Perché Christo ha realizzato una passerella galleggiante sul Lago d’Iseo?

(Sicuramente non solo per provare l’ebbrezza di camminare sulle acque!)
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Christo, bozzetto per “The floating Piers”, Lago d’Iseo.

Quella di Christo e Jeanne-Claude (che per me rimangono entità inscindibili) è una storia lunga, romantica e lastricata di buone intenzioni.

LUNGA perché è dagli anni Sessanta che questi due artisti innamorati si dilettano con la Land Art, impacchettando monumenti oppure creando opere che enfatizzano e disegnano intere porzioni di territorio. Jeanne-Claude purtroppo è morta nel 2009, ma quest’ultima installazione sul Lago d’Iseo è ancora il frutto di un progetto comune, ideato insieme decine di anni fa, ancora prima di trovare la location perfetta e definitiva.

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1985, imballaggio del Pont Neuf a Parigi, a sinistra un esempio di bozzetto e a destra la realizzazione.

ROMANTICA perché la loro è anche la storia di un amore grande e diverso da molti altri in quest’ambito: non si parla dell’artista e della sua musa, ma piuttosto di una coppia alla pari che si rinforza reciprocamente: se Christo è l’artista che firma i bozzetti, Jeanne-Claude è stata l’organizzatrice delle loro opere, firmate sempre a nome di entrambi.

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Christo, Jeanne-Claude e l’installazione “The Gates” a Central Park, 2005.

GUIDATA DA BUONE INTENZIONI per la purezza del loro messaggio ma soprattutto per il loro rigoroso modo di procedere: i due non hanno mai cercato sponsor esterni, ma prima di ogni opera si sono sempre autofinanziati con la vendita dei bozzetti.

Vanno dunque in questo caso ad arricchire il Lago d’Iseo, senza chiedere niente in cambio se non la possibilità di usarlo come “tela”, regalando per di più del lavoro ed un richiamo turistico oltre all’opera in sé, accessibile gratuitamente e senza prenotazione dal 18 giugno al 3 luglio 2016. Tanta fatica per un tempo così breve, non sembra strano anche a voi? Eppure questa è da sempre la dinamica della coppia: pare che il loro scopo sia la creazione di un’installazione arricchita di fascino dalla sua natura effimera.


Ma qual è il messaggio della Floating Piers sul Lago d’Iseo?

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The floating Piers, work in progress.

Bisogna per prima cosa ricordare di come con la Land Art ci si affacci su un nuovo mondo (e scusate il gioco di parole): il nostro intero pianeta diventa la tela per gli artisti che la sanno riconoscere. Le forme naturali marine e montane vengono completate da un tocco decisamente umano, con lo scopo di lasciare un messaggio impossibile da ignorare.

Le opere di Christo e Jeanne-Claude, inserite in questo movimento artistico, servono effettivamente a porre l’attenzione su qualcosa che altrimenti si dà per scontato. La Floating Piers sul Lago d’Iseo è infatti un modo per evidenziare i paesi e le isole che va a sfiorare delicatamente e ad abbracciare. Ci ricorda la bellezza di questo paesaggio e permette a chiunque di viverlo in un nuovo modo decisamente più emozionante. C’è qualcosa di romantico in tutto questo, non credete?

Camminare sulla passerella vuol dire entrare in contatto con tutta una serie di sensazioni altrimenti impossibili da provare: il lieve dondolio delle onde e la brezza fresca, per fare un esempio, senza dimenticare poi la possibilità di osservare il lago sotto altre prospettive, godendo di punti di vista più unici che rari.

Non c’è niente da fare, io apprezzo molto le opere di questi artisti e ancora di più rispetto il loro modo di fare e la loro coerenza nel corso degli anni. Si tratta di due figure limpide che, forse senza nemmeno farlo apposta, riescono anche a proporre una diversa idea di valorizzazione del territorio, volta ad evidenziare la sue bellezze senza fossilizzarsi unicamente sul ritorno economico e di immagine.


