I musei e i loro piccoli visitatori: la prova di un antico amore e qualcosa in più

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Anno 1996: due bambine al Louvre, perse tra le antichità mediorientali. Per essere precisi, mia sorella (classicista da sempre) ed io (con il caratteristico taglio a caschetto).

L’amore per la bellezza non ha età ed è meraviglioso che sia così. Dopotutto la grandezza della nostra civiltà, quello che nel bene ci ha reso diversi dagli animali, è prima di tutto ciò che viene custodito nei musei, nelle biblioteche e nei siti archeologici. Non sono i vestiti e nemmeno il denaro, piuttosto è lo studio delle proporzioni e della natura, insieme al desiderio di essere ricordati e di ricordare chi ci ha preceduto, di esprimere quella parte della nostra anima che non si riesce a saziare con la caccia e con il cibo.

Sono fermamente convinta che anche oggi sia fondamentale conoscere la grandezza e la bellezza raggiunte dal genere umano, tanto più in un momento in cui la nostra specie non sta proprio dando il massimo, diciamocelo onestamente.

Oggi però il mio intento non è fare della polemica, ma riflettere sul fatto che non è mai troppo presto per immergersi nella cultura. Per di più i bambini sono abituati ad essere bombardati da ogni sorta di stimoli, quindi sono sicura che anche nei musei riescono ad orientarsi con una maggiore spontaneità rispetto agli adulti. Sanno muoversi con sicurezza ed inseguire ciò che interessa loro, osservandolo con cura maniacale.

La mia personalissima testimonianza

In queste foto, per fare un esempio, siamo rappresentate mia sorella ed io, all’età di rispettivamente otto e (quasi) sei anni, per la prima volta a Parigi. In tutta una serie di immagini che non pubblico io somigliavo ad uno zombi perché ero ammalata di tonsillite e il tempo era freddo, ma nei musei (e sulle giostre, ad essere sincera), la mia espressione cambiava radicalmente.

In quest’occasione abbiamo avuto l’occasione di visitare il Museo d’Orsay e il Louvre e si è potuto comprendere meglio che mai quanto arte e archeologia fossero per noi accattivanti e fonte di notevole interesse. (Diciamo che in queste foto sono già definite molte delle scelte compiute nei decenni successivi…)

La cultura a portata di bambino

Non ho scritto questo articolo soltanto per dimostrare quanto radicato sia il mio amore per l’arte, ma perché un tema che non andrebbe mai sottovalutato è la ricerca di percorsi paralleli che rendono i musei accessibili e affascinanti anche per i visitatori più piccini, visto che mi rendo conto che non tutti hanno dei genitori con le vacanze estive belle lunghe e la voglia di girare in lungo e in largo con bimbetti a carico.

Credo che una maggiore attenzione verso i bambini sia il primo passo da compiere per educare le nuove generazioni ad essere consapevoli e preparate di fronte al grandissimo patrimonio artistico e culturale italiano, senza il timore e i cattivi pensieri che caratterizzano i barbosissimi adulti.

Dal mio punto di vista, il motore di una ripresa economica sana e distribuita sul territorio potrebbe iniziare con questi piccoli gesti, eppure i musei italiani in linea di massima in questo settore non sono assolutamente all’avanguardia, con le dovute eccezioni (come la notte al museo che offre il Muse di Trento, per fare un esempio!). Ricordo di avere visto quasi con invidia alcuni anni fa al Leopold Museum di Vienna una guida che mimava l’albero danzante di Schiele e che portava in visita un bel gruppo di bambini ridacchianti e sereni, per non parlare di tutti i laboratori di cui sono munite numerose istituzioni museali estere.

Che dire, speriamo che prima o poi riusciremo, se non a metterci in pari, per lo meno a riconoscere l’importanza di queste politiche!

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Come innamorarsi di musei ed esposizioni: i miei segreti e consigli

Guggenheim Museum di New York (uno dei musei dei miei sogni!).
Guggenheim Museum di New York (uno dei musei dei miei sogni!).

