New York City: 5 luoghi imperdibili per un appassionato d’arte

Prima che vi avventuriate nella lettura, lasciate che vi confessi una cosa: non mi considero un’esperta di New York e nemmeno mi vanterò di esserlo, anche se ho studiato questa città sotto vari aspetti e ho trascorso lì un’intensa settimana in cui ho cercato di immergermi il più possibile nel suo spirito caratteristico ma fuggevole. Esistono realtà troppo grandi e troppo mutevoli per essere comprese al primo sguardo e questo vale secondo me per la Grande Mela: lasciandola sapevo già che non mi è davvero appartenuta, avevo l’impressione di aver captato soltanto qualcuna delle sue mille sfaccettature.

Posso però confermarvi che io sono il prototipo dell’appassionata d’arte, quindi in questo post cercherò di condividere con voi i consigli che mi sembrano più utili e di descrivervi quei luoghi che, nel momento in cui ci si ritrova a scegliere tra mille attrazioni, vanno secondo me assolutamente messi ai primi posti.


Il Guggenheim: un matrimonio tra pittura e architettura

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Da vera fan di Wright (e anche della famiglia Guggenheim) non potevo che partire da qui. Vedere dal vivo questa architettura prima dall’esterno e successivamente poterla girare liberamente è stata una vera emozione, e come se non bastasse la collezione di opere d’arte custodita al suo interno è a dir poco strepitosa.

Il Guggenheim Museum si trova all’angolo tra la 5th Avenue (la via dei musei) e l’88th strada, affacciato su Central Park. Il progetto è del 1959 ed è stato pensato come il contenitore perfetto per l’inestimabile raccolta dei quadri di Solomon Guggenheim, ricco industriale e lungimirante collezionista.

Una parte del percorso espositivo è costituita da una rampa a spirale discendente, dedicata spesso alle mostre temporanee, e illuminata dalla luce naturale che piove dall’alto e da quelli che dall’esterno sembrano dei tagli nella facciata. Esiste poi tutta un’altra porzione di edificio più tradizionale, dove l’attenzione per l’illuminazione si dimostra sempre una scelta vincente e dove si possono ammirare capolavori soprattutto del periodo delle Avanguardie.

In poche stanza si concentrano opere di una qualità altissima: Georges Braque, Paul Cézanne, Marc Chagall, Edgar Degas, Paul Gauguin, Vassily Kandinsky, Piet Mondrian, Pablo Picasso, Pierre-Auguste Renoir e Henri de Toulouse-Lautrec sono infatti solo alcuni dei grandi artisti che si possono incontrare. Con questo spero di avervi convinti!


Chelsea: il paradiso delle gallerie d’arte

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Chelsea secondo me è il classico quartiere che ci si aspetta di trovare a New York appena al di fuori dei grandi grattacieli: è estremamente fotogenico, brulica di vita mondana e ha un passato industriale che fa mostra di sé negli edifici industriali tutti ormai rifunzionalizzati a dovere. L’arte contemporanea ed il rinnovamento urbano sembrano essere il motore che porta avanti la continua trasformazione di quest’area sita nella porzione sud di Manhattan.

Passeggiare tra le sue strade (soprattutto tra l’Hudson River, la 10th Avenue, la 18th e la 28h strada) è a dir poco fantastico: può capitare di varcare la soglia di una galleria d’arte e di trovarsi di fronte opere di Warhol, Koons, Haring e Lichtenstein, come è successo a me alla Tagliatella Galleries, oppure di capitare in mezzo a futuristiche opere contemporanee d’avanguardia.

Certo, bisogna apprezzare il genere, ma in ogni caso vi assicuro che l’atmosfera che si respira è molto bella!


Whitney Musem e High Line: tra pittura, architettura e paesaggio

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Siamo di nuovo a Chelsea, lo so, ma non potevo non citare due luoghi che per me sono stati molto importanti.

Il primo è il Whitney Museum of American Art, il tempio dell’arte contemporanea statunitense. Se siete stati anche voi a New York vi sarete sicuramente accorti di come gli Americani tendano a valorizzare più la pittura europea rispetto alla loro, che lasciano spesso in posizione quasi marginale nei grandi musei. Probabilmente la vedono come un modello, ma io credo che se si è in viaggio in un certo luogo è la cultura locale che bisogna inseguire prima di tutto. Al Whitney troverete opere di Edward Hopper, di George Bellows, di Jasper Johns e di Georgia O’Keeffe, insieme a fotografie bellissime e a opere probabilmente sconosciute che susciteranno la vostra curiosità, il tutto in un contenitore d’eccezione, progettato dal nostro connazionale Renzo Piano.

Proprio di fianco al Whitney ha inizio quella che è una delle più celebri passeggiate della città, famosa soprattutto per gli amanti dell’architettura: si tratta della High Line, una ferrovia sopraelevata che correva per un bel pezzo di Manhattan, dismessa a partire dagli anni Ottanta e trasformata dal 2009 in un parco pedonale. Si tratta di un’idea geniale, di un punto di vista privilegiato per osservare la città e di un’oasi di relax dove tutto è curato nel minimo dettaglio: l’arredo urbano, la scelta delle piante e la loro disposizione.

