomma, per semplificare.

Da bravo architetto non ho potuto che assegnare a queste due belle città i posti 5 e 6, come adesso vi esporrò meglio. (Per tornare a scoprire le posizioni 9 e 10 e 7 e 8 basta cliccare sui numeri).


#6 Barcellona – il paradiso degli architetti

barcelona-ok

Come ho anticipato, secondo me il fascino di Barcellona va ben oltre a quello di città catalana festaiola dove è possibile fare il bagno nel mare e nella sangria.

Questa città è infatti una specie di mecca dell’architettura, a partire dal gotico fino a Gaudi ma non soltanto, perché qui si trova il celeberrimo padiglione di Mies Van Der Rohe per l’Expo del ’29 (di cui parlerò più in basso) e tutta una serie di interventi contemporanei realizzati in occasione e sullo strascico delle Olimpiadi del 1992. Tra questi cito in primis il MACBA di Richard Meier, nel bel mezzo del difficile quartiere Raval: un ardito museo d’arte contemporanea che agisce da calamita per risollevare le sorti del tessuto urbano in cui è inserito.

Non voglio però ripetermi troppo, quindi vi lascio il link a un post in cui ho parlato in maniera più diffusa del mio amore per questa città: Barcellona oltre la Rambla: cinque cose da non dimenticare sulla capitale catalana.

Per una visita
barcelona-Museu_Picasso
Barcellona, Barrio gotico: il museo Picasso.

A Barcellona scegliere è molto difficile, ci sono troppe meraviglie! Da amante dei musei monografici, vi dico i miei preferiti di questo genere: il Museo Picasso nel centro storico, la Fondazione Joan Mirò nel parco della cittadella e, anche se sono un po’ un’altra cosa, una delle case progettate da Gaudi (La Pedrera o Casa Battlò direi), perché dopotutto l’architettura è il gioco degli spazi e non basta un’occhiata da fuori per capire tutto.

Per una passeggiata e un po’ di svago
Barcelona_in_Parc_Güell
Antoni Gaudì, ingresso di Parc Guell.

Se il tempo è soleggiato, non c’è niente di meglio che passeggiare per i parchi che arricchiscono questa città già così bella.

Mi riferisco al Parc Guell, giardino progettato da Antoni Gaudi a dir poco favoloso (e panoramico) e al Parco della Cittadella, emblema della Barcellona dell’Expo del 1929. Troverete infatti qui il Padiglione di Mies Van Der Rohe e il Poble espanol poco lontano, due luoghi emblematici di cui ho parlato diffusamente in questo post: Il padiglione più bello (e famoso) mai progettato per un’Expo.


#5 Vienna – l’imperatrice dell’Art Nouveau

vienna

Come forse ormai avrete immaginato, non mi stanco mai di parlare della bellissima e complessa città di Vienna, austera in certe inquadrature e infinitamente dolce in altre.

È la città europea dove meglio si respira indisturbato il clima di fine Ottocento, fatto di salotti letterari, artisti arditi e coraggiosi, palazzi imperiali e architetture avanguardiste che si scrutano sottecchi.

Non so se ricordate ancora, ma di tutti questi argomenti ho già parlato, così vi allego il link a un post che può completare il discorso: Sulle tracce della “Vienna fin du siècle”: quattro mete da non perdere!.

Per una visita
quartiere-musei-vienna
Vista del quartiere dei musei dal Leopold Museum.

Il museo del mio cuore a Vienna è un luogo tranquillo anche nei periodi più trafficati, situato in un quartiere pedonale dedicato tutto ai musei e alle gallerie, come si vede dall’immagine in alto. Sto parlando del Leopold Museum, un gioiello che contiene molti capolavori di Egon Schiele e che è a dir poco fantastico.

Visitarlo significa conoscere davvero questo grande e controverso artista, andando oltre i preconcetti e imparando ad apprezzare il suo tratto purissimo e le emozioni che esprime. (Su Schiele, ecco il link al primo di tre post per approfondire: Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi).

Per una passeggiata e un po’ di svago
Otto Wagner - Majolica Haus
Otto Wagner, Majolica Haus.

Secondo me, le più belle passeggiate per Vienna non sono quelle all’interno delle viuzze del centro storico, ma piuttosto quelle che si compiono a partire dal Ring. Qui si può trovare il trionfo dell’eclettismo e della grandiosità sia borghese sia imperiale, ma non solo.

Ad un certo punto si incontrano infatti la prima delle fermate della metro disegnate da Otto Wagner e il Palazzo della Secessione Viennese progettato da Olbrich, due piccole meraviglie del più puro e originale stile liberty. Di qui, girando per Linke Wienzeile, ci si ritrova in una Vienna più vivace e originale, caratterizzata da un mercato e dall’onnipresente modernismo (è qui che si può ammirare la casa fotografata qui in alto, nuovamente opera di Otto Wagner).

Non credo che vi stupirò se vi dico che è il mio posto preferito!