Non vi nasconderò il fatto che per me i musei hanno sempre avuto un fascino particolare. Adoro quell’atmosfera magica e tranquilla che hanno e al loro interno mi sento sempre bene, forse perché riesco sempre a trovarmi a mio agio.

Ora che ci penso, quello che per me rende piacevole la visita di una collezione è, oltre al fatto che si possono contemplare dei capolavori, vivere quest’esperienza in assoluta libertà, consapevole che, seppure in minima parte, i musei appartengono anche a me, data la loro natura pubblica. Di seguito cercherò quindi di raccontare gli accorgimenti che mi rendono così assolutamente innamorata dei musei e insieme perdutamente critica, senza la pretesa di elargire consigli inestimabili, ma per condividere una delle mie passioni.

1. Documentarsi in anticipo quel che basta per poter capire di cosa si parla e per evitare le audioguide

Scommetto che su questo punto non sarete tutti d’accordo, ma per me le audioguide non sempre offrono dei grandi vantaggi. Anzi, ho notato che in molti casi si limitano a raccontare quello che c’è scritto sui pannelli, oppure scendono così tanto nel dettaglio da distrarre da ciò che si sta guardando.

Se voglio andare a vedere una mostra, pretendo di essere io a scegliere cosa guardare e su cosa concentrare la mia attenzione, senza sentirmi obbligata a stare mezzora davanti a un quadro insieme a tutti gli altri e poi passare velocemente oltre alle opere che non vengono raccontate.

Per me la formula vincente è quella di partire da casa con un bel libro, che sia un Taschen monografico oppure il libro di storia dell’arte del liceo (che non delude mai), e di rinfrescarmi la memoria durante il tragitto, senza esagerare, al punto da stimolare la curiosità e risvegliare l’interesse. Sono poi i pannelli informativi e le didascalie a darmi le informazioni che mi mancano, così diventa tutto più avvincente.

2. Girare in assoluta libertà

La bellezza dei musei risiede anche nella possibilità di girare tra le stanze con l’andatura che si preferisce, fermandosi dove si rimane colpiti, sedendosi se incuriositi e allungando decisamente il passo dove ci si annoia.

Girare il Louvre (tanto per fare un esempio) non viene prescritto dal dottore, quindi non è obbligatorio sfinirsi per correre di qua e di là e poi non ricordarsi nulla, quello che importa è trovare qualcosa che rimarrà impresso, che siano i quadri rinascimentali, le antichità oppure i grandi maestri francesi, ed avere ancora abbastanza energia da appassionarsi.

La libertà di girovagare dovrebbe essere alla base della fruizione di questi ambienti. Infatti vi confesso che odio le mostre in cui si ritagliano cubicoli che vengono presto riempiti dalla folla, e per questo motivo un altro dei miei consigli è quello di evitare le ore più trafficate. Sono belle le ore serali e le mattine sonnacchiose, quando si può seguire il percorso espositivo e poi tornare indietro a rivedere le opere preferite senza essere disturbati, cosa che è assolutamente tra le mie preferite.

3. Essere curiosi, sempre: indagare sulla tecnica e sul perché si dovrebbero produrre opere come quelle che si hanno davanti

Che sia un animale in formaldeide di Damien Hirst oppure la Gioconda, le domande migliori sono sempre come e perché si sia arrivati a ciò che si ha di fronte.

Il segreto per uscire arricchiti da un museo oppure da una mostra per me è calarsi nel periodo storico e nella mente degli artisti, così da arrivare a capire quale sia il vero valore delle opere (sull’argomento, consiglierei questo articolo: Cosa decide il valore di un’opera d’arte?)

Il bello di vedere un’opera dal vivo è la possibilità di guardarla da lontano ma anche da vicinissimo, e se fosse socialmente accettabile direi anche di toccarla, che è sempre una delle mie più grandi tentazioni (a cui non resisto proprio sempre)!

4. Se la mostra o il museo sono piaciuti, comprare il catalogo

Ecco, una delle cose che ho imparato da poco è proprio l’importanza di comprare il catalogo se ho apprezzato la visita, ovviamente se questo non è una porcheria con tutti i colori sfalsati.