Mi fermo qua perché mi sto allontanando dall’argomento originale, ovvero il tentativo di rispondere ad uno dei “perché?” che ogni tanto mi diverto a porre (Non ricordate? Ecco l’articolo in cui si introduce questo argomento: Elogio alla curiosità).

Credo che dedicherò il prossimo articolo ad altre opere di Christo e Jeanne-Claude (sapete tra l’altro che non è la prima volta che lavorano in Italia?), ma per adesso concludo con un po’ immagini per solleticare ulteriormente la curiosità.


Per altre informazioni, per vedere delle altre belle fotografie (e bozzetti) e per capire come fare per godersi quest’opera effimera, ecco il link al sito ufficiale: The Floating Piers.

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Turner e l’Italia: le nostre città nei suoi disegni

Naples: Monte St Angelo and Capri 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Napoli, Castel dell’Ovo, sullo sfondo Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi e Capri.

Riuscite ad immaginare un viaggiatore solitario e insaziabile che per sei mesi gira l’Italia con un taccuino e una matita tra le mani, continuamente impegnato nella riproduzione di quello che ha di fronte? Ecco, in un modo decisamente più semplice (e in molti casi meno nobile), anche noi facciamo la stessa cosa quando scattiamo infinite foto in giro per il mondo.

Come vi raccontavo nello scorso post (chi se lo fosse perso può cliccare qui!), Joseph Mallord William Turner durante il suo soggiorno in Italia non si è fermato un attimo, riempiendo centinaia di pagine con i suoi disegni, oggi consultabili online a questo link.

Spesso i suoi schizzi appaiono come degli scarabocchi, un insieme di poche linee nervose e veloci che servono a fissare nella mente l’impressione di un momento. Eppure, nel momento in cui si tratta di un luogo che conosciamo, ecco che i tratti rapidi diventano precisi contorni di quella che è una chiara immagine nella nostra memoria. Non mi credete? Allora scorriamo insieme questa selezione che vi ho preparato!


Torino

Façade of S. Giovanni, the Cathedral at Turin 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, facciata del Duomo di S. Giovanni a Torino.

Ovviamente il mio spirito campanilista mi impone di iniziare dalla città che conosco meglio, dicendo come scusa che è la prima immortalata dall’artista, arrivato in Italia dal Moncenisio.

Come si può vedere, nella capitale sabauda Turner sembra essere stato affascinato in primo luogo dall’architettura, manifesto di quel barocco così poco convenzionale, una sfumatura stilistica che forse in Inghilterra era ancora poco nota. 

Non so voi, ma io ho l’idea che sia rimasto stregato in particolare dalla Cappella della Sindone (che, per chi non la conoscesse, è visibile cliccando qui, in una foto di MuseoTorino antecedente all’incendio che l’ha rovinata).


Bologna

Bologna colpisce l’osservatore per le sue torri, siano esse religiose o civili, e anche Turner non è rimasto immune al suo fascino medievale. Sullo sfondo poi è impossibile non riconoscere il landmark per eccellenza: il Santuario della Madonna di San Luca, lontano e adagiato sulle colline.


Tivoli

Tivoli 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Tivoli.

Esistono moltissimi schizzi e acquerelli che l’artista ha realizzato a Tivoli, probabilmente perché ha soggiornato poco lontano per un relativamente lungo periodo di tempo. Dovendo scegliere, ho deciso di proporvi opere che mostrano altre due interessanti tecniche utilizzate da Turner.

In primo luogo il mio adoratissimo acquarello, che gli ha permesso di immortalare non solo le linee ma anche i colori e le sfumature dell’Italia mediterranea che aveva davanti. Per seconda è molto interessante la scelta di utilizzare fogli già grigi, così da poter disegnare sia le ombre sia le luci, con lo scopo di ricreare l’atmosfera dei luoghi.


Napoli

Naples: the Castle of the Egg 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Napoli e il Vesuvio.

Napoli si presenta come un vero trionfo di colore. Anche in questo caso ci sono molte opere tra cui scegliere, tutte meravigliose! In questo caso non è solo l’architettura a colpire l’occhio di Turner, ma piuttosto la sua integrazione con il paesaggio, come è visibile anche nell’immagine inserita all’inizio di questo articolo.