Una delle mie cose preferite di tutta New York, credo di poterla definire imperdibile!


MoMA e MET: gli immancabili

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Ovviamente non potevo dimenticare i due templi dell’arte di New York, favolosi contenitori di opere d’arte inestimabili.

Potrei dilungarmi sia sul MoMA – Museum of Modern Art, mecca per gli amanti dell’arte contemporanea, sia sul MET – Metropolitan Museum of Arts, immenso contenitore di opere d’arte di tutti i tempi e di tutti i luoghi del mondo, ma ho preferito inserire i link al loro sito ufficiale che sicuramente si saprà raccontare meglio di me. Posso soltanto aggiungere che si tratta di due luoghi assolutamente all’altezza della loro fama, commoventi e gestiti in maniera davvero ammirevole. 

Un’ultima cosa, per gli amanti dell’arte medievale: non dimenticate che il biglietto di ingresso al MET comprende anche l’accesso ad una sua speciale sezione distaccata, The Cloisters, un monastero realizzato a partire dal 1927 con parti di chiese e abbazie di tutta Europa, smontate, trasportate e rimontate all’estremità nord di Manhattan.


DUMBO: quello che succede oltre il Ponte di Brooklyn

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DUMBO (acronimo di Down Under the Manhattan Bridge Overpass) è il primo quartiere che si incontra se si decide di avventurarsi per Brooklyn. Si tratta di una zona portuale e industriale, caratterizzata un tempo dalla presenza di magazzini di stoccaggio e di manifatture. Oggi questi edifici conoscono una seconda vita fatta di arte e design, in quanto sono diventati la nuova casa di galleristi e creativi in fuga dalla troppo cara Manhattan.

Passeggiare per questo piccolo quartiere dove Street Art è un po’ dappertutto è davvero bello: la vista verso il ponte di Brooklyn è una specie di cartolina vivente che caratterizza il panorama, mentre si respira un’aria vivace nei caffè, nei negozi e nei locali.

Se il tempo accompagna, vi garantisco che non vi pentirete di questa piccola fuga dal caos di Manhattan!


In conclusione, sapete che vi dico? Soltanto a ripensarci e a cercare qualche immagine mi è venuta una grandissima voglia di tornare a New York e di riprendere le mie esplorazioni esattamente dove le ho interrotte, in modo da arrivare più in profondità.

Voi invece ci siete già stati? Condividete quelle che sono state le mie impressioni?


Nel caso invece che vi siate persi un po’ di puntate precedenti, vi ricordo che questo è solo l’ultimo di una serie di post dedicata agli Stati Uniti, l’ultima tappa di un ragionamento che ha avuto inizio da qui: Esiste una vera “arte americana”?. Se siete curiosi di saperne di più, vi auguro una buona lettura! 🙂

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Aspettando New York

Aggiornamenti dall’altro lato dell’oceano.

Miei cari amici, per prima cosa vi devo dire che non mi sono dimenticata del blog, soltanto questo viaggio che sto vivendo sta assorbendo tutte le mie energie. Vi devo confessare che sono felicissima: ho pianificato per quasi un anno queste tappe e allo stesso tempo ho realizzato un po’ dei miei sogni d’infanzia (come mettere piede in Canada, anche se solo per un’ora, oppure vedere con i miei occhi i grandi laghi).

Ormai la mia dolce metà ed io siamo arrivati oltre la metà e davvero non ci possiamo lamentare, visto che persino le minacce di uragano finalmente si stanno placando.

Tra un paio di giorni raggiungeremo quella che sarà la tappa finale: New York, la leggendaria Grande Mela. Sapete che tra tutto è quello che mi preoccupa di più?

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Uno dei primi grattacieli a Chicago, progettato da Louis Sullivan, la Robie House di F. L. Wright e un qualche imprecisato punto della Pennsylvania.

Abbiamo iniziato il nostro lungo giro da Chicago e personalmente vi dirò che me ne sono un po’ innamorata, con la sua spontanea aria da dura e la natura così poco turistica, nonostante sia una specie di mecca per gli amanti dell’architettura. Abbiamo esplorato i tesori di Frank Lloyd Wright e apprezzato l’evoluzione dei grattacieli, che è proprio qui che sono nati.

Dopo la Windy City, abbiamo conosciuto i vasti spazi pianeggianti e ondulati dell’Ohio, della Pennsylvania e dello Stato di New York, scoprendo una grande tranquillità e un altro volto della mitica America.

Adesso temo che lo scontro con la vivacissima e caotica New York City possa non soddisfare a pieno le mie rosee aspettative; sono un po’ pazza vero? Una parte di me teme che Manhattan ormai abbia venduto la sua anima ai turisti e che ormai nel mio cuore non ci sia posto per tutti. In realtà credo e spero di sbagliarmi, ma nel frattempo sapete cos’è che mi consola e che rimane come punto fermo nella mia insaziabile curiosità? Vi svelo la risposta: quello che mi tranquillizza e mi fa morire dall’impazienza è più di tutto la presenza di ben 5 musei che non vedo l’ora di vedere, 5 paradisi che sono certa mi faranno commuovere.

E allora avanti tutta, senza pregiudizi o problemi inesistenti.

