TO HAPPINESS. Sempre sulle Azzorre, ecco perché inseguire questo paradiso perduto

Arianna Senore, HortaUno strapiombo di 80 metri sul mare è sicuramente un’indicazione originale per la ricerca della felicità. Ma io non cercavo il suicidio quel giorno sull’isola di Faial, tutt’altro, questa foto con il mio zaino e la scritta sulla roccia è diventata una sorta di invito ad andare sempre più lontano, a non fermarmi al primo sentore di stanchezza. Questo perché per me viaggiare non è mai stato il sinonimo di riposo oppure svago, ma al contrario rappresenta un’occasione per dare nuovo nutrimento all’anima e ai pensieri che a stare troppo ferma si ingarbugliano e rimangono cristallizzati, incapaci di svilupparsi completamente.

Così oggi, dopo lo scorso articolo pubblicato, torno a divagare sul tema delle isole Azzorre, perché pur essendo mete forse inusuali si sono rivelate un’esperienza fantastica. Vorrei essere in grado di suggerire la mia top five delle cose da vedere, ma sono convinta che un paio di settimane di camminate e viaggi in mare non siano sufficienti per giudicare un arcipelago così esteso e sperduto. Sicuramente è d’obbligo citare le grotte all’interno di vulcani spenti, la città di Horta che è un ritrovo di pirati, marinai e velisti dal Cinquecento, oppure le numerose caldeire, ovvero crateri di antichi vulcani, ma mi fermo qua per non cadere nel banale.

Quello che mi sembra più interessante, oltre agli elenchi puntuali che dicono tutto e niente, è cercare di spiegare la sensazione che si prova a camminare per le viscere della terra, ad esplorare paesaggi verdissimi, a fare il bagno in piscine naturali di roccia vulcanica e a ripercorrere le orme di infiniti naviganti e viaggiatori. Si tratta di luoghi isolati ed autentici, risparmiati dal turismo di massa e ricchi di testimonianze, che hanno per noi il valore di quella che è sempre stata una tappa obbligata per chiunque desiderasse di fuggire senza lasciare tracce. Ci si sente con un piede in Europa e un altro in quel continente liquido che è l’oceano Atlantico, costituito da rotte nautiche ed Alisei, che non segue completamente il ritmo della vita sulla terraferma. Allo stesso tempo tuttavia sono terre fertili ed abbondantemente coltivate, dove si contano fino a cinque raccolti all’anno, a causa del particolarissimo clima di cui godono.

Forse un giorno approfondirò meglio questo discorso e mi dilungherò a raccontare la mia esperienza, ma per adesso cedo il posto alla vostra fantasia, sperando che mi capirete.

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