Pisa

The Duomo and Campanile, Pisa 1828 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, il duomo e la torre di Pisa.

Quello che mi diverte di Pisa è invece il grande numero di particolari che compongono lo schizzo qui in alto, come se Turner non volesse dimenticare nulla della città toscana. In effetti la mia idea è che volesse poi realizzare un quadro a partire da questi schizzi, opera mai dipinta una volta di ritorno in Inghilterra.

Quella che curiosamente è invece diventata un’illustrazione è invece la bozza della chiesa di Santa Maria della Spina, visibile in basso (e scusate per la bassa risoluzione).


Firenze

Florence from San Miniato circa 1828 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Firenze da San Miniato.

Infine, non potevo non citare Firenze. Purtroppo questo quadro, realizzato qualche anno dopo a partire dai quaderni di viaggio, è disponibile solo con una bassa risoluzione, cosa che mi spiace molto. Il capoluogo toscano sembra intrigare Turner più che per l’architettura per la sua simbiosi con l’Arno, un legame che non tutte le città hanno con i fiumi su cui si affacciano.


Detto questo, ho terminato il mio excursus per le città italiane. Vi ha incuriosito?

Se invece abitate in città che non ho nominato, potete comunque curiosare nell’archivio della Tate Gallery, visto che sono presenti moltissimi altri centri urbani che ho dovuto trascurare per mettere la parola fine a questo post che sarebbe potuto diventare potenzialmente infinito!

Turner a Roma: le meraviglie della città eterna

Rome: The Forum with a Rainbow 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Roma: il foro con arcobaleno.

Senza dubbio Roma è stata una grande fonte di ispirazione per Joseph Mallord William Turner, inglesissimo maestro abituato alla pioggerellina fine di Londra. La città eterna è infatti la protagonista di numerose tele e di molti acquerelli, tutti accomunati dall’attenzione per i dettagli e dalla luce dorata del Mediterraneo.

Riuscite ad immaginare l’emozione di un appassionato di archeologia ed architettura classica giunto in Italia per la prima volta?Teniamo conto che stiamo parlando della Gran Bretagna dei primi dell’Ottocento, una società che ha il mito della classicità e della cultura romana e greca. Quindi un viaggio di sei mesi verso Roma e oltre deve essere un vero premio per il quarantatreenne Turner, ormai ai vertici del panorama artistico inglese.


J. M. W. Turner in Italia

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J.M.W. Turner, Roma moderna da Campo Vaccino.

Nei primi giorni dell’agosto 1819 Joseph Mallord William Turner parte da Dover verso sud. Attraversa la Francia e arriva in Italia attraverso il Moncenisio, per poi scoprire Torino e Milano. Di qui si dirige a Venezia, dove soggiorna alcune settimane e si innamora dei colori e dell’inconsistenza della laguna. (Sulle impressioni di Venezia, ecco un articolo da non perdere: Un atto d’amore per J. M. W. Turner)

Dopo Venezia, è la volta di Bologna e Rimini, per poi giungere finalmente a Roma all’inizio di ottobre. Eppure il grande artista non è ancora sazio, così si permette ancora una tappa a Napoli, Pompei ed Ercolano, per godersi quelle che al momento sono le più belle rovine ritrovate.

Di ritorno alla città eterna vi soggiorna per quasi tre mesi, un periodo che nutre la sua mente ed i suoi occhi, al punto da originare una serie di quadri fenomenali, una volta rientrato in patria.

La Roma di Turner è un luogo dove il passato si fonde con il presente, creando una mescolanza tra la precisione di un rilevatore e l’aura di leggenda che circonda anche il presente decaduto. Anche i quadri qui di seguono esprimono questo dualismo: da una parte la visione di Roma antica, immaginata a partire dagli studi archeologici, dall’altra la città moderna, intrisa di una luce senza tempo.

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J. M. W. Turner, Antica Roma: Agrippina che approda con le ceneri di Germanico.
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J. M. W. Turner, Roma dall’Aventino.

Gli album di viaggio

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J. M. W. Turner, Roma, quaderni di viaggio.