Se Vienna vi appassiona, ecco altri due post che potranno fare al caso vostro: Metropolitane verdi e guerre contro le decorazioni: anche questa è la Vienna fin du siècleQuando il troppo stroppia: dall’eclettismo più sfrenato alla rivoluzione in stile floreale.


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi le prossime puntate 😉

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Lubiana e Budapest, ai confini della Mitteleuropa

Quali mete inserireste nella classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema degli scorsi articoli (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le posizioni 7 e 8 (per tornare a scoprire la 9 e la 10, basta cliccare qui!).


#8 Lubiana – una parentesi fiabesca

Panorama of Ljubljana, Slovenia, Europe.

Con la graziosissima città di Lubiana è stato amore a prima vista, ve lo posso assicurare. Non so dirvi se la mia impressione sia stata falsata dal clima perfetto o dalla piacevolezza dei locali affacciati sul fiume che ne attraversa il centro, però nella mia memoria la piccola capitale della Slovenia rimane un centro incantato, incantevole e tutto sommato ancora molto autentico.

Non si tratta forse di un posto dove girare per una settimana intera, ma sicuramente è la meta ideale per una fuga di qualche giorno. Fuori dal turismo di massa, la città è comunque ben attrezzata per i turisti e presenta un centro storico rinnovato da poco e completamente pedonale.

Oltre all’arredo urbano originale e moderno, la città mostra al visitatore un nucleo antico e tipicamente mitteleuropeo, impreziosito da perle barocche e da bellissime costruzioni in stile secessionista viennese (tra cui il fantastico ponte con i draghi!).

L’atmosfera è accogliente e pulita, anche se i retaggi del periodo sovietico sono dietro l’angolo (come dimenticare in questo caso il più brutto ostello in cui ho mai dormito!). Fuori dal centro storico ci sono dei quartieri molto interessanti e vivaci, con curiosi esempi di street art e locali decisamente meno per turisti.

Per una visita

Partendo dal presupposto che secondo me Lubiana è una città da vivere assolutamente all’aperto, vagabondando per le sue strade, una visita che potrei suggerire è quella del castello che domina il centro storico. Sicuramente da qui si gode di un bel panorama e in più nel periodo estivo si tengono eventi  come concerti o cinema all’aperto.

Per una passeggiata e un po’ di svago

Looking down the Sava River to the pink 17th century Franciscan church

Per una passeggiata consiglio assolutamente la zona del lungo fiume, alla scoperta di tutti gli interventi di rinnovamento urbano e dei locali dove semplicemente sedere per guardarsi intorno e gustare un’atmosfera tanto piacevole.


#7 Budapest – la città dai mille volti

BudapestOK

Come vi ho già raccontato, per me Budapest è la grande metropoli dalle svariate nature che si intersecano, l’insieme dei mondi che gravitano in uno stesso universo, fondendosi e convivendo un’armonia decadente e allo stesso tempo tutto sommato serena.

La zona della collina di Buda, con i suoi palazzi, rappresenta il fulcro e l’importanza della seconda città dell’Impero Austroungarico, mentre le decine di impianti termali non nascondono assolutamente il passato turco ottomano. Il quartiere ebraico è invece un gioiello in stile Secessionista Viennese, mentre allontanandosi un po’ dal centro è impossibile non rimanere impressionati dall’impronta sovietica dei quartieri meno antichi.

Se siete curiosi, ecco i link ai due articoli che ho dedicato a questo bellissimo luogo, così evito di ripetermi: Budapest: i mille volti di una città incantataQuattro motivi per scegliere Budapest come meta per il prossimo viaggio.

Per una visita

museo-terrore-budapest

Il primo edificio che credo meriti la visita stranamente in questo caso non è un tempio dell’arte o dell’architettura, ma piuttosto un concentrato di storia: il Museo del Terrore. A discapito del nome da parco divertimenti, entrare in questo luogo significa entrare in quello che è stato un punto nevralgico sia per la repressione nazista sia per quella sovietica. Un percorso di visita moderno e decisamente fruibile mostra a tutti quanto le due dittature, una di destra e una di sinistra, siano state in realtà due facce di una stessa crudele medaglia.

Una parentesi più frivola è invece quella che può regalare il Museo di Belle Arti, sito sulla Piazza degli Eroi, nel cuore della Budapest ottocentesca borghese in pratica. Più che alla collezione permanente, consiglio di prestare attenzione alle mostre che si tengono qui.

Ad esempio durante i miei tre viaggi in questa città ho avuto l’occasione di vedere ben due esposizioni meravigliose: una su Turner che ha sciolto il cuore mio e della mia inseparabile sorella e una una su Schiele, con dei disegni tanto belli da fare emozionare anche il mio innamorato (ancora di più nel momento in cui abbiamo anche scoperto la sua tetra somiglianza con il povero Egon).

