L’incredibile fascino delle città

Gustave Caillebotte, Strada parigina.

Ovvero quello che ci spinge a comprimere le nostre cose in trolley o zaini, ad affrontare mille mezzi di trasporto, ad innervosirci per ore nelle sale d’aspetto e a pensare che nonostante tutto sia fantastico!

Se dovessimo basarci soltanto sull’arida realtà, credo che ci sarebbe parecchio da odiare nelle metropoli, oggi come in gran parte dei tempi passati. Sono infatti luoghi frenetici, rumorosi e congestionati da traffico, stretti tra il cielo grigio e l’asfalto, inquinati e in molti casi sovraffollati. Allora perché ci affanniamo a visitarle non appena riusciamo ad accumulare qualche giorno libero da impegni? Qual è la magia che mette in moto anche i più pigri, che ci spinge a fare i bagagli, a partire alle ore più incredibili per respirare l’aria di una maestosa capitale o di una città dall’illustre passato?

Cosa ci lega ad esempio a Parigi, signorina geniale e un po’ indecente, a Roma, ragazza millenaria, oppure a Londra, superba vittoriana? Cosa ci fa innamorare di Barcellona, solare e impreziosita dal trucco, oppure di Berlino o Varsavia, risorte ancora una volta dalle loro ceneri? Io penso che le ragioni possano essere almeno quattro.

La vivacità e il movimento innanzitutto, due caratteristiche innegabili che, soprattutto per chi vive in un contesto più provinciale (come me), sono inestimabili. È davvero divertente vedere gente in giro a tutte le ore del giorno e della notte, persone vestite nei modi più incredibili, sentire innumerevoli profumi che differenziano un quartiere, oppure anche soltanto un isolato, da quello di fianco.

L’atmosfera diversa che ogni città ci regala, un’impressione che forse non sempre ci sappiamo spiegare, ma che differenzia anche nuclei urbani che oggettivamente non sono poi così slegati.  Forse siamo noi a voler caratterizzare ogni luogo che vediamo, o forse la nostra idea, creata sui libri e sulle guide turistiche, si rafforza e si mischia con le sensazioni che proviamo una volta sul posto, e con il periodo che stiamo vivendo anche al di fuori dei confini geografici.

Il peso della cultura e della storia che riesce a venire fuori anche in modo sottile, se non lo si va a cercare. Emerge nella tessitura muraria, nei monumenti e nelle statue, nelle lapidi, nelle vie e nei musei e nei palazzi. Si evince dal paesaggio, dalle insegne dei negozi, dai profumi delle botteghe. Trovo che questa caratteristica assuma un valore ancora più profondo e caratteristico nelle città della nostra Italia, infatti sfido chiunque a rimanere indifferente ai secoli di storia che sono in bella vista sui muri e per la strade di Venezia, Firenze, Napoli o Roma, solo per fare un paio di esempi.

La geometria, tra tutte la caratteristica che mi avvince di più. Mi affascina l’impronta che le città lasciano e hanno lasciato sulla terra, l’emergere dei solidi come cristalli dal grigio dell’asfalto. Se pensiamo alle immagini satellitari, ci viene in mente un repertorio pazzesco di sagome inconfondibili: gli anelli concentrici di Vienna, gli ottagoni di Barcellona, la scacchiera perfetta di Torino.

Lo scenario dall’alto è sempre meraviglioso e, a saperlo interpretare, fornisce informazioni più interessanti di una guida: l’intento dei fondatori, la natura degli uomini che ne hanno guidato lo sviluppo, le ferite che reca sul suo tessuto. Pensiamo a Berlino, ad esempio, alle tracce visibili del muro e ancora prima ai vuoti lasciati dalla guerra. è il prototipo di città ferita, che ha dovuto ricucire vuoti urbani di grandi dimensioni e valore simbolico, e che per anche per questo dagli anni Novanta ha dovuto e potuto reinventarsi. E come non notare invece le differenze tra Parigi e Londra? L’espressione del potere assoluto di Napoleone III si mostra nel carattere dei tagli viari nel tessuto cittadino consolidato, mentre nell’illuminata capitale coloniale l’importanza dell’iniziativa e della proprietà privata conduce ad una crescita disomogenea e disordinata, ben lontana dai progettati progetti di ampliamento e recupero che caratterizzeranno molte altre città.

Insomma, posso concludere dicendo che il massimo del fascino delle città secondo me può essere vissuto soltanto se ci si riesce ad arrampicare nel punto più alto, inerpicandosi per scale a chiocciola o sentierini, per poi gustare finalmente la bellezza e le equilibrio della geometria di una città.

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