Voi invece come state? Spero che per tutto settembre sia un mese bellissimo 🙂

Europe Top 10: Varsavia e Berlino, le due fenici del vecchio continente

Come sarebbe la vostra classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema degli scorsi articoli (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le posizioni 3 e 4 secondo La Sottile Linea d’Ombra (per tornare a scoprire la 9 e la 10, la 7 e la 8 e la 5 e la 6 basta cliccare sui numeri).

Avete mai riflettuto su come città diversissime tra loro a volte abbiano un filo sottile che le tiene legate? Oggi mi riferisco a Berlino e Varsavia, per certi versi simboli del carnefice e della vittima, ma alla stesso tempo accomunate dalla quasi totale distruzione negli anni della Seconda Guerra Mondiale.


#4 Varsavia – il simbolo della rinascita

Old Town panorama of Warsaw

Tra tutte le città europee che ho avuto la fortuna di vedere, Varsavia probabilmente è quella che più mi ha emozionato. E non mi riferisco alla reazione che ho avuto nel momento in cui qualcuno in ostello mi ha rubato lo zainone che conteneva tutti i miei vestiti, gli album da disegno e i quaderni su cui scrivevo. Al contrario, la magia di questo posto è stata così potente da cancellare le piccole cose negative delle piccole persone come me.

Il suo centro storico infatti è allegro e colorato a discapito di tutte le cicatrici che segnano in tessuto urbano, segni che solo conoscendo la storia del luogo possono essere compresi.

Varsavia è stata distrutta di proposito nella Seconda Guerra Mondiale e poi oppressa dal Regime Comunista (come dimostra il grattacielo in stile Gotham City, o più precisamente socialista, realizzato nel 1952 al posto di interi quartieri mai ricostruiti), eppure oggi appare come una metropoli moderna e allo stesso tempo legata alla tradizione, pulita e confortevole, caratterizzata da architetture ardite vicine a piazze storiche rimesse in piedi a partire dal 1945, grazie agli studi di restauro curati dalla comunità internazionale e alle donazioni di quadri e vedute d’epoca da parte dei suoi abitanti, con il fine di non dimenticare.

Ci sono stata due volte a distanza di qualche anno e ogni volta mi sono stupita dell’atmosfera di rinnovamento e dall’impegno che i Polacchi riversano nel migliorare le loro città, combattendo con edifici contemporanei il grigiore sovietico dei decenni passati.

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Quella della Polonia è una storia decisamente affascinante che ho avuto modo di conoscere girandola in treno e osservandola nell’arco di cinque anni. Potrei parlare per ore ma andrei fuori tema, quindi per ora passo oltre, con la promessa di tornare in argomento prima o poi.

Per una visita

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Il luogo che più mi ha impressionata e commossa è il Warsaw Rising Museum, il museo dedicato alla Resistenza di Varsavia del 1944, un importante movimento antinazista partito dal ghetto della città, durato poco più di due mesi e soffocato nel sangue, con grandi responsabilità anche da parte dei Sovietici che non hanno prestato soccorso.

Si tratta di un allestimento moderno e coinvolgente, semplice da capire e allo stesso agghiacciante, fondamentale per vedere con occhi nuovi la città rasa al suolo e rinata dalle sue ceneri.

Per una passeggiata e un po’ di svago

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Il centro storico rimane invece il luogo ideale per ritrovare la serenità e la felicità della vita da viaggiatori. Ci sono bei locali, negozi interessanti, architetture tradizionali e stradine bellissime, ricostruite così fedelmente da sembrare originali, evitando fortunatamente l’effetto “Parco dei divertimenti” che a volte si riscontra in questi casi.


#3 Berlino – la regina della contemporaneità

BERLIN

Ecco, tra le città che ho visitato Berlino rimane invece quella più confusa, la capitale con i contorni sfocati e i contrasti evidenti.

Ad esempio è impossibile suddividerla in centro storico, ampliamenti in età moderna e periferia, perchè la sua storia unica di città distrutta e poi tagliata a metà le ha lasciato una natura policentrica e disomogenea.  Insieme a Varsavia, bisogna tenere conto che stata la città più distrutta al termine della Seconda Guerra Mondiale.

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Il parlamento tedesco nel 1945.

In più, molte sue caratteristiche non sono ancora assimilate o storicizzate ma, al contrario, vivono ancora in una fase di completo movimento, cambiano ogni giorno senza un’idea precisa di quello che riserverà il futuro, inondando il presente di un’intensità che in altre città d’Europa è davvero difficile trovare.

I quartieri sono enormi e sempre spaziosi, mentre l’edilizia è la più svariata, composta da tipologie tedesche, sovietiche oppure contemporanee e internazionali, mescolate tra loro. Dal momento che ho già parlato di tutto questo, per non diventare ripetitiva vi lascio il link: Berlino oltre il muro: la grandezza di una città ferita.

Si respira quasi ovunque un’atmosfera underground ma esiste anche una specie di nucleo che ha particolarmente a cuore la sua storia e soprattutto la cultura che da sempre riveste un ruolo importantissimo nella capitale tedesca. Mi riferisco all’Isola dei musei e ai suoi dintorni, i luoghi che inevitabilmente ho scelto di indicare “per una visita”.

