Il mistero de ‘Il Cavaliere, la morte e il diavolo’ di Dürer secondo Borges e le sottoscritte

Albrecht Dürer, Il cavaliere, la morte e il diavolo

Leggendo un bellissimo libro di Borges, che si chiama Elogio dell’ombra, abbiamo per caso scoperto l’esistenza di una straordinaria incisione di Albrecht Dürer, intitolata Il cavaliere, la morte e il diavolo.

Borges ha dedicato a quest’opera due poesie che ci sono sembrate bellissime e che vi riportiamo di seguito, dopo una riproduzione di questa famigerata stampa.

Duerer_-_Ritter,_Tod_und_Teufel_(Der_Reuther)
Albrecht Dürer, Il cavaliere, la morte e il diavolo

Jorge Luis Borges, Due versioni di Ritter, Tod und Teufel

 

I.
Sotto l’elmo chimerico il severo
profilo è atroce al pari della spada
che attende. Per la foresta spogliata
cavalca imperturbato il cavaliere.
Turpe e furtiva, l’oscena masnada
l’ha circondato: il Demonio dagli occhi
servili, i labirintici serpenti
ed il vecchio che mostra la clessidra.
Cavaliere di ferro, chi ti guarda
sa che in te non alberga la menzogna
né il pallido timore. La tua sorte
dura è oltraggiare e comandare. Sei
coraggioso, tedesco, e non sarai
indegno del Demonio e della Morte.

 

II.
I sentieri son due. Quello dell’uomo
di ferro e di superbia, che cavalca
con salda fede per la dubbia selva
del mondo, tra gli sberleffi e la danza
immota del Demonio e della Morte,
e l’altro, breve, il mio. Quando, in che notte
smorta o in che antico mattino scoprirono
gli occhi miei la fantastica epopea,
il sogno durevole di Dürer,
l’eroe e la masnada delle ombre
che insidiose mi cercano, mi trovano?
Me, non il cavaliere, esorta il bianco
vegliardo coronato di sinuosi
serpenti. La clessidra successiva
misura il tempo mio, non il suo eterno.
Io sarò cenere e notte; partito
più tardi raggiungerò tuttavia 
il termine mortale; mentre tu
che non sei, cavaliere dalla spada
diritta, andrai per la selva stecchita
finché il genere umano durerà,
imperturbato, immaginario, eterno.

Per quanto riguarda l’opera, ci troviamo di fronte ad un’incisione realizzata al bulino, tecnica artistica innovativa per il periodo e in cui Dürer eccelle. In particolare, questa è una delle tre stampe che sono considerate i capolavori dell’artista tedesco.

Osservandone i dettagli, è facile capire il fascino che essa può aver esercitato su Borges, così come anche su di noi, che abbiamo passato un pomeriggio a ritagliarne gli ingrandimenti che vi proponiamo qui sotto.

Ma al di là delle suggestioni poetiche e non, quale può essere il significato di una composizione così criptica e fantasiosa?

Per prima cosa dobbiamo tener conto che siamo nella Germania del 1513, in un momento magico di passaggio tra un Medioevo molto gotico ed un Rinascimento ancora quasi esotico. La presenza e le fattezze del demonio e della morte, insieme alla raffigurazione dello sfondo, sono figlie di una tradizione che unisce al simbolismo religioso un amore per le creature mostruose e fantastiche. D’altra parte, però, il cavaliere e il suo destriero sono decisamente più moderni, con un’anatomia ben precisa ed una composizione che chiaramente deriva dal Rinascimento italiano, che riporta in voga le statue equestri della tradizione classica.

Visto che Dürer era un grande intellettuale e non un semplice artigiano, un viaggiatore ed un grande innovatore, possiamo trovare nell’accostamento di questi elementi sottilmente discordanti una chiave di lettura che si discosta un po’ dall’interpretazione che tradizionalmente se ne dà, che peraltro non è unanime.

Una delle idee più condivise è che il cavaliere sia il simbolo della virtù morale, che trionfa sul male e procede spedito verso la sua missione. C’è chi mette l’accento sull’aspetto religioso e trova nell’opera reminiscenze bibliche: Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male (Salmi, 23:4).

Borges vede nel cavaliere il simbolo eterno di una volontà imperturbabile, che avanza imperterrito in mezzo all’orribile (si fa per dire, noi troviamo che il demonio sia carinissimo 😬) masnada. Proprio perché è un simbolo, i mostri non possono distogliere la sua attenzione dall’obiettivo, perciò non è a lui che parlano: è al poeta stesso che è rivolto il memento del vecchio, che ricorda a tutti noi che il tempo che abbiamo da spendere sulla Terra non è infinito.

Dopo un pomeriggio ermeneutico, invece, noi non troviamo fuori luogo cercare in quest’opera un significato leggermente diverso, ovviamente senza la presunzione di saperne di più di critici ed esperti. Guardando il cavaliere, ci sembra che la sua espressione sia fiera e risoluta, tutt’altro che spaventata o influenzata dalla presenza dei mostri che lo circondano. Sembra procedere senza nemmeno vederli, o forse senza voler considerare né loro né i vari richiami macabri del paesaggio.

A noi piace pensare che il cavaliere rappresenti l’uomo del Rinascimento, che grazie alla sua mente e alla sua volontà riesce a superare le superstizioni di un’epoca in cui i diavoli camminavano sulla terra a fianco degli uomini: sembra che la medievalità degli elementi simbolici e soprannaturali sia sullo sfondo e che lui, quasi staccato, cammini lasciandoli indietro, accompagnato da due animali a servizio dell’uomo.

Albrecht Durer, Il cavaliere, la morte e il diavolo-dett9

E voi, cosa ne pensate? Qual è l’interpretazione che preferite? Siamo curiose di sentire la vostra opinione!

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