Vi siete chiesti come abbia fatto Turner a dipingere quadri tanto dettagliati una volta rientrato a Londra? Il suo era il mondo prima delle macchine fotografiche, quindi la risposta è che bisognava sgobbare continuamente.

Il nostro grande artista è partito con una serie di album da disegno da riempire con i dati che gli servivano e con le meraviglie che aveva davanti agli occhi.

Ecco, vi confesso che io adoro questi quaderni meticolosamente compilati: con pochi tratti Turner è riuscito a riprodurre immagini dettagliate e fedeli della realtà, fornendoci un preciso spaccato di com’era Roma nel 1819 senza nessun errore o imprecisione.

In certi casi poi questi appunti diventano la base per preziosi quadri futuri, come si può notare nelle due immagini di seguito.

Study for 'Rome from the Vatican' 1819 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Studio per “Roma dal Vaticano”.
Rome, from the Vatican. Raffaelle, Accompanied by La Fornarina, Preparing his Pictures for the Decoration of the Loggia exhibited 1820 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851
J. M. W. Turner, Roma dal Vaticano.

Non trovate anche voi che siano opere incredibili? Il bello è che Joseph Mallord William Turner non si è limitato a ritrarre Roma, ma si è dedicato a una grande parte dell’Italia. Siete curiosi di scoprire come ha disegnato la vostra città? Allora vi invito a non perdere il prossimo articolo 😉

Quasi dimenticavo: se volete guardare altri lavori di Turner, sul sito della Tate Gallery di Londra sono presenti tantissime opere, tutte commentate e catalogate. In particolare, questo è il link alla sezione dedicata al viaggio in Italia (Non c’è niente da fare, io amo gli Inglesi e la loro cura per il patrimonio e per i visitatori, reali o virtuali che siano!)

Piazza Navona, cosa rimane dello Stadio di Domiziano?

Chi non conosce Piazza Navona, il grande spazio aperto monumentale e accattivante nel cuore della Roma più densa ed antica? Credo che per tutti sia una delle prime immagini che si associa alla nostra bella e disgraziata e capitale.

È universalmente nota grazie alla bellezza e al prestigio che ottiene in età barocca, quando la famiglia Pamphilj ne cura il completo rinnovamento, donandole tante belle decorazioni nuove. Nel Seicento in effetti pare che una delle occupazioni dei papi fosse finanziare lavori che avrebbero reso immortale e prestigiosa la loro casata, lanciandosi in restauri smodati e attività edilizie ferventi e disinvolte…Come dice il proverbio, a Roma quello che non fecero i Barbari fecero i Barberini!

Eppure, se la si guarda dall’alto, una domanda sorge spontanea: a cosa si deve la sagoma di Piazza Navona, così curiosa, lunga e stretta, come non se ne trovano altrove? La risposta risiede nella sua origine.

Lo stadio di Domiziano

Bisogna tornare indietro fino all’85 d.C., quando l’imperatore Domiziano fa costruire uno stadio a lui dedicato, destinato alle gare di atletica. Siamo esattamente sullo spazio su cui sorge Piazza Navona e, non a caso, viene fuori una struttura allungata, con uno spazio aperto per gli sport e degli spalti ad anello.

La caduta dell’impero romano: l’origine di Piazza Navona

Come ho raccontato nello scorso articolo (se ve lo siete perso, cliccate questo link: Architettura e metamorfosi: quando le trasformazioni permettono di superare le crisi), nel momento in cui l’impero crolla, in un brevissimo arco di tempo tutte le grandi infrastrutture che ne hanno contraddistinto la civiltà perdono la loro utilità, considerata la fortissima crisi economica in cui Roma per prima si trova.

Monumentali edifici come gli stadi e gli anfiteatri diventano un rifugio perfetto, così ecco che la zona degli spalti e degli ingressi viene tamponata, creando un piccolo insediamento con tanto di protezione dall’esterno grazie all’elevata altezza.

I secoli scorrono e dello stadio di Domiziano in superficie non rimangono più tracce, visto che la struttura viene lentamente inglobata nel tessuto cittadino.