Per una visita

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Ecco, in una città come Berlino si ha solo l’imbarazzo della scelta in tema di musei da visitare, dal momento che ci sono attrazioni a dir poco imperdibili.

Per il suo valore storico e simbolico ho però scelto di concentrarmi sull’Isola dei musei, lo scrigno che custodisce i reperti di quella che è la grande tradizione tedesca nell’archeologia ma non solo, visto che si trovano qui immense opere d’arte (come l’Isola dei Morti di Bocklin o alcuni paesaggi di Friedrich). Visto che ne ho parlato e che si tratta di un argomento molto lungo, vi lascio il link a questo mio post: Berlino: tre simboli di rinascita da conoscere e amare e alla pagina di Wikipedia sull’argomento.

Per una passeggiata e un po’ di svago

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E se poi si vuole invece passeggiare in un luogo unico al mondo, io credo che la scelta migliore sia quello di recarsi all’East side gallery, una lunghissima area verde dove è possibile costeggiare una grande porzione del muro di Berlino. Il lungofiume berlinese di arricchisce in questo caso di un grande valore storico ma anche di capolavori si Street Art, che meritano assolutamente un’occhiata!


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Avete visto in prima persona questi luoghi incredibili e commoventi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi l’ultima puntata, per scoprire le prime posizioni!

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Vienna e Barcellona, 50 sfumature di Art Nouveau

Vienna e Barcellona: due città tra le più turistiche d’Europa e due mete per gli appassionati di architettura, dell’arte e non solo. Un abbinamento forse a prima vista un po’ bislacco, non vi pare?

Cos’hanno infatti in comune un porto mediterraneo e la ex-capitale dell’Impero Austroungarico? La risposta è nella storia del loro stesso sviluppo, che vede un’attività fervente, insieme ad un’espansione programmata e vasta nel periodo che io preferisco: gli anni cruciali in bilico tra Otto e Novecento.

E in entrambi questi luoghi la grande crescita ha condotto ad effetti simili: una forma urbana caratteristica (i quartieri ottagonali di Cerdà in Spagna e lo sviluppo intorno al Ring in Austria) e il proliferare di movimenti artistici avanguardisti dal sapore Art Nouveau (come non citare la Secessione Viennese e il Modernismo Catalano?). Il passionale e turbato Gustav Klimt contro il fiabesco Antoni Gaudi, insomma, per semplificare.

Da bravo architetto non ho potuto che assegnare a queste due belle città i posti 5 e 6, come adesso vi esporrò meglio. (Per tornare a scoprire le posizioni 9 e 10 e 7 e 8 basta cliccare sui numeri).


#6 Barcellona – il paradiso degli architetti

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Come ho anticipato, secondo me il fascino di Barcellona va ben oltre a quello di città catalana festaiola dove è possibile fare il bagno nel mare e nella sangria.

Questa città è infatti una specie di mecca dell’architettura, a partire dal gotico fino a Gaudi ma non soltanto, perché qui si trova il celeberrimo padiglione di Mies Van Der Rohe per l’Expo del ’29 (di cui parlerò più in basso) e tutta una serie di interventi contemporanei realizzati in occasione e sullo strascico delle Olimpiadi del 1992. Tra questi cito in primis il MACBA di Richard Meier, nel bel mezzo del difficile quartiere Raval: un ardito museo d’arte contemporanea che agisce da calamita per risollevare le sorti del tessuto urbano in cui è inserito.

Non voglio però ripetermi troppo, quindi vi lascio il link a un post in cui ho parlato in maniera più diffusa del mio amore per questa città: Barcellona oltre la Rambla: cinque cose da non dimenticare sulla capitale catalana.

Per una visita
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Barcellona, Barrio gotico: il museo Picasso.

A Barcellona scegliere è molto difficile, ci sono troppe meraviglie! Da amante dei musei monografici, vi dico i miei preferiti di questo genere: il Museo Picasso nel centro storico, la Fondazione Joan Mirò nel parco della cittadella e, anche se sono un po’ un’altra cosa, una delle case progettate da Gaudi (La Pedrera o Casa Battlò direi), perché dopotutto l’architettura è il gioco degli spazi e non basta un’occhiata da fuori per capire tutto.

Per una passeggiata e un po’ di svago
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Antoni Gaudì, ingresso di Parc Guell.

Se il tempo è soleggiato, non c’è niente di meglio che passeggiare per i parchi che arricchiscono questa città già così bella.

Mi riferisco al Parc Guell, giardino progettato da Antoni Gaudi a dir poco favoloso (e panoramico) e al Parco della Cittadella, emblema della Barcellona dell’Expo del 1929. Troverete infatti qui il Padiglione di Mies Van Der Rohe e il Poble espanol poco lontano, due luoghi emblematici di cui ho parlato diffusamente in questo post: Il padiglione più bello (e famoso) mai progettato per un’Expo.


#5 Vienna – l’imperatrice dell’Art Nouveau

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Come forse ormai avrete immaginato, non mi stanco mai di parlare della bellissima e complessa città di Vienna, austera in certe inquadrature e infinitamente dolce in altre.