Per una passeggiata e un po’ di svago

Gellert-Bath-Palace-Budapest

Un altro ottimo motivo per amare Budapest sono sicuramente le sue acque termali, che sgorgano un po’ dappertutto e sono sfruttate a partire dall’età romana, passando per i Turchi e completando il quadro nel tardo Ottocento, quando sono tornate di moda e gli stabilimenti hanno raggiunto in molti casi la loro configurazione attuale.

Si tratta quindi di un’ottima occasione per rigenerarsi e allo stesso tempo esplorare qualche architettura che si può rivelare davvero interessante!


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi le prossime puntate 😉

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

5 modi per vivere da turisti nella propria città

torino turistica2La città non è soltanto il luogo trafficato che affrontiamo tutti i giorni: allo stesso tempo è la meta di turisti che nella macchina a fianco non notano nemmeno la strada congestionata, distratti dalle sagome degli edifici e dalla bellezza di alcuni scorci che noi non vediamo nemmeno più. Oltre la stanchezza e la banalità della routine si apre il paese delle meraviglie, originato dall’insieme dei dettagli che trascuriamo troppo spesso.

Allora sapete qual è il consiglio che io vorrei dare a tutti per vivere meglio anche senza l’idea un viaggio fantastico dietro l’angolo? Io sostengo che bisogna prendersi dei momenti per dedicarsi a vivere la propria città da turisti, ovvero con la meraviglia nello sguardo.

Quindi ecco i miei migliori suggerimenti, proprio in questo periodo in cui li ho sperimentati dopo un tempo in cui avevo trascurato troppo la mia bella Torino, che tra l’inverno e la primavera è super affascinante.

torino turistica


#1 Stare seduti da qualche parte mangiando qualcosa di buono e osservando la città

A volte per sentirsi in vacanza basta sedersi a bere qualcosa in un caffè storico oppure affacciati su qualche bella piazza, mettendo per qualche attimo via il lavoro e i pensieri, trovando il tempo per leggere, disegnare, chiacchierare con qualche vecchio amico o semplicemente osservare il panorama. Ogni tanto è bello concedersi una colazione prima di partire in quarta, oppure anche solo guardare la gente da una panchina.

Ci sono dei luoghi a Torino che per me hanno un fascino speciale e mi ricordano altri luoghi o altri momenti, come il lungo Po con le gabbianelle che volano dappertutto, la scala di Palazzo Madama e una decina di bar sparpagliati per la città. Vale lo stesso anche per voi?


#2 Partecipare a tours o visite organizzate un po’ sopra le righe

Credo che in molte delle nostre città esista la possibilità di partecipare a tours, magari serali, che raccontano le curiosità del luogo ai suoi abitanti. 

Sono sempre stata un po’ scettica, ma una serata nei meandri della “Torino Sotterranea” mi ha fatto cambiare idea, visto che ho avuto l’opportunità di intrufolarmi in luoghi sconosciuti e inaccessibili, il tutto immerso in un’atmosfera di mistero. Dai cunicoli delle fortificazioni seicentesche alle regie ghiacciaie, passando per un cimitero e per gli infernotti della città. Consiglio a tutti i torinesi e non solo di regalarsi quest’esperienza!

Ci sono tours altrettanto interessanti e curiosi anche nelle vostre città? Sono molto curiosa di saperlo, visto che sono sempre alla ricerca della prossima meta!


#3 Scegliere un pomeriggio apposta per passeggiare senza meta (magari con la macchina fotografica al collo!)

Questa, tra tutte, è forse la mia attività preferita da finta turista. Volete sapere nel dettaglio come funziona? Eccovi serviti.

Si parte da foto, aneddoti o letture che mostrano aspetti o punti di Torino sconosciuti che sembrano abbastanza interessanti da incuriosirmi, poi passo ad un’ispezione dettagliata su Google Earth. Qui vedo se il tessuto del quartiere mi ispira, infine cerco possibili collegamenti con altri luoghi panoramici, fino a trovare il primo momento libero per partire. 

Spesso poi da un posto finisco all’altro, fino a camminare per chilometri e chilometri, fotografando tutto quello che mi interessa senza vergogna.

Succede anche a voi o sono l’unica così originale? (Per non dire di peggio!)


#4 Guardare un film ambientato nella propria città

Consiglio perfetto per i giorni di pioggia.

Certi film hanno il potere di mostrare un lato diverso delle città rispetto a quello che siamo abituati a vedere, regalandoci l’impressione di una personalità per quella che può essere una musa un po’ inconsueta. Non vi viene in mente Woody Allen con la sua New York?

A me è capitato nelle scorse settimane di rivedere Santa Maradona e Andata/Ritorno, entrambi film di Marco Ponti ambientati a Torino ormai circa 15 anni fa. Vi dirò che mi ha fatto una strana impressione vedere immortalati luoghi dove il tempo non è passato e punti che invece sono quasi irriconoscibili.