Mi pento e mi arrabbio sempre con la me del passato che pensava sempre di avere la memoria eterna e che 30-40 € fossero troppi (e che poi lo zaino in vacanza pesasse troppo); anche ora ogni volta tentenno, ma poi sono sempre felice quando a distanza di mesi posso tornare a sfogliare questi bei libri, a rivivere la stessa emozione e trovare la soluzione a molti dei dubbi che mi vengono in mente a posteriori.


Insomma, come avrete intuito la mia è la visione del museo come di qualcosa che in parte ci appartiene, perché come edificio pubblico è davvero così.

Il prezzo del biglietto ci legittima a sentirci a nostro agio, come se fossimo in un luogo prodigioso che è anche grazie a noi che sopravvive. Con questo non dico di mettersi a correre, a urlare oppure a comportarsi da incivili, ma la mia idea è quella di fare ciò che si preferisce nella misura in cui non si va a danneggiare gli altri o ancora peggio il contenuto.

Sarò un po’ eccentrica, questo è assodato, ma mi chiedo se anche per voi siano questi i modi di vivere al meglio una mezza giornata al museo!

5 santuari per 5 artisti: ecco cinque musei da non perdere

Sono convinta che per tutti esista almeno un museo o una galleria d’arte che è rimasta nel cuore per i più svariati motivi.

Ci sono luoghi che hanno il potere di svelare qualcosa che noi non sapevamo, di avvicinarci maggiormente ad un artista o di vedere un dipinto destinato a cambiare i nostri gusti e a permetterci di superare la linea d’ombra dell’indifferenza, la tenebra più terribile. (E in questo momento sto ripensando ad un’epifania avvenuta in una piovosissima Dublino, più precisamente nella National Gallery of Ireland, anno 2008 – come spiegato meglio in questo articolo, al punto 3).

Non bisogna essere degli esperti per commuoversi di fronte alla Pietà di Michelangelo, così come non è necessario avere la presunzione di sapere tutto per rimanere stregati da un dipinto. Per questo oggi vorrei trattare dei musei che per me hanno un’anima: cinque luoghi in cui si può davvero entrare nella mente di una personalità geniale, dove l’architettura ha il semplice compito di esaltare il contenuto.

Si tratta di una riflessione che mi è venuta in mente dopo la critichina dell’altro giorno al Zentrum Paul Klee (ve la siete persa? cliccate qui: Quando l’arte diventa un investimento: il Zentrum Paul Klee di Renzo Piano a Berna), ma adesso iniziamo con ordine.

1. Il Teatro-Museo Dalì a Figueras (Spagna)

Non posso che iniziare dall’incredibile spazio dedicato a Salvador Dalì, progettato dallo stesso artista in accordo con la municipalità del suo paese natale. 

Che lo si ami oppure lo si odi, quello che conta è che questo museo lo rispecchia in pieno, mettendo in scena monumentali installazioni surrealiste che rapiscono e stregano il povero visitatore. È uno smodato regno di illusione ed esagerazione, dove ogni dettaglio è stato curato ossessivamente dal pignolissimo pittore.

(Per scoprire di più su Dalì, non perdetevi questo articolo: Dove portano i sogni? Smarrendosi nel labirinto dei pensieri di Salvador Dalì)

2. Casa-Museo di Claude Monet a Giverny (Francia)

La mia seconda scelta è completamente diversa dalla scenografica e baroccheggiante prima posizione: qui si parla di un luogo di intima ricerca e di dedizione personale, dove niente è superficiale e si insegue l’essenza stessa della natura.

Il museo di Claude Monet in effetti è prima di tutto la sua residenza ed insieme il parco a cui si è dedicato per anni affinché raggiungesse la perfezione, dipingendolo quotidianamente. Ciò che ha di unico questo spazio infatti sono gli scorci che il visitatore riesce a cogliere, sentendosi all’improvviso vicinissimo a ciò che vedeva e riproduceva Monet.