È la città europea dove meglio si respira indisturbato il clima di fine Ottocento, fatto di salotti letterari, artisti arditi e coraggiosi, palazzi imperiali e architetture avanguardiste che si scrutano sottecchi.

Non so se ricordate ancora, ma di tutti questi argomenti ho già parlato, così vi allego il link a un post che può completare il discorso: Sulle tracce della “Vienna fin du siècle”: quattro mete da non perdere!.

Per una visita
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Vista del quartiere dei musei dal Leopold Museum.

Il museo del mio cuore a Vienna è un luogo tranquillo anche nei periodi più trafficati, situato in un quartiere pedonale dedicato tutto ai musei e alle gallerie, come si vede dall’immagine in alto. Sto parlando del Leopold Museum, un gioiello che contiene molti capolavori di Egon Schiele e che è a dir poco fantastico.

Visitarlo significa conoscere davvero questo grande e controverso artista, andando oltre i preconcetti e imparando ad apprezzare il suo tratto purissimo e le emozioni che esprime. (Su Schiele, ecco il link al primo di tre post per approfondire: Tre giorni di Schiele. Ovvero tre articoli per innamorarsi).

Per una passeggiata e un po’ di svago
Otto Wagner - Majolica Haus
Otto Wagner, Majolica Haus.

Secondo me, le più belle passeggiate per Vienna non sono quelle all’interno delle viuzze del centro storico, ma piuttosto quelle che si compiono a partire dal Ring. Qui si può trovare il trionfo dell’eclettismo e della grandiosità sia borghese sia imperiale, ma non solo.

Ad un certo punto si incontrano infatti la prima delle fermate della metro disegnate da Otto Wagner e il Palazzo della Secessione Viennese progettato da Olbrich, due piccole meraviglie del più puro e originale stile liberty. Di qui, girando per Linke Wienzeile, ci si ritrova in una Vienna più vivace e originale, caratterizzata da un mercato e dall’onnipresente modernismo (è qui che si può ammirare la casa fotografata qui in alto, nuovamente opera di Otto Wagner).

Non credo che vi stupirò se vi dico che è il mio posto preferito!

Se Vienna vi appassiona, ecco altri due post che potranno fare al caso vostro: Metropolitane verdi e guerre contro le decorazioni: anche questa è la Vienna fin du siècleQuando il troppo stroppia: dall’eclettismo più sfrenato alla rivoluzione in stile floreale.


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi le prossime puntate 😉

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

Europe Top 10: Lubiana e Budapest, ai confini della Mitteleuropa

Quali mete inserireste nella classifica delle 10 città più affascinanti d’Europa? Seguendo il tema degli scorsi articoli (La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa), ecco le posizioni 7 e 8 (per tornare a scoprire la 9 e la 10, basta cliccare qui!).


#8 Lubiana – una parentesi fiabesca

Panorama of Ljubljana, Slovenia, Europe.

Con la graziosissima città di Lubiana è stato amore a prima vista, ve lo posso assicurare. Non so dirvi se la mia impressione sia stata falsata dal clima perfetto o dalla piacevolezza dei locali affacciati sul fiume che ne attraversa il centro, però nella mia memoria la piccola capitale della Slovenia rimane un centro incantato, incantevole e tutto sommato ancora molto autentico.

Non si tratta forse di un posto dove girare per una settimana intera, ma sicuramente è la meta ideale per una fuga di qualche giorno. Fuori dal turismo di massa, la città è comunque ben attrezzata per i turisti e presenta un centro storico rinnovato da poco e completamente pedonale.

Oltre all’arredo urbano originale e moderno, la città mostra al visitatore un nucleo antico e tipicamente mitteleuropeo, impreziosito da perle barocche e da bellissime costruzioni in stile secessionista viennese (tra cui il fantastico ponte con i draghi!).

L’atmosfera è accogliente e pulita, anche se i retaggi del periodo sovietico sono dietro l’angolo (come dimenticare in questo caso il più brutto ostello in cui ho mai dormito!). Fuori dal centro storico ci sono dei quartieri molto interessanti e vivaci, con curiosi esempi di street art e locali decisamente meno per turisti.

Per una visita

Partendo dal presupposto che secondo me Lubiana è una città da vivere assolutamente all’aperto, vagabondando per le sue strade, una visita che potrei suggerire è quella del castello che domina il centro storico. Sicuramente da qui si gode di un bel panorama e in più nel periodo estivo si tengono eventi  come concerti o cinema all’aperto.

Per una passeggiata e un po’ di svago

Looking down the Sava River to the pink 17th century Franciscan church

Per una passeggiata consiglio assolutamente la zona del lungo fiume, alla scoperta di tutti gli interventi di rinnovamento urbano e dei locali dove semplicemente sedere per guardarsi intorno e gustare un’atmosfera tanto piacevole.


#7 Budapest – la città dai mille volti

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Come vi ho già raccontato, per me Budapest è la grande metropoli dalle svariate nature che si intersecano, l’insieme dei mondi che gravitano in uno stesso universo, fondendosi e convivendo un’armonia decadente e allo stesso tempo tutto sommato serena.