#5 Scoprire qualche mezzo pubblico panoramico e farci un bel giro sopra

Forse a questo punto penserete che sono pazza, ma vi confesso che a me piace da matti girare senza meta sui mezzi pubblici, soprattutto sui tram che attraversano il centro oppure quartieri interessanti dal punto di vista dell’architettura. 

Il mio preferito è il 16, un tram che viaggia in tondo intorno al centro di Torino, attraversando Piazza Vittorio e Porta Palazzo, costeggiando il Parco del Valentino e tutti i quartieri a metà tra il centro storico e la parte più contemporanea, in equilibrio tra Ottocento e Novecento per così dire.

Chissà se troverò qualche altro amatore dei mezzi pubblici!


Detto questo, spero di essere riuscita a incuriosirvi un po’ e mi chiedo quali siano invece i vostri modi per vivere da turisti la vostra città, se ne avete di particolari.

In ogni caso, vi invito ancora una volta a seguire i miei consigli e a farmi sapere se vi convincono!

Sulle tracce della “Vienna fin du siècle”: quattro mete da non perdere!

klimt ritratto adele bloch bauer
Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer, la regina dei salotti viennesi fin du siècle.

Per quel che mi riguarda, raramente viaggiare significa riposare (nel senso più comune del termine), anzi ripensare alle vacanze passate mi fa tornare in mente tutta una serie di levatacce alle ore più incredibili, sommate a camminate infinite verso stazioni irraggiungibili e a zaini pesantissimi a causa dei libri e degli acquerelli. Per qualche oscura ragione sono convinta che la fatica sia parte del viaggio, così come la stanchezza e l’ossessione di voler vedere ogni cosa, il tutto per avere in cambio la grandissima soddisfazione di essermi presa cura della mia anima, di avere vissuto in totale libertà a caccia di una qualche chimera o ispirazione. Per me un viaggio è la ricerca di un’atmosfera nascosta, di uno spicchio di mondo o di una finestra nel tempo.

Per questi motivi ho amato moltissimo la Vienna fin du siècle, grandiosa parentesi in un interrail tutto mitteleuropeo, quando mia sorella ed io ci sentivamo ancora forever21 ed eravamo rimaste affascinate da questo tema, a causa di un corso di storia dell’architettura contemporanea che mi aveva fatto innamorare di Joseph Maria Olbrich.

Così, ecco le mete che non sacrificherei se volessi inseguire di nuovo le orme lasciate dalla secessione viennese, dalla psicoanalisi di Freud e dall’espressionismo sfrenato di Schiele.

(Come ormai avrete capito non parlerò di locali, piatti tipici o posti per lo shopping, perché per quello basta comprare una Lonely Planet, che su questi argomenti mi batte della grossa; il mio intento è invece quello di fornire uno scorcio di questo incredibile e animatissimo periodo).

1. Ovviamente il Ring, punto di partenza non casuale. Si tratta della porzione di città dove fino al XIX secolo si ergevano le possenti e ingombrantissime mura della città, demolite intorno alla metà del secolo, liberando tutta una cospicua serie di terreni che diventeranno il regno della borghesia cittadina. Sede del teatro, dell’università, dei musei e del municipio, esprime tutta la confusione di un grande impero che, architettonicamente parlando, non trova il suo linguaggio, accostando in quest’area stili e tecnologie costruttive davvero diverse tra loro, che in comune hanno la pesantezza e la vicinanza alla tradizione accademica. Eppure è qui che si innesta la novità ed è da qui che le idee della secessione si espanderanno, come si può vedere nei prossimi punti.

2. Leopold Museum, affacciato sul lato esterno del Ring, il tempio di Egon Schiele, di cui ho già parlato diffusamente. Questo museo per me è stata una vera e propria rivelazione, ospitando innumerevoli opere di questo artista ma anche di Kokoschka e Klimt. Insomma, per gli amanti del genere è un paradiso, ma saprà convincere anche i meno affezionati.

3. Palazzo Secessione Viennese e Linke Wienzeile: sempre passeggiando sul Ring, ad un certo punto si incontra il fiabesco palazzo della secessione viennese di Joseph Maria Olbrich, gioiello architettonico e decorativo, simbolo di questo meraviglioso periodo. Di qui ci si trova sulla strada che corre sul sedime della prima linea della metropolitana, progettata divinamente da Otto Wagner, sia per quanto riguarda gli edifici sia le infrastrutture. Oltre ad osservarla, si ha l’occasione di camminare in un’animata ed autentica arteria cittadina, su cui si affacciano facciate art nouveau di altissimo valore, di cui ho già parlato nell’articolo su Otto Wagner.

4. Il Belvedere superiore, contenitore d’eccezione di moltissimi quadri di Gustav Klimt, tra cui il celeberrimo Bacio. Sempre passeggiando sul Ring, ad un certo punto si arriva a questa enorme serie di edifici baroccheggianti, che esprimono la grandezza della Vienna imperiale. Al loro interno però si esprime tutto il fascino della città più moderna, affascinante e visionaria, grazie alla presenza di moltissime opere di Gustav Klimt, tra cui anche i paesaggi di cui parlavo qualche giorno fa.