Il Barocco: un nuovo vestito per un luogo antichissimo

Come ho anticipato, è nel Seicento che i Pamphilj, proprietari dei palazzi in affaccio su Piazza Navona, la rinnovano chiamando i migliori maestri disponibili in città: Bernini e Borromini, vale a dire il gatto e la volpe, due rivali che sono gli assoluti protagonisti della scena architettonica romana. Bernini si sbizzarrisce nelle fontane, mentre il suo esimio collega nella chiesa di Sant’Agnese, con i suoi bizzarri campanili gemelli.

Piazza Navona oggi

Quella operata in età barocca può essere definita l’ultima grande operazione di adeguamento che ha interessato questo luogo straordinariamente antico, dove ancora oggi si possono vedere le imponenti tracce del passato. Se si va in giro secondo me bisogna sempre perdere un po’ di tempo a guardare le mappe delle città che si visitano, perché danno una serie incredibile di informazioni e stimolano la curiosità, dimostrando come niente sia frutto del caso.

In più, se oggi si va a Piazza Navona, si possono vedere i resti archeologici dell’antico stadio, con tanto di ingressi e scalinate, così da evidenziare come il presente sia soltanto uno degli strati che compongono il complesso mosaico che è Roma, la nostra città eterna.

Italia: cinque meraviglie che mi sono rimaste nel cuore

mix italia

Come ci ricorda questo orribile caldo che ci sta soffocando (per lo meno dalle mie parti…), l’estate è alle porte, e con essa anche l’occasione di girare qualche spicchietto di mondo.

Spesso per noi italiani (me per prima) viaggiare significa fuggire all’estero, vivere qualche esperienza dove si parlano altre lingue e si vivono altre vite. Ci affanniamo a girare in lungo e in largo e corriamo a vedere posti che non offrono sicuramente di più di quanto è disponibile nel nostro Paese, tante volte a nemmeno troppi chilometri di distanza. L’erba del vicino è sempre più verde, si sa, ma in questo caso credo anche che sia quasi sempre più ospitale e più attrezzata per i turisti.

All’estero ci sono indicazioni stradali comprensibili, aiuole che sembrano prati inglesi e non pezzetti di giungla, hotel moderni e funzionali e centri storici conservati e gestiti come dei presepi. Non siamo stupidi se pensiamo di fuggire in Francia, in Germania o in Gran Bretagna, però se ci penso mi rendo conto di quante risorse sprechiamo.

So che torno spesso (forse anche troppo) su questo tema, ma davvero non riesco a capacitarmi di come chi ci governa riesca ad essere indifferente alle migliaia di risorse uniche al mondo distribuite uniformemente sul territorio, emergenze che oltre ad essere basi per una ricrescita finalmente paritaria tra nord e sud sono fondamentali testimonianze della nostra Italia. Dobbiamo ai nostri borghi, alle nostre architetture e alla nostra arte il poco di rispetto che continuiamo a mantenere agli occhi del mondo, quindi è un grande peccato mandare tutto in malora.

Per questo motivo oggi vorrei proporre cinque tra le infinite bellezze italiane, scelte sulla base di quella che è stata la mia esperienza. Sono cinque luoghi che mi hanno lasciato qualcosa sia per la loro monumentalità unica, sia per quello che rappresentano.

1. La cattedrale di Trani e il romanico pugliese

Estate 2012: io e mia sorella ci lanciamo in uno strepitoso giro d’Italia in macchina, che si rivela un’occasione unica di conoscenza. Sapevamo poco o niente dello stile romanico pugliese, così siamo rimaste folgorate. La bellezza di edifici come la cattedrale di Trani è unica e suggestiva, dovuta alla purezza delle forme geometriche e al candore delle pietre illuminate dal sole. 

Siamo rimaste a bocca aperta, di fronte ad una realtà metafisica ante litteram e fuori dal contesto, perse in quest’architettura antica, solenne e medievalissima. Consigliato a tutti, insieme a Barletta e Bari (per rimanere in tema e fare altri due esempi)!