La zona della collina di Buda, con i suoi palazzi, rappresenta il fulcro e l’importanza della seconda città dell’Impero Austroungarico, mentre le decine di impianti termali non nascondono assolutamente il passato turco ottomano. Il quartiere ebraico è invece un gioiello in stile Secessionista Viennese, mentre allontanandosi un po’ dal centro è impossibile non rimanere impressionati dall’impronta sovietica dei quartieri meno antichi.

Se siete curiosi, ecco i link ai due articoli che ho dedicato a questo bellissimo luogo, così evito di ripetermi: Budapest: i mille volti di una città incantataQuattro motivi per scegliere Budapest come meta per il prossimo viaggio.

Per una visita

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Il primo edificio che credo meriti la visita stranamente in questo caso non è un tempio dell’arte o dell’architettura, ma piuttosto un concentrato di storia: il Museo del Terrore. A discapito del nome da parco divertimenti, entrare in questo luogo significa entrare in quello che è stato un punto nevralgico sia per la repressione nazista sia per quella sovietica. Un percorso di visita moderno e decisamente fruibile mostra a tutti quanto le due dittature, una di destra e una di sinistra, siano state in realtà due facce di una stessa crudele medaglia.

Una parentesi più frivola è invece quella che può regalare il Museo di Belle Arti, sito sulla Piazza degli Eroi, nel cuore della Budapest ottocentesca borghese in pratica. Più che alla collezione permanente, consiglio di prestare attenzione alle mostre che si tengono qui.

Ad esempio durante i miei tre viaggi in questa città ho avuto l’occasione di vedere ben due esposizioni meravigliose: una su Turner che ha sciolto il cuore mio e della mia inseparabile sorella e una una su Schiele, con dei disegni tanto belli da fare emozionare anche il mio innamorato (ancora di più nel momento in cui abbiamo anche scoperto la sua tetra somiglianza con il povero Egon).

Per una passeggiata e un po’ di svago

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Un altro ottimo motivo per amare Budapest sono sicuramente le sue acque termali, che sgorgano un po’ dappertutto e sono sfruttate a partire dall’età romana, passando per i Turchi e completando il quadro nel tardo Ottocento, quando sono tornate di moda e gli stabilimenti hanno raggiunto in molti casi la loro configurazione attuale.

Si tratta quindi di un’ottima occasione per rigenerarsi e allo stesso tempo esplorare qualche architettura che si può rivelare davvero interessante!


Allora…Vi piace l’avanzare di questa classifica? Anche voi avete dei ricordi legati a questi luoghi fiabeschi? Fatemi sapere e, soprattutto, non perdetevi le prossime puntate 😉

P.S. Come ho già detto, sappiate che in realtà per me è difficile stilare una classifica e che per ragioni diverse ho amato tutte le città di cui ho parlato e parlerò, quindi non date troppo peso alle posizioni che indico!

La magia dei viaggi di un weekend e le meraviglie della nostra Europa

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Nel momento in cui il clima si fa caldo e manca ancora un bel po’ di tempo alle vacanze ufficiali, non viene anche a voi la tentazione di fuggire altrove, approfittando del finesettimana, della fine degli esami oppure di qualche giorno di ferie accumulato?

Ecco, se devo essere sincera io sono il tipo di persona che questo genere di tentazioni le subisce tutto l’anno, nel mezzo dell’estate così come in pieno inverno.
Negli scorsi giorni forse vi sarete accorti della mia assenza, quindi è doveroso confessarvi che la ragione è stata proprio un viaggetto da weekend lungo, una fuga a Parigi con una compagnia a dir poco eccezionale: madre, nonna e sorella, la famiglia al femminile insomma.

Illustrated-map-of-Europe-2Ma non è di Parigi che voglio parlarvi oggi (anche se prima o poi dedicherò un articolo a qualcosa di quello che ho visto): preferisco affrontare questo mese che ancora mi manca alle ferie consolandomi come posso e sperando di rallegrare e incuriosire un po’ anche voi che mi leggete.

Ed ecco che quindi vi proporrò a puntate la mia personale classifica delle 10 città europee più affascinanti (tralasciando l’Italia per evitare il conflitto di interessi).

Ovviamente lo farò a modo mio. Non temete, cercherò di non essere la brutta copia di una guida stile Lonely Planet, ma piuttosto di raccontare quello che mi viene meglio, ovvero le caratteristiche che secondo me spingono questi luoghi oltre la linea d’ombra, il loro fascino unico e la loro particolare grande bellezza.

Il nostro vecchio continente, ultimamente non troppo in forma, riesce comunque a brillare grazie alle sue molteplici gemme, alle decine di capitali e di crocevia che nel corso dei secoli hanno disegnato e forgiato il suo aspetto attuale.


Grazie ai voli low cost e a ben 5 interrail (viaggi in treno convenzionati in tutta Europa per periodi di tempo da 15 a 21 giorni nel mio caso), posso dire che negli ultimi anni ho avuto la fortuna di vedere moltissime città e di essere stata incantata e risucchiata dalla loro anima. Vedere posti diversi e attraversare il continente su un treno permette di conoscere e di osservare la gente e le loro abitudini, approfittando di consigli inaspettati e scoprendo le meraviglie nascoste, visibili solo nel momento in cui ci si immerge nell’atmosfera tipica dei luoghi, magari con l’aiuto di qualche libro o di qualche artista che li rappresenta, racconta o riproduce.

