Divisionismo italiano: un movimento artistico tra realtà e sogno

Se la bellezza dei Macchiaioli risiede nella loro capacità di rappresentare in maniera realistica il mondo intorno a loro e nella concretezza delle pennellate, il fascino del Divisionismo italiano è da ricercare invece nell’aura di magia che permea molte delle opere che appartengono a questa corrente.

Ad esempio, immagino che a molti siano venuti in mente i dipinti di Giovanni Segantini, con la loro atmosfera mistica e spesso misteriosa e sovrannaturale, come le Cattive madri o l’Angelo della vita (che troverete di seguito). Non bisogna però dimenticare che il Divisionismo ha avuto un’altra anima che si discosta dal Simbolismo e che è focalizzata intorno all’attenzione per il sociale (anche voi pensate subito al Quarto Stato di Pellizza da Volpedo?) e alla vita quotidiana, non allontanandosi poi molto dai colleghi toscani che qualche anno prima avevano aderito alla macchia.

Dopotutto il contesto storico non è cambiato poi molto, al punto che possiamo dire che forse ci troviamo davanti ad uno dei pochi casi in cui l’arte è cambiata più in fretta della storia, portando ad innovazioni tecniche e a nuovi modi per affrontare temi simili.

Come avrete capito, il nostro viaggio alla ricerca degli sviluppi dell’arte dell’Ottocento italiano è arrivato all’ultima tappa (non sapete a cosa mi riferisco? Ecco il link per scoprirlo: Arte italiana: alla scoperta dei grandi pittori dell’Ottocento), e oggi ci dedichiamo a scoprire qualcosa di interessante su quel fenomeno che io amo molto e che prende il nome di Divisionismo.

Breve storia del Divisionismo italiano

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Giovanni Segantini, Le due madri, 1899-1900

Il Divisionismo è la risposta italiana a teorie francesi e inglesi sulla scomposizione e sull’uso del colore, un movimento artistico che nasce ufficialmente nel 1891, in occasione della I Esposizione Triennale di Belle Arti di Milano, presso la Pinacoteca di Brera.

In questa occasione vengono esposte per la prima volta al pubblico molte opere divisioniste, come Le due madri di Giovanni Segantini (di cui trovate sopra una seconda versione) e Maternità di Gaetano Previati (che vedrete di seguito).

Stiamo parlando di una corrente pittorica che caratterizza soprattutto la tecnica di stesura del colore sulla tela, che influenza molti pittori del Nord Italia e che getta le basi anche per alcuni movimenti successivi, come il Futurismo, che ne sanciranno il superamento.

Caratteristiche e tematiche divisioniste

Angelo Morbelli, Per ottanta centesimi, prima del 1895
Angelo Morbelli, Per ottanta centesimi, prima del 1895

L’elemento che accomuna tutte le opere divisioniste è principalmente il modo particolare di stendere il colore sulla tela. Questo movimento infatti parte dal Puntinismo francese, una corrente che elabora le rivoluzioni dell’impressionismo e punta ad ottenere la massima luminosità possibile dipingendo su tela piccole pennellate di colori complementari.

Il Divisionismo rende proprio questo concetto che però in Italia viene tradotto su tela in maniera meno rigorosa e scientifica rispetto ai colleghi francesi: nei quadri di Segantini e degli altri esponenti non troviamo dei puntini accostati, ma piuttosto dei filamenti di colore pastoso e spesso materico che riescono a conferire alle opere un’atmosfera particolare e un forte dinamismo.

Per capire meglio quello che intendo, vi propongo di seguito due dipinti che ho visto dal vivo, fotografandoli nel dettaglio.

Ave Maria Morbelli divisionismo italiano
Angelo Morbelli, Ave Maria, 1914

Il primo è l’Ave Maria di Angelo Morbelli, un’opera di grandi dimensioni che io trovo stupenda ed evocativa. Di seguito trovate i particolari, che sono molto più chiari rispetto a qualunque mio tentativo di spiegazione.