(Per scoprire di più su Claude Monet e sulle sue ninfee, ecco l’articolo adatto: Quale altra musa, se non la natura? Il giardino segreto di Claude Monet)

3. Museo nazionale messaggio biblico di Marc Chagall a Nizza (Francia)

Questo museo, tra tutti quelli in elenco, è sicuramente quello che riveste un maggiore valore simbolico. Chi conosce Marc Chagall subisce certamente il fascino della sua delicatezza e del susseguirsi di simboli e significati nascosti che affollano i suoi dipinti. A Nizza lo stesso artista ha potuto progettare e vedere realizzato un museo destinato ad ospitare una serie di grandi opere legate alla Bibbia, meravigliose e disposte perfettamente.

In questo caso l’architettura si piega alla solennità e all’importanza del suo contenuto, articolandosi in una serie di grandi spazi dimensionati in base ai dipinti. L’auditorium poi presenta vetrate realizzate da Chagall, mentre durante il percorso di visita una vetrata inaspettata rivela un mosaico predisposto ad hoc che si riflette in uno specchio d’acqua. Che dire insomma, se non che è davvero un’esperienza unica aggirarsi in questi spazi!

4. Museo Magritte a Bruxelles (Belgio)

Tra tutti forse il più sottile è il museo Magritte, così come è sottile ed arguto l’assurdo che i suoi quadri riproducono ed enfatizzano. Si tratta di un palazzo neoclassico restaurato che all’esterno dice poco, ma aspettate di entrare e il mondo di questo artista vi sommergerà.

È uno spazio allestito in maniera coinvolgente e brillante e per di più contiene un’allestimento di tutto rispetto, quindi davvero permette di uscire decisamente arricchiti! (Purtroppo non ho trovato immagini migliori, quindi dovrete fidarvi delle mie parole!)

(Per scoprire di più su Magritte e sulla sua visione del surrealismo, non perdetevi questo articolo: Dove portano i sogni? Esplorando le illusioni di René Magritte)

5. Museo Munch a Oslo (Norvegia)

Ultimo ma non per importanza, mi sento in dovere di citare questo museo scandinavo perché per me ha un grandissimo valore: si tratta del motivo per cui amo incondizionatamente Edvard Munch e di un ricordo bellissimo nella mia memoria.

Questo edificio non si distingue particolarmente per la sua architettura (a dire il vero non mi rimane che un’immagine sbiadita del suo involucro, mentre il suo interno è nitidissimo!), anzi la scelta è quella di una struttura a servizio del suo interno, perché qualunque stravaganza non può che essere annientata e messa in ridicolo dalla grandezza e dalla limatissima essenzialità dei dipinti di questo artista. 

Il suo grande pregio e quello di lasciare filtrare all’interno la magica luce del nord, che investe i locali e ci aiuta ad entrare in sintonia non le opere, a vederle nella tinta giusta e ad instaurare un legame invisibile ma solido con Munch.

(Per scoprire di più su Edvard Munch, consiglio questo articolo: Per andare oltre l’urlo, due giorni di Munch).

Non saprei come spiegarmi meglio e soprattutto non voglio dilungarmi troppo, perché so che quello con i musei è un rapporto personale e diverso per ognuno, quindi non voglio interferire con quella che è la curiosità, unita alla sete di scoprire qualcosa di nuovo, che in una forma o in un’altra esiste in tutti noi.

Quando l’arte diventa un investimento: il Zentrum Paul Klee di Renzo Piano a Berna

Berna, Paul Klee Zentrum.
Berna, Paul Klee Zentrum.

Venerdì mi sono persa nei quadri di Paul Klee, così oggi vorrei parlare del tempio dedicato a questo artista, il centro che raccoglie ed espone circa 4000 delle sue opere e che, come (quasi) tutto, possiede le sue luci e le sue ombre.

Siete mai stati a Berna, riservatissima capitale della Svizzera? Non è una città molto nota, ma io credo che sia la meta ideale per una scappatina tranquilla (comoda per chi, come me, abita sulle Alpi).

Berna, centro storico.
Berna, centro storico.

Guardando il centro storico, si percepisce subito una certa atmosfera tra il fiabesco e il medievale: è composta da una serie di viuzze porticate da cartolina e ci sono persino dei veri orsi sulla riva del fiume!