Permettetemi dunque nei prossimi giorni di condividere con voi un po’ dell’amore che ho imparato a nutrire, e portate pazienza se ogni tanti mi perderò in nostalgici aneddoti.

…Sono riuscita ad incuriosirvi? Fatemi sapere! 😉

Parigi in autunno: la magia della ville lumière

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Avete presente il fascino di Parigi in autunno, quando la luce inizia a farsi limpida, le vetrine si illuminano presto la sera e diventa bellissimo passeggiare nei profumi e nel tepore delle vie più strette?

Ripensare a questo per me è sempre fonte di grande emozione. In effetti sono ormai passati esattamente tre anni da quando il mio innamorato ed io (una coppia al tempo nuova di zecca) ci siamo fatti rapire dall’atmosfera magica della capitale francese, per la prima volta insieme in una cosiddetta fuga romantica.

La bellezza dell’autunno nelle grandi città è costituita dalla gradevolezza delle passeggiate, dai colori più vivi e dal fresco che rende ancora più piacevole l’ingresso nel clima confortevole dei musei. Per queste ragioni sono convinta che anche Parigi dia il meglio di sé in questo periodo dell’anno, ma non solo: credo che in questo momento diventi anche più visibile quell’aura che l’ha resa la musa ispiratrice per un sacco di artisti, insieme all’atmosfera seducente dei locali della belle époque e della vita bohémien.

Riesco a ricordare il fascino dei giri per il museo d’Orsay e per il Louvre, oltre alle passeggiare per Montmartre e nel Marais, ma non è di questo che voglio parlare oggi. Oggi mi piacerebbe ricordare insieme a voi cinque luoghi che, secondo me, in questa stagione ma non soltanto meritano il viaggio.


1. I passages couverts

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Se la giornata è grigia e si comincia a essere stufi dell’eccessiva folla, smarrirsi per i passages couverts può rivelarsi la soluzione ideale.

Di cosa si tratta? Di numerosissime gallerie coperte che simboleggiano la Parigi che non esiste più, quella della borghesia prima dei grandi boulevards di Haussmann (per chi fosse incuriosito da questo tema, ecco un articolo da non perdere: La nostra amatissima Parigi e le sue trasformazioni scellerate). In questi passaggi in ghisa e vetro, decorati spesso in stile eclettico, è possibile smarrirsi nei caffè,  nelle librerie e nei negozi di antiquariato e di arte. Insomma, un paradiso per chi cerca le tracce di pittori e intellettuali d’altri tempi!

Per saperne di più ed eventualmente andare a cercare queste meraviglie nascoste, ecco un link da cui partire: I passages couverts di Parigi.


2. Lungo Senna, Champs Elysées, Grand e Petit Palais

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Sarò banale ma la parte più sfavillante di Parigi in autunno diventa ancora più affascinante, così come il tramonto sulla Senna oppure lungo gli Champs Elysées, ad esempio in Place de la Concorde.  Guardare le vetrine e le facciate dei ricchissimi palazzi dopotutto non è così male, se per di più si può tranquillamente camminare sino ad essere stufi del primo freddo della stagione.

La parte più bella è la possibilità di rifugiarsi dall’aria pungente oppure dalla pioggia: se i negozi intimoriscono oppure annoiano, poco lontano ci sono gioielli ben più brillanti, il Grand Palais e il Petit Palais, che accolgono i visitatori a braccia aperte.

Simboli della Parigi delle esposizioni universali, questi straordinari edifici ospitano sempre mostre interessanti e ben organizzate, anche se, soprattutto nelle festività, si dovrebbe mettere in conto un po’ di coda…Ancora ricordo le quasi tre ore di coda per vedere una mostra di Hopper! (che poi è riuscita ad aprirmi gli occhi su una nuova realtà)


3. Quartiere Latino e Saint-Germain-des-Pres

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Quando invece le giornate sono soleggiate, credo che ci siano poche cose più belle che passeggiare per il quartiere latino (e per la precisione in Saint-Germain-Des-Pres), ovvero nell’anima intellettuale della antica città di Parigi. Se si fa attenzione, girovagando per le strette vie si scorgono le tracce del passato medievale della metropoli, inserite perfettamente in un tessuto urbano vivace e accattivante.

Ancora oggi qui spopolano librerie ricercate e negozi sofisticati: effettivamente vi consiglio di non perdere tra gli altri il negozio della Taschen, un paradiso per gli amanti dei libri d’arte, architettura e fotografia!


4. La Défense

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Questo punto è sicuramente quello che maggiormente si discosta dall’immagine fiabesca e maledetta di Parigi, visto che il salto in avanti nel tempo è piuttosto notevole.