Che dire, a forza di scrivere mi è venuta una grandissima voglia di ripartire e spero di non essere l’unica, perché davvero credo ne valga la pena, dal momento che percorrere le strade che ho citato significa seguire i passi di coloro che davvero sono arrivati a svecchiare una società rigida e poco flessibile, sino a questo momento più adatta ai vecchi aristocratici che alle giovani avanguardie.

Articoli correlati:

Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi 123  –  “A ogni epoca la sua arte e a ogni arte la sua libertà”  –  Metropolitane verdi e guerre contro le decorazioni: anche questa è la Vienna fin du siècle  –  Per andare oltre il bacio: l’altro lato di Klimt.

SalvaSalva

L’incredibile fascino delle città

Ovvero quello che ci spinge a comprimere le nostre cose in trolley o zaini, ad affrontare mille mezzi di trasporto, ad innervosirci per ore nelle sale d’aspetto e a pensare che nonostante tutto sia fantastico!

Se dovessimo basarci soltanto sull’arida realtà, credo che ci sarebbe parecchio da odiare nelle metropoli, oggi come in gran parte dei tempi passati. Sono infatti luoghi frenetici, rumorosi e congestionati da traffico, stretti tra il cielo grigio e l’asfalto, inquinati e in molti casi sovraffollati. Allora perché ci affanniamo a visitarle non appena riusciamo ad accumulare qualche giorno libero da impegni? Qual è la magia che mette in moto anche i più pigri, che ci spinge a fare i bagagli, a partire alle ore più incredibili per respirare l’aria di una maestosa capitale o di una città dall’illustre passato?

Arianna Senore, Le città che non mi sono appartenute.
Arianna Senore, Le città che non mi sono appartenute.

Cosa ci lega ad esempio a Parigi, signorina geniale e un po’ indecente, a Roma, ragazza millenaria, oppure a Londra, superba vittoriana? Cosa ci fa innamorare di Barcellona, solare e impreziosita dal trucco, oppure di Berlino o Varsavia, risorte ancora una volta dalle loro ceneri? Io penso che le ragioni possano essere almeno quattro.

La vivacità e il movimento innanzitutto, due caratteristiche innegabili che, soprattutto per chi vive in un contesto più provinciale (come me), sono inestimabili. È davvero divertente vedere gente in giro a tutte le ore del giorno e della notte, persone vestite nei modi più incredibili, sentire innumerevoli profumi che differenziano un quartiere, oppure anche soltanto un isolato, da quello di fianco.

L’atmosfera diversa che ogni città ci regala, un’impressione che forse non sempre ci sappiamo spiegare, ma che differenzia anche nuclei urbani che oggettivamente non sono poi così slegati.  Forse siamo noi a voler caratterizzare ogni luogo che vediamo, o forse la nostra idea, creata sui libri e sulle guide turistiche, si rafforza e si mischia con le sensazioni che proviamo una volta sul posto, e con il periodo che stiamo vivendo anche al di fuori dei confini geografici.

Il peso della cultura e della storia che riesce a venire fuori anche in modo sottile, se non lo si va a cercare. Emerge nella tessitura muraria, nei monumenti e nelle statue, nelle lapidi, nelle vie e nei musei e nei palazzi. Si evince dal paesaggio, dalle insegne dei negozi, dai profumi delle botteghe. Trovo che questa caratteristica assuma un valore ancora più profondo e caratteristico nelle città della nostra Italia, infatti sfido chiunque a rimanere indifferente ai secoli di storia che sono in bella vista sui muri e per la strade di Venezia, Firenze, Napoli o Roma, solo per fare un paio di esempi.

La geometria, tra tutte la caratteristica che mi avvince di più. Mi affascina l’impronta che le città lasciano e hanno lasciato sulla terra, l’emergere dei solidi come cristalli dal grigio dell’asfalto. Se pensiamo alle immagini satellitari, ci viene in mente un repertorio pazzesco di sagome inconfondibili: gli anelli concentrici di Vienna, gli ottagoni di Barcellona, la scacchiera perfetta di Torino.

Lo scenario dall’alto è sempre meraviglioso e, a saperlo interpretare, fornisce informazioni più interessanti di una guida: l’intento dei fondatori, la natura degli uomini che ne hanno guidato lo sviluppo, le ferite che reca sul suo tessuto. Pensiamo a Berlino, ad esempio, alle tracce visibili del muro e ancora prima ai vuoti lasciati dalla guerra. è il prototipo di città ferita, che ha dovuto ricucire vuoti urbani di grandi dimensioni e valore simbolico, e che per anche per questo dagli anni Novanta ha dovuto e potuto reinventarsi. E come non notare invece le differenze tra Parigi e Londra? L’espressione del potere assoluto di Napoleone III si mostra nel carattere dei tagli viari nel tessuto cittadino consolidato, mentre nell’illuminata capitale coloniale l’importanza dell’iniziativa e della proprietà privata conduce ad una crescita disomogenea e disordinata, ben lontana dai progettati progetti di ampliamento e recupero che caratterizzeranno molte altre città.