2. Amalfi e il passato da repubblica marinara

Di Amalfi la prima immagine che mi torna in mente è la vista dal mare. Stesso viaggio del punto 1, quando siamo tornate più abbronzate che mai. Amalfi, insieme agli altri paesi della costiera, ci ha colpite per la sua atmosfera fiera e importante. C’erano una marea di turisti, ma passeggiando tra le vie si poteva ancora intravedere la grandezza dell’antica repubblica marinara, infilandosi nel tessuto storico e nelle scenografie medievali.

Una curiosità: una delle note più moderne della città, anche se non si direbbe, è la facciata del duomo, rifatta nell’Ottocento in stile neogotico. Se guardate bene le prossime foto, ho inserito una veduta della facciata originale, senza quegli archetti a sesto acuto e quel frontone a capanna che in effetti c’entrano proprio un po’ poco!

3. Il duomo di Siracusa e la cultura greca

Aprile 2011: per i 25 anni di nozze dei miei genitori ci siamo concessi una spedizione archeologica in lungo e in largo per tutta la Sicilia. Il fascino di questa regione è incredibile, ma tra tutti i luoghi forse il più suggestivo è stato il duomo di Siracusa, situato sull’isola di Ortigia ed esempio di luogo di culto da più di 2000 anni. (Ha pochi rivali in questo senso, non è vero?)

Se lo si guarda bene, infatti, ci si rende conto che si tratta di un tempio della Magna Grecia, convertito senza troppo mascherarlo in una chiesa cristiana. In origine veniva venerata la dea Minerva, poi lo spazio tra le colonne è stato tamponato, così senza clamore si è passati a pregare Santa Lucia. Concretamente cambiava poco, poi nel tempo sono state aggiunte alcune cappelle laterali e la facciata barocca, arrivando ad ottenere un edificio assolutamente unico.

Non era così raro che i templi pagani venissero riciclati da cristiani, così da evitare traumi al popolo, ma raramente si può assistere ad un edificio ancora in opera.

Il tema del riuso delle architetture antiche mi affascina troppo, quindi mi fermo adesso altrimenti potrei non andare più a dormire!

4. Venezia durante la Biennale

Non potevo non citare quella che è stata la mia meta per ben quattro anni: la Biennale d’arte di Venezia!

Non mi soffermerò in questa sede a valutare il contenuto delle esposizioni, perché quello che per me è uno degli aspetti più belli e divertenti è la possibilità di entrare e curiosare in un sacco di palazzi normalmente chiusi, che aprono i battenti per ospitare i padiglioni dei vari stati.

La biennale è un’esperienza unica in cui si riceve una mappa con decine di esposizioni segnalate un po’ dappertutto, pronte per essere scoperte come in una caccia al tesoro. Per me è stato il modo di andare oltre la Venezia più turistica, per scoprire piazzette tranquille e scorci autentici, ed è per questo motivo che la consiglio a chiunque sia un po’ curioso.

5. Il castello di Rivoli e la “corona delle delizie” intorno a Torino

Non potevo che scegliere una destinazione dalle mie parti, perché per me ha un valore affettivo e perché è un bene che merita di essere conosciuto.

Intorno a Torino esiste tutta una serie di residenze sabaude di pregio, tutelate dall’Unesco, che sono state coinvolte (alcune più e alcune meno) in processi di restauro e rifunzionalizzazione legati al turismo.

Tra queste, a Rivoli esiste un palazzo barocco, progettato da Juvarra su preesistenze medievali, che non è mai stato completato ed è rimasto abbandonato fino al 1979, quando l’architetto Andrea Bruno ha realizzato un intervento di restauro a dir poco straordinario.

Senza che venisse persa l’impressione di incompiutezza, è stato rifunzionalizzato in maniera magistrale, tanto che oggi ospita un prestigioso Museo di Arte Contemporanea, insieme al ristorante dello chef stellato Davide Scabin.

Sede di mostre ed eventi culturali, il castello Rivoli è l’esempio virtuoso che restaurare bene si può, e che una spesa grande ma oculata può trasformare il volto di un bene culturale, rendendolo fruibile a tutti e trasformandolo in un investimento per la comunità.

Basta sapere su cosa scommettere, ma per oggi credo che non mi dilungherò oltre.