Eppure Berna non è solo questo, grazie all’intelligenza della municipalità: a pochi metri dal centro infatti nel 2005 è stato inaugurato il Zentrum Paul Klee, progettato da Renzo Piano, realizzato con lo scopo di promuovere e diffondere le opere di questo artista, a più di sessant’anni dalla sua morte. Ma come mai la decisione di costruire un tale edificio proprio in questi anni?

Da una parte, la causa scatenante è stata una serie di donazioni effettuate da parte degli eredi di Klee in favore del cantone di Berna negli anni Novanta. Ritrovandosi in mano questo patrimonio inestimabile, la città svizzera non si è limitata a lasciarlo ammuffire in qualche scantinato o ad esporlo malamente in qualche galleriuccia d’arte presente nella città (come succederebbe e succede per esempio da noi) ma, al contrario, ha deciso di valorizzarlo al massimo. Così sono state raccolte donazioni da capogiro da privati ed è stata chiamata un archistar d’eccezione, il nostro senatore Renzo Piano, che di musei sicuramente se ne intende.

Il risultato è un edificio che sembra appartenere al paesaggio senza originare fratture, fondendosi con l’andamento ondulato delle colline e mimetizzandosi nella vegetazione.

Al suo interno poi è un trionfo di luce naturale che invade soffusamente gli ambienti spaziosi e di legno che dona un immediato senso di accoglienza e calore. Si tratta di uno spazio museale frequentatissimo e piacevole, anche se forse manca lo spirito di Paul Klee.

Ecco quindi quella che per me è la nota negativa: l’intera struttura, sia internamente sia esternamente, segue in pieno lo standard di Renzo Piano nella scelta dei materiali, dell’articolazione degli spazi e nell’uso delle tinte, senza che trapeli la connessione con l’artista a cui è dedicata, cosa che raramente succede nei musei dedicati a un singolo artista.

Senza dilungarmi ulteriormente, dopo aver parlato dell’interessante contenitore, che dire invece del contenuto?

Possedendo una così alta percentuale di opere di Paul Klee, tra quadri, incisioni, disegni e marionette (favolose peraltro, realizzate con materiali di risulta per il figlio), si qualifica senza dubbio come un polo espositivo d’eccellenza. Oltre a questo, il vantaggio di uno spazio costruito ex novo negli ultimi anni in cui il turismo è diventato di massa è costituito dalla presenza di un buon bookshop, di laboratori divertenti per i bambini e di aree molto ampie per esposizioni temporanee. Infine le opere ruotano con una certa frequenza, così da renderlo una meta periodicamente accattivante anche per gli abitanti di Berna.

In conclusione, quando si parla di grandi artisti o di interessanti collezioni ammiro le iniziative vincenti come queste. Certo, in questo caso dietro ci sono grandi donazioni, però sono convinta che soltanto investendo in maniera organizzata, coraggiosa e trasparente (aggettivo anche troppo raro dalle nostre parti) si riesca a trasformare il patrimonio artistico in un investimento per il territorio su cui insiste. Non bisogna necessariamente sfoderare i grandi nomi degli architetti (anche se spesso aiuta), ma è importante riuscire ad essere moderni e aggiornati, sfruttando i mezzi di comunicazione che ormai sicuramente non mancano.


Quasi dimenticavo, se siete curiosi e volete saperne di più su Paul Klee, non dimenticate di dare un’occhiata a questo articolo: Quando l’arte diventa ricerca dell’origine comune del mondo: alla scoperta dell’essenziale insieme a Paul Klee.

Torino turistica: le meraviglie del nuovo/antico Museo Egizio

statua museo egizio Premessa

Per iniziare, confesso di non essere affatto un’egittologa, quindi questo non sarà un articolo enciclopedico, ma piuttosto la recensione di una curiosissima amante dei musei che si avventura in questo mondo, popolato nella sua fantasia da mummie, scarabei, templi colossali e geroglifici in abbondanza.

Due parole sulla museografia: rischi e potenzialità

Sono stata spinta a visitare il nuovissimo allestimento del Museo Egizio di Torino (che in quanto a collezione è secondo soltanto a quello del Cairo), inaugurato il 1° aprile scorso, dopo iniziative pubblicitarie fortemente mediatiche che ho apprezzato molto e soprattutto che hanno alimentato moltissimo la mia proverbiale curiosità.