Eppure la Défense è una parte della città che non deve essere dimenticata e che soprattutto merita una visita, per la geometria dei suoi paesaggi e per la vista che offre della metropoli. Posso garantire che dall’esplanade, o ancora meglio dall’alto della Grande Arche, si può assistere alla bellezza panoramica del tramonto, delle luci autunnali e del clima burrascoso. (E lo dice una che per la prima volta ci è andata con la febbre alta ma è riuscita comunque ad apprezzare)


5. Il Musée Marmottan

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Per finire, non posso resistere: devo necessariamente citare almeno un museo! Credo che uno dei più belli da visitare sia il Marmottan, un’oasi tranquilla nel caos della metropoli, una piccola entità che però ospita assoluti capolavori di Monet e dell’impressionismo, come il celeberrimo Impression: Soleil levant (per i curiosi, ecco dove approfondire su questo quadro: “Impression, soleil levant”: l’alba di una nuova era).

Raggiungibile a piedi dalla stazione della metropolitana di La Muette, questo edificio si trova in un bellissimo quartiere vicino al Bois de Boulogne, in una zona tranquilla e immersa nel verde. Si deve attraversare un piccolo parco, dove con il sole un picnic può diventare un’opzione favolosa. (Come ben sappiamo mia sorella ed io, che in un’altra occasione abbiamo banchettato proprio lì all’inizio di un lunghissimo viaggio).


Allora, avete anche voi voglia di partire quanto me? Non posso negarlo: Parigi mi affascina e mi attira oltre ogni ragionevolezza. E se oggi ho parlato di luoghi che la caratterizzano, prossimamente vorrei dedicare un articolo ai quadri che meglio hanno saputo rappresentare il suo spirito, prima che venisse inquinato dall’eccessiva contemporaneità. Spero che vi piacerà!

Budapest: i mille volti di una città incantata

La sinagoga, il Bastione dei pescatori, il riunì pub Szimpla, la città vista dal Danubio.
La sinagoga, il Bastione dei pescatori, il riunì pub Szimpla, la città vista dal Danubio.
A voi cosa viene in mente se pensate a Budapest?

Alla sinagoga più grande d’Europa, allo Sziget, al Danubio onnipresente oppure ai parchi verdissimi? Alla prima metropolitana dell’Europa continentale, alle innumerevoli terme o ai palazzi in stile Secessione Viennese?

Io sono tornata a casa stanotte e ho ancora gli occhi pieni di immagini diversissime tra loro. Non c’è niente da fare: per me questa è e rimane la città dei mille volti, l’insieme dei mondi che gravitano in uno stesso universo, fondendosi e convivendo un’armonia decadente e allo stesso tempo tutto sommato serena.

So che detta così sembra la descrizione del paese dei balocchi, ma non vorrei far cadere nessuno in questo errore, perché per prima cosa ciò che accomuna tutti i punti della capitale è la sofferenza che è stata protagonista per troppi anni. In quasi tutti gli angoli trapela quella sensazione di tristezza endemica che si vuole sconfiggere, un’atmosfera unica che, da quella che è la mia esperienza, accomuna molte delle città dell’Europa centro-orientale. 

Dopotutto, sono Paesi più che giustificati, visto che al termine della Seconda Guerra Mondiale si sono trovati a cadere dalla padella nella brace, che in questo caso assume le sembianze dell’Unione Sovietica, la quale in pratica non ha fatto altro che aggravare le condizioni di povertà, seminare un nuovo terrore e frenare qualunque intenzione di ripresa. Basti pensare che esistono persone in queste nazioni che, dopo essere state deportate nei campi di concentramento, pochi anni dopo hanno rivissuto la stessa esperienza nei gulag in Siberia.

Eppure, da quello che ho visto, tutto questo dolore non ha piegato né atrofizzato gli abitanti di Budapest (così come di molte altre città da quelle parti), ma al contrario credo proprio che abbia dato loro una nuova e grande energia, alimentata dalla volontà di venirne fuori, di riemergere dal passato che ancora oggi condiziona tanto il territorio.

Così, palazzi non ancora restaurati dal 1945 (o dal 1956, scegliete voi la dittatura che preferite), se ne stanno malinconici su strade pulitissime e meravigliose, come per dire che è solo una questione di tempo, che questa città si riprenderà pezzo per pezzo tutto ciò che le è stato strappato, con tanto di interessi. E gli interessi siamo noi che ci innamoriamo del suo fascino decadente ma non decaduto (si direbbe il contrario dell’Italia, non credete?) e della sua tristezza allegra, che ci torneremo e che la consiglieremo ai nostri amici perché sappiamo che saranno coccolati così come lo siamo stati noi.

Io stessa ci sono stata tre volte in sei anni, innamorata delle sue sfaccettature. Adoro l’architettura liberty, le vie vivaci e monumentali, il quartiere ebraico, i pub negli edifici in rovina dai tempi della guerra, il Parlamento, i negozi di vecchi libri, il gulasch e l’acqua termale. Amo le mostre che ho visto nel Museo di Belle Arti, il clima mitteleuropeo che si respira e la valorizzazione che sta prendendo pieno negli ultimi anni.


Vi racconterò di più, lo prometto. Vi dirò quello che per me è imperdibile e su cosa mi soffermerei se fossi in voi, ma per questa sera mi accontento di un’introduzione, sperando di alimentare un po’ di curiosità. (In più sono nella vasca bagno e l’acqua sta diventando fredda, quindi mi tocca salutarvi!)