Insomma, posso concludere dicendo che il massimo del fascino delle città secondo me può essere vissuto soltanto se ci si riesce ad arrampicare nel punto più alto, inerpicandosi per scale a chiocciola o sentierini, per poi gustare finalmente la bellezza e le equilibrio della geometria di una città.

Metropolitane verdi e guerre contro le decorazioni: anche questa è la Vienna fin du siècle

Otto Wagner, Karlsplatz pavillon
Otto Wagner, stazione della metropolitana di Karlsplatz

Se si è parlato fino ad ora di pittura (mi riferisco agli articoli su Egon Schiele), non si può trascurare però quella che tra le arti è più concreta, l’unica che riesce davvero a trasformare il filo dei pensieri e delle teorie in solide strutture di pietra, oppure in ponti o intere città. L’architettura è la disciplina che sta sempre davanti agli occhi, quella che non bisogna cercare nei musei protetta da teche di vetro, anche se forse questa sua onnipresenza paradossalmente la rende tante volte la più bistrattata e la meno apprezzata.

Digressioni a parte, tra il 1890 e il 1918 il panorama viennese è dominato da due titani indiscussi e celebratissimi, Otto Wagner da una parte e Adolf Loos in direzione ostinata e contraria, più giovane di trent’anni e annoverato dai posteri nel pantheon dei maestri dell’architettura contemporanea.

Otto Wagner è il perfetto ritratto dell’uomo di successo, del colto e capace accademico che rivoluziona senza farsi prendere la mano e allo stesso tempo sa sempre essere un professionista dinamico e al passo con i tempi. A Vienna arriva ad occuparsi di tutto: del piano regolatore, della prima linea metropolitana (che per inciso diventerà un assoluto capolavoro), di edifici pubblici e religiosi e, per non farsi mancare niente, di una cattedra all’Accademia di Belle Arti.

Nel 1898, trovandosi in conflitto con quest’ultima istituzione, prende parte alla Secessione Viennese, dato che influenza grandemente la sua progettazione, sia nella composizione geometrica sia nella decorazione. Si tuffa quindi in un liberty espressivo e genuino, moderno e innovativo, si pensi a realizzazioni come la Majolica Haus oppure la sua vicina, al numero 38 di Linke Wienzeile.

Otto Wagner, Majolica Haus.
Otto Wagner, Majolica Haus.
Otto Wagner, Linke Wienzeile.
Otto Wagner, Linke Wienzeile 38.

Quando anche la Secessione inizia a perdere il suo smalto, vira verso un maggiore funzionalismo, riducendo al minimo le decorazioni ed arrivando a opere come la Banca Postale imperial-regia, progettata nel 1903. La sua modernità è proprio la capacità di tradurre nella pratica le teorie espresse nelle numerose pubblicazioni, insieme all’abilità nel perseguire i propri obiettivi senza essere fagocitato dalle prese di posizione o da un’immagine pubblica da mantenere.

Dall’altra parte della linea d’ombra troviamo invece Adolf Loos, sempre di un passo troppo avanti, di quel tanto che basta a renderlo una figura sicuramente più discussa e spregiudicata, che apprezziamo sicuramente più noi rispetto ai suoi coetanei. Questo classico dandy è un damerino pieno di debiti con il suo sarto che invece nelle costruzioni ostenta la più rigorosa sobrietà. Conoscitore ed amatore dell’architettura americana, apprezza Louis Sullivan ed il suo concetto di funzionalismo (La forma segue la funzione).

Nel 1898 aderisce con entusiasmo alla Secessione Viennese, per poi andarsene risentito e pieno di critiche subito dopo, lamentando anche il questo movimento un’assenza di contenuti, ma forse a causa dell’assegnazione a Olbrich del Palazzo della Secessione.

Nemico giurato delle decorazioni e del concetto di opera d’arte totale tanto caro ai secessionisti, arriva nel suo saggio Ornamento e Delitto ad affermare fieramente che l‘architettura non è un’arte, poiché qualsiasi cosa serva a uno scopo va esclusa dalla sfera dell’arte.  Nei fatti, realizza edifici geometrici ed essenziali che anticipano il movimento moderno, e riesce persino a sconvolgere l’opinione pubblica viennese con l’assenza di orpelli della Looshaus in Michaelerplatz, esattamente di fronte all’ingresso del palazzo reale, che sarà costretto a mimetizzare aggiungendo i gerani alle finestre, in perfetto stile tirolese.

Adolf Loos, Looshaus in Michaelerplatz.
Adolf Loos, Looshaus in Michaelerplatz.