I lavori di rinnovamento museale sono spesso delicati e rischiosi, perché oggi ci si deve necessariamente porre molte domande: quale sarà il pubblico medio? Cosa vogliono o si aspettano di vedere i visitatori? In che misura si può rendere accattivante il patrimonio esposto senza finire per snaturarlo?

Non siamo più nell’Ottocento, quando i mecenati pubblici o privati aprivano le porte delle loro collezioni ad una cerchia strettissima di amatori sicuramente preparati ed interessati. Oggi nei musei ci si trova di fronte a tutta una serie di problematiche, a partire dall’accoglienza di gruppi di visitatori sempre più numerosi che necessitano di una bella serie di servizi accessori (bookshop, caffè, deposito bagagli, servizi igienici, grandi biglietterie…), fino a questioni concettuali, collegate appunto alla scelta di cosa mostrare e di come mostrarlo.

Il rischio delle operazioni di allestimento contemporaneo nei musei di questo genere è quello che il contenitore, le luci e l’atmosfera arrivino a fagocitare il contenuto, o per dirla in modo semplice, che ci si perda negli effetti da teatro e si esca senza avere imparato molto a causa delle distrazioni indotte dall’allestimento. Al contrario, un’esposizione tradizionale risulta noiosa e poco accattivante, quindi il visitatore si annoia e attraversa le sale senza che la sua curiosità venga smossa.

Ecco, nel corso della visita al Museo Egizio di Torino ho riscontrato una piacevole via di mezzo tra i due estremi che ha portato ad un percorso ben strutturato e coinvolgente, dove le didascalie sono equilibrate rispetto al materiale esposto. Per gli amanti del genere, l’audioguida è consegnata gratuitamente insieme al biglietto d’ingresso, quindi è molto difficile uscire senza conoscere cose nuove.

Ma in cosa consiste questo nuovo allestimento?
Il progetto del nuovo allestimento con l'ingresso sotterraneo sotto il cortile e la scala mobile che permette di organizzare il percorso.
Il progetto del nuovo allestimento con l’ingresso sotterraneo sotto il cortile interno e la scala mobile che permette di organizzare il percorso.

Innanzitutto, è stato creato uno spazio sotterraneo in corrispondenza del cortile interno per alloggiare i servizi accessori citati sopra in un ambiente su misura, poi ci si è concentrati nella creazione di un itinerario dall’alto verso il basso che guida il visitatore in ordine cronologico attraverso le principali fasi della civiltà egizia.

Ogni epoca ha le sue stanze dove sono ricostruite tombe a altri spazi così come sono stati scoperti dagli archeologi, utilizzando in alcuni casi anche il potente mezzo dei rendering tridimensionali per ricostruire sepolcri, affreschi e decorazioni. Si fornisce quindi un quadro completo non soltanto delle opere esposte ma anche delle campagne di ritrovamento, descrivendo ed evocando anche l’architettura delle tombe da cui proviene il materiale. Infine, quando ormai il visitatore ha sviluppato una certa conoscenza delle varie dinastie, delle influenze ellenistiche e romane, della valle delle regine e delle mummie, ecco che l’ultima sala abbandona il rigoroso intento didattico per stupire l’osservatore e risvegliare l’ammirazione per la grandezza della civiltà egizia. In una grande sala piuttosto buia e ricca di specchi, sono collocate divinamente imponenti statue di uomini, divinità e sfingi, illuminate in maniera sapiente e spettrale, così da impressionare ed alimentare quell’idea di lusso sfrenato che tutti associamo agli antichi egizi.

Per concludere, allego una serie di fotografie che secondo me rendono l’idea, un po’ scattate da me e un po’ trovate su internet, e consiglio a chi ne ha la possibilità di andare al museo egizio di Torino per trascorrere un pomeriggio diverso dagli altri, perdendosi nelle meraviglie di un popolo affascinante e misterioso, lontanissimo nella storia eppure in qualche modo vicino.