Il secondo esempio è invece un paesaggio inanimato di Emilio Longoni, che secondo me è ben più interessante se visto da vicino (e da vicinissimo, come trovate nel secondo particolare).

Emilio Longoni, Primavera alpina, 1909
Emilio Longoni, Primavera alpina, 1909

Dopo aver parlato della tecnica, possiamo passare ad un altro elemento caratteristico del Divisionismo, ovvero quello delle tematiche affrontate.

Come accennato brevemente nell’introduzione, queste sono principalmente due: paesaggi e visioni da fiaba di ispirazione simbolista e scene realistiche che dimostrano l’impegno sociale e politico dei suoi esponenti.

Lo scenario è spesso quello del Nord Italia, tra le risaie e le Alpi, con la comparsa occasionale di elementi sovrannaturali o di riferimenti religiosi. In generale, quello che mi piace del Divisionismo è la delicatezza con cui viene rappresentata la realtà, senza che diventi mai troppo cruda, anche se i temi possono spaziare dalle mondine fino ad un annegato che ritorna in paese su una barella accompagnato da altri pescatori naufragati (come vedrete nella galleria di opere in fondo).

Esponenti del Divisionismo italiano

Dopo aver parlato in generale di Divisionismo, credo che sia il momento di introdurre (in ordine cronologico) le figure che ne hanno fatto parte e che ci hanno incantato con le loro opere.

Perdonatemi sin d’ora se sarò breve, ma questo post è già abbastanza corposo e vi prometto che arriveranno anche degli approfondimenti almeno sugli artisti più significativi.

Vittore Grubicy de Dragon (1851-1920)

Vittorio Grubicy de Dragon quadro divisionista
Vittore Grubicy de Dragon, El crapp di rogoritt (pecore sullo scoglio), 1895-1909

Di famiglia aristocratica, Vittore Grubicy de Dragon inizia dal 1870 a lavorare come mediatore d’arte in Inghilterra insieme al fratello Alberto, promuovendo gli artisti contemporanei e riuscendo a raggiungere gli ambienti culturali più importanti in Italia e in molti Paesi europei. Sono infatti loro due a diffondere anche le opere di Morbelli, Segantini e Fornara (tanto per fare alcuni esempi divisionisti).

Nel 1889 Vittore Grubicy de Dragon abbandona la sua professione per dedicarsi alla pittura, interessandosi delle teorie divisioniste. La sua prima esposizione avviene nel 1894 e i suoi soggetti preferiti sono i paesaggi, che presentano caratteristiche di grande luminosità e atmosfera.

A partire dal 1900 abbandona la pittura a causa di una malattia al sistema nervoso, continuando ad esercitare come critico d’arte.

Gaetano Previati (1852-1920)

Gaetano Previati, Maternità, 1890-91
Gaetano Previati, Maternità, 1890-91

Gaetano Previati studia all’Accademia di Belle Arti a Brera, inizia la sua carriera negli ambienti della Scapigliatura e aderisce al Divisionismo nel 1891, quando espone l’opera Maternità (che vedete qui sopra e che si configura come uno dei suoi quadri più importanti) alla I Triennale di Brera. Siamo di fronte ad uno dei teorici di questo movimento e ad un intellettuale che risente delle influenze simboliste.

La pittura lo accompagna per tutta la vita, tra esposizioni nazionali e internazionali; Alberto Grubicy de Dragon (fratello di Vittorio) nel 1911 fonda la Società per l’Arte di Gaetano Previati, comprando molte sue opere e facendole girare in varie gallerie.

Angelo Morbelli (1853-1919)

Angelo Morbelli Risaiuole quadro divisionismo
Angelo Morbelli, Risaiuole, 1897

Anche se non è tra gli artisti più celebri d’Italia, Angelo Morbelli è uno dei miei divisionisti preferiti. Di origine piemontese, studia all’Accademia di Brera e inizia ad esporre tra Milano e Torino, concentrandosi inizialmente su temi storici e paesaggistici.