È sicuramente affascinate analizzare come la grande modernità di questi maestri risieda nel loro percorso individuale e nella testimonianza lasciata attraverso le opere, che ci indica come abbiano saputo gestire le esigenze del tempo che scorreva ad una velocità impressionante, senza scendere a compromessi.

La vivacità intellettuale della Secessione Viennese si dimostra dunque innovativa e avanguardista non solo in campo pittorico, ma anche nella realtà materiale dell’architettura, poiché è qui che si gettano le basi per le ricerche condotte dai grandi del Novecento, come Le Corbusier o Mies Van Der Rohe.

La bellezza del tempo vissuto in viaggio

Arianna Senore, i pomeriggi di un tempo al Monte dei Cappuccini.
Arianna Senore, i pomeriggi di un tempo al Monte dei Cappuccini.

Non sono forse i momenti migliori, più colorati nella nostra memoria, quelli vissuti da turisti?

Pensare ad una vecchia vacanza mi fa sempre sorridere, dimentico subito il freddo o il caldo eccessivo, la pioggia, il cibo a volte non ottimo, e stanze scadenti, le ore di coda oppure ogni genere di disavventura. Tutte queste impressioni svaniscono nell’esatto istante in cui varco la soglia di casa, che pure sono felice di rivedere, sia ben chiaro, ma che sicuramente non ha lo stesso fascino.

Il tempo vissuto altrove ha il meraviglioso sapore della libertà, non è scandito da monotoni orari, ma unicamente dalla sete di conoscenza e dalla curiosità senza freni. Mi basta essere in viaggio per diventare più serena, più felice e decisamente più accomodante.

Ecco, io credo di essere davvero felice nel momento in riesco a ritagliare anche solo una mezza giornata di questo clima vacanziero, anche dove vivo. Allora sia ode alla luce invernale e alle passeggiate per Torino: questa mattina per la prima volta da alcuni mesi che mi sono sembrati una vita ho girato per la città come una volta facevo spesso, senza meta, infilandomi in una mostra e guardando tutti i bar o gli angoli in cui è presente un ricordo.

Forse il valore aggiunto del tempo da turisti speso nella propria città sta nell’appartenenza ai luoghi che guardiamo sotto un’altra luce, nel legame sentimentale che proviamo con determinate panchine, monumenti, caffè o sponde del fiume, dove una volta riecheggiavano risate con chi forse non conosciamo nemmeno più. 

Sta nei profumi, nell’odore di fumo, nelle luci della sera e nel rumore delle foglie nei parchi.

“A ogni epoca la sua arte e a ogni arte la sua libertà”

Oggi esordisco con lo slogan di un movimento artistico che ormai ha più di un secolo, che è nato per aspirare all’eterno ma è finito per essere superato nell’arco di pochi anni.

J. M. Olbrich, il Palazzo della Secessione a Vienna.
J. M. Olbrich, il Palazzo della Secessione a Vienna.

Sto parlando della Secessione viennese, ovvero quello che succede quando in un clima di vivacità intellettuale le accademie di arte e architettura della capitale dell’Impero Asburgico continuano a propinare le solite discipline classicheggianti e banali. Una tale rigidità convince menti brillanti come Gustav Klimt e Otto Wagner a separarsi per fondare una secessione di artisti indipendenti e capaci, volti alla creazione dell’opera d’arte totale.

Come gli Impressionisti a Parigi nei Salons des Indipendents insomma, soltanto decisamente più visionari. Sulla questione dell’opera d’arte totale oggi non mi dilungherò, tralasciando gli esiti catastrofici in architettura e il sarcasmo di un signorino come Adolf Loos (scrittore de Ornamento e Delitto, per capirci) perché voglio parlare di un altro artista, di un altro architetto per la precisione: il giovane Joseph Maria Olbrich (dico giovane perché anche lui fa parte del club dei geni morti piuttosto giovani, a 41 anni per la precisione).

Nel Palazzo della Secessione si esprime tutto il simbolismo e l’ossessione di questa generazione, che nonostante tutto soffriva della crisi fin du siècle e iniziava ad accusare un po’ di stanchezza della vita su una giostra tra la belle époque e l’imperialismo con le sue politiche di potenza.

Ci sono i riferimenti alla cultura classica, leggibili tra le civette, gli allori e le Gorgoni, i particolari fiabieschi costituiti dagli animali riprodotti e infine le scritte: Ver Sacrum (Primavera sacra) e, per l’appunto, il titolo del mio pensiero di oggi. Esiste poi la modernità dei volumi e del loro assemblaggio, insieme alla freschezza di un lessico architettonico che non è ancora vincolato a regole stilistiche.

olbrich-particolari

Se andate a Vienna, fermatevi a vederlo e fotografatelo su tutti i lati, perché garantisco che ne vale la pena.