Con il tempo si avvicina a temi sempre più realistici, mentre sulla tela inizia a scomporre i colori, aderendo al Divisionismo nel 1890. I suoi temi favoriti sono i paesaggi che conosce bene (le risaie e la montagna), impreziositi dalla presenza di persone.

Giovanni Segantini (1858-1899)

Divisionismo Segantini le cattive madri
Giovanni Segantini, Le cattive madri, 1894

Senza dubbio, Giovanni Segantini è uno dei più brillanti ed ispirati pittori divisionisti. Le sue opere mi piacciono moltissimo e credo che si meriti un po’ più di spazio, quindi per ora mi fermo qui e vi chiedo di aspettare un po’ per un articolo dedicato a lui.

Emilio Longoni (1859-1932)

Emilio Longoni quadro divisionismo pecora malata
Emilio Longoni, La pecora malata, 1902

Emilio Longoni studia all’Accademia di Brera, dove conosce Giovanni Segantini che lo presenta ai fratelli Grubicy de Dragon, interessati alla promozione dei giovani talenti.

Nel 1891 espone alla I Triennale di Brera, avvicinandosi al Divisionismo e diventando più noto al pubblico e agli addetti ai lavori. Il suo interesse è tutto rivolto alla natura, così spesso si rifugia a dipingere in montagna per lunghi periodi.

A partire dal 1900 partecipa  a molte esposizioni a livello nazionale e internazionale.

Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907)

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Quarto Stato, 1901
Giuseppe Pellizza da Volpedo, Quarto Stato, 1901

Credo che Giuseppe Pellizza da Volpedo rappresenti perfettamente l’anima del Divisionismo che abbraccia i temi sociali, come tutti avrete immaginato contemplando il celeberrimo Quarto Stato.

Così come per Giovanni Segantini, anche per lui arriverà un articolo a tema, perché ci sono molte cose da raccontare su questo artista.

Carlo Fornara (1871-1968)

quadro divisionismo Fornara
Carlo Fornara, L’aquilone, 1902-04

Figlio di contadini, Carlo Fornara frequenta fin da bambino corsi di pittura e disegno, arrivando nel 1891 ad esporre un’opera alla I Triennale di Brera, occasione importantissima perché gli permette di conoscere l’ambiente divisionista.

Entrato in contatto con i fratelli Grubicy de Dragon, diventa nel 1900 assistente di Giovanni Segantini per l’Esposizione di Parigi, mentre le sue opere iniziano a girare in mostre nazionali e internazionali.

Negli anni, si allontana gradualmente dal Divisionismo, arrivando a maturare uno stile personale e svincolato da correnti artistiche.

Matteo Olivero (1879-1932)

quadro divisionismo Olivero
Matteo Olivero, Solitudine (o Dopo la neve il sole), 1908

Piemontese di origine, Matteo Olivero cresce a Cuneo e studia presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove eccelle sia nel disegno sia nella scultura. Nel 1900 visita l’Esposizione di Parigi e scopre il Divisionismo di Giovanni Segantini, a cui si avvicina.

La sua produzione artistica si concentra intorno ai paesaggi alpini dell’infanzia. Soffre di depressione e nel 1932 si suicida.

Giacomo Balla (1871-1958) e Umberto Boccioni (1882-1916)

Cosa ci fanno due grandi esponenti del Futurismo in questo elenco di artisti divisionisti?

Forse non tutti sanno che gli inizi di questi due grandi pionieri sono da ricercare in questo movimento, così ho voluto fare un piccolo tuffo nel Novecento per presentarvi questi loro quadri giovanili. Non li trovate bellissimi?


In conclusione, mi auguro che anche questa ultima tappa della storia dell’arte italiana dell’Ottocento vi sia piaciuta e, se così fosse, vi invito a tornare prossimamente da queste parti perché in realtà non ho ancora finito di parlarne: troverete ancora qualche approfondimento su alcuni artisti appartenenti al Divisionismo e ai Macchiaioli! 😉

Nel frattempo, vi lascio qualche quadro  degli artisti sopracitati, tanto per rifarci gli occhi e scoprire ancora qualcosa di nuovo.

 

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