E pensate a Olbrich, a questi ragazzi che cento anni fa credevano in un futuro fatto di bellezza e cultura, che immaginavano di poter vivere in una colonia di Artisti (a Darmstadt, progettata dallo stesso Olbrich), lontani dalla guerra che presto avrebbe distrutto tutto e fatto crollare quello che allora era un impero secolare.

olbrich-particolari2

TO HAPPINESS. Sempre sulle Azzorre, ecco perché inseguire questo paradiso perduto

Arianna Senore, HortaUno strapiombo di 80 metri sul mare è sicuramente un’indicazione originale per la ricerca della felicità. Ma io non cercavo il suicidio quel giorno sull’isola di Faial, tutt’altro, questa foto con il mio zaino e la scritta sulla roccia è diventata una sorta di invito ad andare sempre più lontano, a non fermarmi al primo sentore di stanchezza. Questo perché per me viaggiare non è mai stato il sinonimo di riposo oppure svago, ma al contrario rappresenta un’occasione per dare nuovo nutrimento all’anima e ai pensieri che a stare troppo ferma si ingarbugliano e rimangono cristallizzati, incapaci di svilupparsi completamente.

Così oggi, dopo lo scorso articolo pubblicato, torno a divagare sul tema delle isole Azzorre, perché pur essendo mete forse inusuali si sono rivelate un’esperienza fantastica. Vorrei essere in grado di suggerire la mia top five delle cose da vedere, ma sono convinta che un paio di settimane di camminate e viaggi in mare non siano sufficienti per giudicare un arcipelago così esteso e sperduto. Sicuramente è d’obbligo citare le grotte all’interno di vulcani spenti, la città di Horta che è un ritrovo di pirati, marinai e velisti dal Cinquecento, oppure le numerose caldeire, ovvero crateri di antichi vulcani, ma mi fermo qua per non cadere nel banale.

Quello che mi sembra più interessante, oltre agli elenchi puntuali che dicono tutto e niente, è cercare di spiegare la sensazione che si prova a camminare per le viscere della terra, ad esplorare paesaggi verdissimi, a fare il bagno in piscine naturali di roccia vulcanica e a ripercorrere le orme di infiniti naviganti e viaggiatori. Si tratta di luoghi isolati ed autentici, risparmiati dal turismo di massa e ricchi di testimonianze, che hanno per noi il valore di quella che è sempre stata una tappa obbligata per chiunque desiderasse di fuggire senza lasciare tracce. Ci si sente con un piede in Europa e un altro in quel continente liquido che è l’oceano Atlantico, costituito da rotte nautiche ed Alisei, che non segue completamente il ritmo della vita sulla terraferma. Allo stesso tempo tuttavia sono terre fertili ed abbondantemente coltivate, dove si contano fino a cinque raccolti all’anno, a causa del particolarissimo clima di cui godono.

Forse un giorno approfondirò meglio questo discorso e mi dilungherò a raccontare la mia esperienza, ma per adesso cedo il posto alla vostra fantasia, sperando che mi capirete.

Isole Azzorre, dove esiste un faro che guarda soltanto le rocce

Una volta ho visto un faro che, anziché affacciarsi sull’oceano sterminato dritto e fiero come ci si aspetterebbe, indicava la terraferma a niente più che un promontorio di rocce vulcaniche e friabili.

Arianna Senore, Faial

Ero sulla isole Azzorre insieme al mio adorato compagno di viaggio, per la precisione ci trovavamo sull’estremo ovest dell’isola di Faial, proprio in mezzo all’Atlantico, a metà strada tra l’Europa e l’America, circondati dalla vegetazione tropicale e da un mondo assolutamente selvaggio.

Sulla punta del Capelhinos si erge quello che secondo me è un monito eterno dell’incredibile potere che la natura ha su noi umani che cerchiamo di addomesticarla. Il secolare faro che ha indicato il riparo sicuro e migliaia di pirati e viaggiatori è stato reso inutile circa cinquant’anni fa da un’eruzione vulcanica così forte da aggiungere un nuovo miglio quadrato all’isola, proprio davanti al monumentale edificio.

Da vedere è un vero spettacolo, con il promontorio ricoperto dai detriti anziché dalle onde. Si può camminare in questo paesaggio lunare sino a perdersi o finire a strapiombo sull’oceano, meravigliandosi per la bellezza aspra di come doveva essere il nostro pianeta al principio, prima della vegetazione e della formazione della crosta terrestre.

Arianna Senore, Faial

A volte però ripensare al faro del Capelinhos mi fa spaventare. Mi fa pensare che forse un giorno anche io sarò accecata dalle polveri esplosive di qualcosa di nuovo ed effimero, tanto da perdere la vista sull’oceano infinito, bellissimo e immutabile. E magari la causa non sarà un evento catastrofico, ma soltanto una qualche coltre di fumo inconsistente e insignificante.

Ma solitamente preferisco sorridere osservando le fantastiche pietre laviche pesantissime che mi sono portata a spalle da Faial fino a casa, insieme ad un germoglio di fucsia che  purtroppo non sono riuscita a trapiantare in Italia.